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Calzoncelli di Melfi con mandorle e cioccolato, i biscotti di Natale per l’Italian Table Talk

 Nonna fino a qualche anno fa andava a trovare i parenti di nonno a Melfi, in Basilicata, almeno due volte l’anno, in estate e poco prima di Natale. Solitamente in estate quando ero piccola mi univo a lei e nonno per una vacanza dalle zie, ma a Dicembre non potevo saltare la scuola per troppo tempo, quindi la aspettavo a casa, pregustando la valigia di cose buone che avrebbe riportato.

Calzoncelli

C’era la mozzarella, piena di latte e di sapore, intrecciata in piccoli nodini e perfetta per essere mangiata come le ciliegie, niente di simile alle mozzarelle che si potevano trovare qui in negozio. C’era il provolone piccante, questo formaggio duro e pizzicorino che da piccina non è che mi piacesse proprio tanto, ma mi piaceva la sua forma a falce di luna. C’era la scamorza, e c’era una forma enorme di pane scuro, con la mollica densa profumata e gialla e la crosta sottile, coperta da uno strato leggero di farina. C’erano anche sacchettini di mandorle e vasetti pieni di un’origano profumatissimo, forse perché raccolto lì e seccato al sole dell’estate sui muretti di pietra. E poi c’era una busta piena di calzoncelli, chiusa bene con un cordino. Che fossero quelli comprati al forno vicino a casa di zia poche ore prima di partire o quelli fatti dalle nipoti di nonno, era comunque una festa. Ci contendevamo sempre l’ultimo calzoncello, perché non erano solo i miei preferiti, ma anche quelli di babbo, e di mamma, e di Claudia, una volta che raggiunse l’età di rubarceli dal sacchettino.

Calzoncelli

Una busta di calzoncelli durava sempre pochi giorni, non importava la grandezza. Uno la mattina prima di colazione, uno dopo pranzo, uno nel pomeriggio con la solita tazza di te… ok forse più di uno a dirla tutta. Uno dopo cena, o anche due, mentre si guardava un film sul divano con mamma e babbo. Poi succedeva: infilavi la mano nel sacchetto, cercavi di afferrare un calzoncello tra le dita ma non trovavi niente, solo briciole. Delusione. Babbo! Hai mangiato l’ultimo! E lui con sguardo colpevole: dici? non me ne sono reso conto. Qualche volta invece ero io la più fortunata – o veloce – e rispondevo con lo stesso tono di voce colpevole:davvero? era l’ultimo? Siamo una famiglia senza vergogna quando si tratta di calzoncelli.

Per fortuna zia Teresa, la famosa zia di Siena, nipote di nonno, che ha introdotto nel nostro quotidiano le ricette lucane, ha cominciato a fare calzoncelli qualche anno fa e mi ha passato un libro speciale. Proprio qui, nel libro Le ricette di Nicoletta, una raccolta di ricette fresche e autentiche di Melfi, ho trovato la ricetta per i calzoncelli.

Quindi, come son fatti questi calzoncelli? Sono fagottini di cioccolato e mandorle, con un leggero sentore di scorza di limone. Il guscio, anche se deve essere il più sottile possibile, quasi trasparente, gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio del gusto. È una sfoglia molto aromatica fatta con olio e vino bianco, diventa friabilissima e dorata in cottura e preserva il ripieno umido. Siccome son biscotti con un marcato aspetto artigianale e fatto in casa, è bello che siano uno diverso dall’altro. Io ho sempre cercato quelli più cicciotti e meno cotti. State attenti, creano dipendenza.

Ecco quindi la mia ricetta, il mio contributo all’Italian Table Talk di questo mese, dedicato ai regali commestibili per Natale. È Natale e abbiamo deciso di regalarvi qualche idea golosa per regali fatti in casa, fatti con amore per i vostri amici, la vostra famiglia e la vostra persona speciale. Jasmine ha preparato le gelatine all’arancia, ideali in questa stagione, Valeria i croccantini di sesamo, il mio snack preferito durante gli anni dell’università, e Emiko ha preparato un torrone, un classico dei nostri Natali.

I calzoncelli sono un regalo ideal per Natale: si conservano per settimane in una scatola di latta o in un contenitore ermetico – ne sto ancora mangiando qualcuno e li ho fatto due settimane fa – e anche se richiedono qualche ora di lavorazione per farli piccoli, puliti e carini, hanno questa forma a pacchettino che è perfetta per Natale. Alla fine, cosa volete dire con un regalo fatto in casa se non: ecco il mio tempo, il mio amore, il mio affetto e la mia amicizia, i miei pensieri per te.

5.0 from 3 reviews
Calzoncelli di Melfi
Autore: 
Tipo di ricetta: Biscotti
Cucina: Lucana
Tempo di preparazione: 
Tempo di cottura: 
Tempo totale: 
Porzioni: a ton!
 
