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Londra e il Food Blogger Connect: cosa ho imparato e cosa mi ha emozionato. E un’anticipazione sul libro

Londra mi fa uno strano effetto. Da una parte mi fa sentire a casa, una tra tanti, mi dà un pizzico di libertà in più che mi fa essere completamente me stessa. Mi fa comprare un cappottino giallo senape che forse qui avrei preso sul grigio, per non spiccare troppo.

Dall’altro invece mi fa comportare come una turista: foto agli edifici, ai cartelli della metropolitana, alla frutta e verdura al Borough Market, alla gente che attraversa la strada persa nei suoi pensieri. Vedo, scatto. Non penso all’esposizione, alla luce o all’inquadratura, potrei usare anche la macchinetta in plastica che si trovava su Topolino quando era piccina, scatto immagini e ricordi, mi porto Londra con me.

La Toscana è il mio luogo dell’anima, Londra e l’Inghilterra sono la mia fonte di ispirazione: due mondi diversi, eppure essenziali al mio equilibrio. Londra è anche la capitale europea dei foodblogger, che si ritrovano una volta l’anno per il Food Blogger Connect. Capite bene che poter partecipare al Food Blogger Connect con amici di tutto il mondo aumenta la mia stima per Londra… da lì tutto è iniziato tre anni fa, lì ho avuto la sensazione che avrei potuto farcela, e ogni anno è stata una riconferma di come la passione possa spingerti dove non avresti mai sognato.

  

Gli amici sono innegabilmente il dono più incredibile che l’essere food blogger prima e il partecipare alla conferenza poi possano darti. Ci vediamo a rotazione in qualche paese europeo, ci vediamo non quanto vorremmo ma è come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Non è una una frase fatta: talvolta ci incontriamo di stagione in stagione e ci stupiamo perché non perdiamo il filo del discorso, aiutati da un continuo scambio su Twitter, e-mail, Facebook, blog, Skype e iMessage.

Benedette siano le nuove tecnologie e i legami forti e sinceri che ti aiutano a creare. Anche se son convinta che saremmo stati amici anche nell’Ottocento, con lunghi scambi epistolari, un foglio di pergamena e una penna intinta dell’inchiostro di china. Eravamo destinati ad essere amici.

E poi c’è il Food Blogger Connect. Se dovessi fare un resoconto dettagliato dei tre giorni di street food, interventi brillanti, workshop che ti cambiano la vita, incontri e risate, emozione che si tocca e divertimento potrei dedicare i post da qui a Natale al Food Blogger Connect. Rileggendo gli appunti, però, ho notato che c’era una linea continua, una traccia che ha attraversato tutti gli interventi e che soprattutto ha caratterizzato i due workshop che da soli avrebbero valso il viaggio a Londra.

Il primo è stato il workshop di food writing di Dianne Jacob. Di lei e della stima che nutro nei suoi confronti vi avevo già parlato qui. Se vi ricordate mi ero ripromessa che avrei almeno avuto il coraggio di parlarle: bene, l’ho fatto, e questo non perché sono una cuor di leone, ma perché lei è come appare nel suo blog: professionale e disponibile, estremamente disponibile. E divertente, brillante. È stato molto interessante partecipare al suo workshop, anche e soprattutto perché quando ti alzi e leggi il tuo pezzo in mezzo alle altre – che vi assicuro detto così fa alcolisti anonimi ma lì per lì senti il carico della pressione e dell’emozione – impari tanto, da te stessa e dalla generosità degli altri. Ho solo il rammarico che in Italia non ci sia una vera e propria cultura del food writing, ma cambieremo le cose, goccia a goccia.

Il secondo è stato il workshop di food photography di Ellen Silverman, una fotografa professionista che collabora con la Cucina Italiana americana, con Sweet Paul Magazine e che ha fotografato numerosi libri di cucina, tra i quali Dolci di Francine Segan e My father’s daughter di Gwyneth Paltrow. Proprio Dolci mi fece incontrare Ellen due anni fa. Se avete seguito il mio tour fotografico su Instagram questa estate forse l’avete individuata in qualche foto… attenta, professionale, precisa, eppure con un cuore enorme, con la capacità di insegnare senza parlare, dando l’esempio con ironia e tranquillità. Ci siamo conosciute per caso qualche anno fa e quasi per caso ha accettato di partecipare al progetto del libro. Sue saranno tutte le foto dei paesaggi, dei tour e dei produttori. Abbiamo girato una settimana dalla Garfagnana alla Valdorcia, tra vino, olio, tartufi e formaggi. Lei catturava tutto con la sua macchina, io con carta e penna, su uno dei miei famosi quadernini neri (se ve lo domandate sì, sono riuscita a perdere anche quello e a riaverlo per fortuna dopo qualche giorno…). Potete immaginarvi perché sono così ansiosa di vedere il libro.