Avrai bisogno di...
Per la pasta
  • 600 g di farina
  • Un pizzico di sale
  • 100 g di zucchero
  • 2 uova, leggermente sbattute
  • 100 g di olio extravergine di oliva
  • 200 ml di vino bianco
Per il ripieno
  • 400 g di mandorle pelate e tostate
  • 250 g di zucchero
  • Scorza di un limone non trattato
  • 200 g di cioccolato fondente
Come si fa...
  1. Per fare la sfoglia. Versa la farina sul piano di lavoro, fai la fontana al centro e aggiungi un pizzico di sale, lo zucchero e le uova leggermente sbattute. Comincia ad impastare e aggiungi poco a poco l'olio e il vino. Impasta finché non diventerà morbido, elastico e non più appiccicoso. Avvolgilo nella pellicola e lascialo a temperatura ambiente almeno per un'ora.
  2. Per fare il ripieno. Unisci tutti gli ingredienti nel bicchiere di un frullatore e frulla finché non otterrai una pasta omogenea e liscia. Mettila su un piano di lavoro e forma un salsicciotto spesso circa 1 cm, poi taglialo in cilindretti lunghi circa 1,5 cm.
  3. I calzoncelli. Stendi la pasta con la macchina in una sfoglia sottilissima, sistema i cilindretti di ripieno a 2 cm di distanza l'uno dall'altro e avvolgi la sfoglia per ricoprirli, poi taglia la sfoglia con una rotellina dentellata per pasta. Devono assomigliare a piccoli ravioli.
  4. Scalda il forno a 180°C e cuoci i calzoncelli in più volte, per 15 - 20 minuti, finché non diventano dorati.

Calzoncelli

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This Post Has 40 Comments

  1. Che bello questo post ricco di ricordi di famiglia e di amore! I calzoncelli non li conoscevo, ma mi ricordano un po’ i nostri strucchi friulani. Li provero’ senz’altro.

      1. Ciao Giulia, confesso! Di solito li compro in panetteria gia’ fatti…

        In rete ripropongono tutti questa ricetta, qui viene citato anche l’autore:

        http://www.ilgiornaledelcibo.it/ricette/ricetta-scheda.asp?id_ricetta=1158

        Anche se da criticona, il ripieno mi pare un po’ troppo articolato. Per me ci stanno noci e nocciole, zucchero, burro, qualche pinolo, uvetta e sicuramente l’immancabile grappa.
        Poi ci sono varie scuole di pensiero: quelli che mangio io hanno un ripieno simile a quello della gubana, avvolto in pasta dolce lievitata e son cotti al forno. Poi ho letto che ci sono versioni lesse o fritte, oppure con la pasta frolla (non condivido!), ma non le ho mai assaggiate.

  2. Che bel racconto. I calzoncelli non li ho mai mangiati, ma come sempre le tue storie mi fanno venire una gran voglia di cucinare e sperimentare 🙂

  3. beh, oltre a te cara Giulia, alla mamma, al papà ed a Claudia, mi aggiungerei molto volentieri anche io a fregarti questi calzoncelli. Dimmi che c’è un posto a tavola anche per Joe, ti preeeego!!! Ah, e.. ho assaporato anche solo leggendo un po’ dei tuoi ricordi.. tra mozzarelle, nodini, formaggi vari, e quell’origano profumato mi sembra di essere in un punto qualsiasi del Sud, a spasso tra Basilicata, Puglia, Campania e anche un po’ di Sicilia, non so bene il perché visto che hai scritto solo di Melfi, ma io ho chiuso gli occhi e mi son messo a viaggiare tra i miei di ricordi che ti giuro, hanno più o meno lo stesso profumo!
    A presto, ciaooo

  4. Non li conoscevo e sono felice di averli conosciuti. Sono davvero molto invitanti. Dovrò solo fare attenzione, che anche qui a casa siamo dei golosoni e potrebbe partire una caccia al calzoncello.. Dovrò sfoderare le mie armi 🙂

  5. ah i calzoncelli! è proprio questo il periodo giusto per prepararli quando fuori è freddo e dal forno si sprigiona un dolcissimo profumo. ricordo ancora quando da bambina aiutavo la mamma a preparare il ripieno, con le mie manine spingevo l’impasto dal foro di un imbuto per dare la forma di un piccolo cilindro ( detti cingoli), poi si lasciavano asciugare sotto un canovaccio per una notte e io di nascosto andavo a mangiarli 😉 . La ricetta della mia mamma è molto simile alla tua, tranne che per la scorza di limone… niente aromi cosi la mandorla e il cioccolato la fanno da padroni.

      1. Buoni, anzi direi ottimi… Li ho appena preparati, mi sai dire però xké il rìpieno è fuoriuscito mentre stavano a cuocere nel forno.. Grazie Gio

      2. Ciao Giulia, sono Melfitana, ma vivo in Piemonte, come da tradizione tutti i Natali faccio i calzoncelli tirando la sfoglia a mano,come insegnato da mia madre.
        Anch,io non aromatizzo con il limone con la buccia di mandarino, e anch’io il ripieno lo preparo la sera prima
        A chiunque li ho regalati, li hanno molto apprazzato

  6. Miam !!!!
    Questi calzoncelli sembrano così buoni che ho tradotto la tua ricetta dall’italiano al francese per il sito gusto & arte (http://www.gusto-arte.fr/?p=14718) 🙂
    Ma ora, mi dico che, forse, non volevi ^^ Ho indicato, ovviamente, la fonte e il tuo sito. Cosa ne pensi ? Posso lasciare la ricetta così ?

    Félicitations per la ricetta e il tuo blog 😉 J’adore !

  7. Che bellissima e buonissima ricetta!ho scoperto anche io i sapori della cucina lucana due anni fa, quando ho conosciuto il mio attuale ragazzo lucano…una terra piena di tradizioni e di bontà!!bellissimo post…😊

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