Seguendo i workshop di Dianne ed Ellen ho avuto la sensazione che tutto tornasse al suo posto, mi è sembrato di capire dov’è che si stava andando e cos’è che stessi ricercando da tempo, senza capire cosa mi mancasse: la leggerezza e la semplicità.

Che cosa ho imparato

Keep it simple. Una tendenza che ultimamente avevo applicato alle ricette, spogliandole di ingredienti che non servono. Ne parlavamo con Emiko in una delle nostre chat, aspirando all’essenzialità. Lo stesso discorso vale per scrittura e fotografia. Non servono quattro cucchiaini nella foto, una stoffa fiorita, un piatto a righe e sei bicchieri. Basta un muffin ben impiattato, con uno sfondo interessante e una luce che ne esalti le forme e le gocce di cioccolato che spuntano dall’impasto. Non servono dieci aggettivi di fila per descrivere il sapore di un piatto, scegli l’aggettivo che ti fa risvegliare i ricordi e ti fa brontolare lo stomaco dalla fame.

Learn to choose. Che siano parole o foto, scegli e lascia andare senza rimpianti quello che non serve. Non ti affezionare al suono di un aggettivo che nel contesto non dice nulla, non ti innamorare di un coltello che accanto alla minestra proprio non serve, non mettere nel tuo post 10 foto che mutano solo di piccoli dettagli. Scegli la foto migliore, quella dove afferreresti il coscio di pollo con la mano, dove la luce accarezza morbidamente le curve di una crema al burro. Scegli la prospettiva da cui affrontare la storia, e impara a lasciare qualcosa di non detto, di solamente accennato. Lascia che il lettore ci arrivi da solo.

Tell a story. Unendo i due punti precedenti, racconta una storia. Fallo attraverso le immagini o le parole, meglio ancora falle cantare in armonia. Scegli la tua prospettiva, mantieniti semplice, fai appello a sentimenti universali e condivisi da tutti, o travolgi il lettore con la tua passione per qualcosa. Fai emergere la tua unicità nelle foto senza caricarle di particolari che possano distrarre, decidi il mood adatto per presentare il cibo, scegli i props, la luce e lo sfondo di conseguenza.

Take you passion, and make it happen. Questa non è proprio mia, lo ammetto. Qualche sera prima del Food Blogger Connect, nella ormai famosa cucina londinese, eravamo in preda ad un revival di musica anni 80. Mentre Jennifer Beals ballava a ritmo frenetico con gli ormai famosi scaldamuscoli di lana, c’era una frase della canzone di What a feeling che non mi usciva di testa: Take your passion, and make it happen. Prendi la tua passione e fallo accadere, realizza il tuo sogno. Al Food Blogger Connect c’erano persone che ci erano riuscite e persone che ci credevano, nonostante tutto. Quello che Dianne Jacob e Ellen Silverman sono riuscite a far passare, oltre alla teoria e alla pratica, è che devi alzarti e leggere il tuo pezzo, anche se l’emozione ti fa tremare la voce e l’accento italiano ti fa suonare come una caricatura di Joe Pesci. Devi mostrare le tue foto e capire dove puoi migliorare, non c’è niente di sbagliato nel provare. Se non provi non potrai mai sapere.

Questi sono suggerimenti dati da professionisti che hanno anni di carriera alle spalle. Alla base c’è il tuo stile,  che dovrai trovare a forza di tentativi, e che dovrai cercare di non contaminare con le mode del momento. Trova tua una voce, impara da chi ritieni un esempio ma rimani te stesso.

Che cosa mi ha emozionata

L’esperienza del Food Blogger Connect di per sé, perché ti apre la mente, ti dà ispirazione e motivazione. È importante capire cosa succede al di là della tua area di sicurezza. È rassicurante sapere che voler fare della propria passione un lavoro non è considerato sbagliato, ma è anzi apprezzato, perché alla fine riesci comunque a mantenerla viva quella passione, e per lo meno ci hai provato senza avere rimpianti.

I food traders. Un oceano di facce diverse, di provenienza e lingua diversa. Italiani, venzuelani, inglesi, caraibici, francesi, portoghesi… tutti accomunati da una passione, quella del cibo. Quest’anno invece di un catering perfetto ma formale si sono avvicendati nel cortile i migliori rappresentanti del cibo di strada di Londra, portando freschezza e divertimento. Anche da loro ho imparato tanto. Sono quello che i foodblogger dovrebbero essere: spontanei e solidali tra loro, sono appassionati di quello che fanno, cosa che li trasforma in abili comunicatori, capaci di raccontare tutto della loro terra con un piccolo samosa di tonno o con una cremosissima pasteis de nata portoghese.

Gli italiani. Urrà per gli italiani! In un ipotetico medagliere olimpico quest’anno eravamo la seconda rappresentanza dopo gli inglesi, cosa che mi ha riempita di orgoglio nazionalistico, lo ammetto: Alessio, Rossella, Rossella, Jasmine, Sandra, Federica, Marica, Giuseppina, Giulia, Carla (per metà, ma ti conto!) e sicuramente mi son dimenticata qualcuno…

L’intervento di Sarka sulla food photography. Io e Regula eravamo sedute in prima fila, per darle coraggio, ma non ne aveva bisogno. Mi son commossa, sapevo quanto fosse emozionata e quando poco avesse dormito, eppure è stata spigliata e ha conquistato tutti con la semplicità con cui ha spiegato la luce nella fotografia. Brava!

Per concludere una ricetta. L’ho preso come esercizio, per fare una foto pulita ed essenziale, scegliendone solo una a malincuore (l’altra la trovate comunque su Flickr, sto barando, lo so!) per raccontarla con poche parole e anche perché ultimamente le insalate sono quello che mangio più spesso. Riesco a prepararle velocemente con qualche verdura di stagione, aggiungo un formaggio o qualche legume, e gioco con i condimenti, la parte più divertente per non renderla noiosa. Scelgo spesso salsa di soia e wasabi quando voglio un tocco orientale, oppure la senape: ne basta una punta di cucchiaino unita all’olio buono per aggiungere un gusto pungente all’insalata.

In questo caso c’è del radicchio amaro, bilanciato da qualche carota glassata alla senape, resto di uno scatto fotografico precedente, e da briciole di feta molto saporite. La cottura delle carote è piuttosto lunga, potete abbreviare il tutto usando carote lesse o a vapore cotte in pentola a pressione e condite con la stessa vinaigrette. A voi la scelta se mangiarle così come sono o passarle per una decina di minuti in forno.

5.0 from 3 reviews
Carote glassate alla senape
Autore: 
Tipo di ricetta: Contorno
Tempo di preparazione: 
Tempo di cottura: 
Tempo totale: 
Porzioni: 2
 
Avrai bisogno di...
  • 4 o 5 carote
  • Olio extravergine di oliva
  • ½ cucchiaino di senape forte
  • Un cucchiaio di aceto di mele
  • Sale
  • Pepe
Come si fa...
  1. Preriscalda il forno a 180°C.
  2. Lava le carote e tagliale in quarti per lungo, lasciando la base delle foglie se ce l'hanno. Mettile in una pirofila da forno.
  3. Mescola in una ciotolina l'olio con la senape, l'aceto, il sale e il pepe, poi versalo sulle carote. Usa le meni per distribuire uniformemente il condimento.
  4. Cuoci le carote per circa un'ora, girandole spesso, finché non sono morbide e ricoperte da una glassa lucida. Le foglioline rimaste saranno invece croccanti.

Grazie per avermi seguita fino in fondo, prometto che dalla settimana prossima torniamo alle dimensioni standard dei post. Buon weekend di inizio autunno: dedicatevi un bel dolce questo fine settimana, io sicuramente avrò il mio bel daffare, è il compleanno di Claudia, 22 anni, la miglior sorella al mondo. Si merita una bella torta.

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This Post Has 35 Comments
  1. …prendo appunti… 🙂 Essenzialità: Keep it simple!
    Scegli e lascia andare quello che non serve: Choose!
    Travolgi il lettore con la tua passione: Tell a story!
    Non c’è niente di sbagliato nel provare: Take you passion, and make it happen!
    Devo lavorarci molto….

  2. Bellissimo pezzo! Cercherò di seguire i tuoi preziosi consigli 🙂 li ho trovati utilissimi e per me, che sono alle prime armi, leggere i tuoi post è davvero illuminante. Grazie!

  3. In tempi di austerità e parsimonia ben vengano le mode “keep it simple”, ma personalmente le mie preferite sono quelle tavole straccolme ritratte nei quadri fiamminghi..però son gusti 🙂 Cmq grazie di questo post utilissimo!

  4. mi hai fatta sognare, come ogni volta ci sei riuscita. mi hai fatta sognare di esserci (anche Ross ce l’ha fatta). e sai una cosa? mi stai facendo capire che i sogni alle volte si realizzano. le tue regole le terrò da parte in uno scrigno (sono solo all’inizio della mia avventura e assetata di consigli) e la tua passione, quella che legge e che vedo negli scatti, la rivedo nella mia. il mio motto è “quello che vuoi, puoi”, e lotterò per poter realizzare, anche solo nel mio piccolo, quello che voglio. brava Juls, non vedo l’ora di andare a comprare il tuo libro. e magari, chissà, il prossimo anno potrei essere anche io lì con voi per imparare tutto quello che c’è (o anche solo un pezzettino…)!

  5. Post divorato, parola per parola! E questa frase qui “non c’è niente di sbagliato nel provare. Se non provi non potrai mai sapere” me la stampo in testa! Grazie per aver condiviso questa bellissima esperienza! ^___^

  6. Questo post è magnifico. Prima perché il soggetto (Londra), lo è fuori di ogni dubbio. Io sono rientrata domenica e pur non avendo vissuto l’incredibile esperienza del FBC (ma l’anno prossimo non mancherò), Londra come sempre mi ha sheckerato il cuore ben bene.
    Tutto quello che dici circa la bellezza dell’amicizia sviluppata attraverso passioni comuni è santa verità e posso capire l’elettricità scoppiettante in quelle sale e l’emozione e la voglia di condividere. E’ quello che mi sta dando il blog, poco a poco e spero di migliorarmi e di crescere e divertirmi sempre come faccio adesso. Spero di vederti preso così mi racconti live! Un ho milione di domande. Ti abbraccio forte cappottino giallo! Pat

  7. Stamattina non vedevo l’ora che arrivasse la pausa pranzo per poter leggere questo post! Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza e qualche trucco del mestiere :). Sai credo che questo post sarà di ispirazione e stimolo per molti, sia per i contenuti che per l’entusiasmo e la passione che traspare da ogni parola! un abbraccio x

  8. giulietta mia, che post meraviglioso, emozionante e generoso (ehm, sì, a voler proprio stringere al massimo, almeno tre aggettivi mi escono!!!)!
    Il cappottino sembrava te lo avessero cucito a dosso, e quello che hai detto su londra è così vero!!! Io ho scattato sempre senza pensare (uhm, pure al workshop!), e, nonostante abbia diviso i racconti in due post, me ne sarebbero serviti una dozzina come minimo!!!
    Di Sarka mi sono proprio innamorata. Bravissima, supersensibile e superbrava (e pure qui, ho economizzato gli aggettivi!)…
    Grazie Giulia per tutto, è stato meraviglioso… come questo post. 🙂

  9. Il tuo post mi piace. Una parte di me si deprime perchè capisce quanto è ancora indietrissimo ma una parte di me è incoraggiata ad andare avanti fino a quando l’entusiasmo mi accompagnerà. Grazie per averi indicato questi preziosi consigli e già mi hai aperto la mente verso altre strade.
    Attendo il tuo libro ora 🙂
    un abbraccio (e l’anno prossimo ci vengo anche io!=

  10. Come al solito i tuoi viaggi e le tue esperienze mi lasciano a bocca aperta! E sopratutto le tue parole sono un incoraggiamento a non mollare mai!! Buon weekend, un bacione, Fede.

  11. Bellissimo post!!Anche a me Londra piace perchè mi da un senso di libertà che non avevo mai provato, ma anch’io ho la toscana nel cuore 🙂
    Ti voglio ringraziare per averci rese partecipi di questa esperienza e di aver condiviso con noi cosa ti ha lasciato e cosa hai imparato!!
    Tanti auguri a Claudia e buon fine settimana!!!
    Chiara

  12. Che bel riassunto, Giulia!
    E stato veramente un piacere conoscerti e ti ringrazio per avermi inclusa tra gli Italiani; io che non so mai se sono di qua o di la 🙂
    Non vedo l’ora che esca il libro – In bocca al lupo per affrontare la dirittura di arrivo!

  13. Cara Giulia, è da tanto che ti seguo, in silenzio,ogni volta che leggo un tuo post mi emoziono…sei GRANDE. Sono convinta che ne farai di strada perchè hai tutte le carte per riuscire dove vuoi.
    VOLERE E’ POTERE…è quello che mi ripeto sempre.
    Complimenti per il post, per le foto, per tutto quello che fai. 🙂

  14. post bellissimo! mi piace l’entusiasmo che trasmetti e la passione che hai, mi sarebbe tanto piaciuto partecipare, questi incontri sono davvero di ispirazione, comunque grazie per averne trasmesso un po’ anche a chi non c’era!

  15. Ho seguito su Twitter le tue avventure al FBC, ed ero veramente esaltata per te =) Compreso per il cappottino color senape, che quando l’ho visto ho pensato”toh mo veh come sta bene la Juls con quel cappottino”… Mi manca Londra ogni momento dell’anno, e sarebbe meraviglioso poter partecipare ad un evento del genere… il tuo intervento è stato preziosissimo e molto esaustivo, mi trovi perfettamente d’accordo con le linee guida che si sono delineate, essenzialità credo sia la parola chiave.
    L’anno prossimo vorrei (anche se il mio è un blog stupidino in confronto a quello di voi professioniste =) partecipare anche io… ti abbraccio, Vero

  16. che meraviglia Juls, è bellissimo quello che scrivi, è tutto emozionante e racconta un mondo davvero pieno di passione. Non è da tutti riuscire a fare della propria passione un lavoro, ma quello che leggo mi fa pensare che tu ci riuscirai alla grande!! Sono contenta per te! Baci

  17. Sempre meravigliosa! Solo tu sei in grado di fare post come questo :))
    /libro di Dianne comprato. Ancora non ho trovato il coraggio di affrontarlo, armata solo del mio inglese da terza media e di un dizionario. Ma c’è la faró, nel frattempo mi preparo ad affrontare un corso con un madrelingua, yeppa! 😀

  18. Bentornata da Londra, bentornata ricca di entusiasmo, ricaricata credo al punto giusto per proseguire su una strada che credo sia nella giusta direzione…pensa al principio solo meno di un anno fà…Io non appartengo al mondo dei food blogger ma sono consapevole che da voi capto ispirazione per la mia vita quotidiana e per colorarne lo sfondo quando un pò di grigio vuole prevalere…. In bocca al lupo a te e a tutti i food-blogger del mondo…. aspetto con trepidazione il tuo librooooo!!!!! Kiss kiss

  19. Hola Giulia!
    He descubierto tu blog hace muy poco y a pesar de tener que usar el traductor automático para poder seguirte, estoy encantada de haberte encontrado, me encanta tu trabajo.
    Un beso, Maria José

  20. Ho letto tutto d’un fiato. incredibile quanto riesci a comunicare vita ed entusiasmo. Grazie per i consigli che ‘abbraccio’ in pieno, non è sempre facile trovare la propria voce facendo qualcosa di molto bello, tecnicamente ineccepibile e che crei emozioni (ok ho usato 3 descrizioni 😉
    Comunque le tue foto sono su questa dolce scia.
    Baci

  21. Giulina tesoro,
    mi occorre una settimana di ferie per leggere i tuoi post. 😉 Fortuna che oggi è lunedì e sono a casa! A parte questo, mi piaci un monte.

    ps: grazie per la famosa foto! 🙂

  22. Giulia i tuoi racconti sono così generosi! Ogni parola che ascolti, ogni cosa che impari riesci a farla tua e trasformarla in maniera così personale che non si può non pensare che tu nella vita dovevi fare esattamente ciò che hai scelto di fare. E magari, tra un po’, scriverai tu la versione italiana del libro di Dianne Jacob che ho conosciuto e divorato grazie a te.

  23. Ciao Giulia, finalmente eccomi da te!:-) Ho letto tutto d’un fiato questo post e non sai come è stato diffcile aspettare a risponderti!!!!Grazie per i consigli e la tua generosità nel raccontare e condividere la tua esperienza preziosa!Un grande bacio!Laura

  24. Che bel racconto su questa esperienza che ho avuto la fortuna di fare con te! Ho una gran nostalgia di quei momenti, di quelle chiacchiere e degustazioni dei migliori Street Food di cucina del mondo!!! ho scoperto nuovi sapori e nuove realtà che non conoscevo.
    Spero di rivederti presto, ti aspetto a Bologna, un bacio goloso, Marica

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