Mamma mi compri un budino di riso?

Date gennaio 23, 2012

San Gimignano a me piace la mattina presto, quando ancora non è affollata dai turisti, quando si vedono gli abitanti del paese che camminano per le strade quasi increduli di sentire San Gimignano ancora loro, ancora per qualche minuto.

Mi piace quando i passi risuonano sulle pietre, riecheggiando poi tra le pareti alte delle case, nelle strade sempre in ombra. Mi piace il grigio di quelle pietre, soprattutto quando è stato appena lavato da una pioggia dei primi giorni di primavera.

A San Gimignano, percorrendo la via principale dal piazzale verso il Duomo, si trova poco dopo la porta sulla sinistra la pasticceria di Armando e Marcella. Ogni volta che da piccina mamma mi portava lì, appena entrata la mia domanda era sempre la stessa: Mamma mi compri un budino di riso?

I budini di riso di San Gimignano erano i miei dolcini preferiti, sia che me li comprasse mamma in un sabato qualunque quando andavamo a trovare nonno, sia che me li comprasse zia, al mattino presto prima di andare al mercato quando passavo lì qualche giorno durante le vacanze estive.

Forse proprio per questo loro carattere, per essere intessuti di ricordi e di sapori dell’infanzia, sono ancora i miei preferiti nelle rare volte in cui faccio colazione al bar, o magari quando passo da un forno che li ha appena fatti, e sono tiepidi e con una punta di cremosità dentro. Read the rest of this entry »

Zuppa di farro e roveja con timo e olio extravergine di oliva DOP Umbria

Date gennaio 19, 2012

Hello from London! Oggi sono qui in una cucina di Londra, il cielo è come potete ben immaginare grigio plumbeo e fa pure discretamente freddo. Che ci faccio qui? facciamo un passo indietro di qualche mese…

Appena ho saputo che non mi sarebbe stato rinnovato il contratto ho comprato un biglietto (andata e ritorno, metto subito le mani avanti) per Londra, per realizzare uno dei miei tanti progetti: lavorare al blog per un po’ da qui con la mia amica Sarka, perché ogni volta che ci incontriamo con lei e le altre amiche della rete del Foodblogger Connect nascono idee interessanti e mi sento ricaricata di una nuova linfa vitale.

Il piano è semplice: continuare con la solita vita che farei a casa da un punto di vista diverso per due settimane, qualche appuntamento che potrebbe essere interessante per il mio futuro lavorativo e tanto tanto cibo!

Quindi eccomi qui, a guardare le cose dal di fuori, perché come dicono gli inglesi aiuta a pensare out of the box, al di fuori della scatola, a razionalizzare i progetti, a metterli in ordine, a renderli a volte invece più azzardati o a vedere – si spera – stradine laterali che a prima vista mi erano del tutto sconosciute. Read the rest of this entry »

Torta pesata al cacao con crema al limone

Date gennaio 16, 2012

Mamma è golosa di panna. A ben pensarci golosa è un aggettivo troppo riduttivo per descrivere il suo rapporto con la panna e la velocità con cui il suo cucchiaino sfreccia sotto i miei occhi quando preparo un dolce, tornando verso di lei colmo di panna.

A parte questo acuto di golosità, che ai miei occhi la rende ancora di più la mia mamma, a lei piacciono i dolci semplici e tradizionali: il tiramisù, la mantovana, la torta di rose con le mandorle, i bignè alla crema. Semplici, di sostanza, buoni, rassicuranti proprio come è lei per me.

Sabato è stato il suo compleanno e come al solito, di fretta e cercando di incastrare tutto quello che doveva essere fatto, non siamo riusciti a festeggiare a modo, se non con un piatto enorme di patatine fritte vere, fatte in casa la sera, croccantissime e con i cristalli di sale Maldon come piacciono a me.

Ma una figlia foodblogger non può fare l’indifferente troppo a lungo e ieri le ho preparato una torta semplice per festeggiarla nel pomeriggio con il resto della mia numerosa e chiassosa famiglia, ormai li conoscete gli aggettivi che come nei formulari epici vanno sempre insieme alla mia famiglia! Read the rest of this entry »

L’acquacotta maremmana e la minestra di sassi

Date gennaio 13, 2012

A quei tempi i vagabondi giravano ancora per strada, vivendo di espedienti e astuzie per procurarsi quando possibile un pasto caldo che li sostenesse nelle notti gelate e senza luna. In quei giorni un vagabondo dallo sguardo arguto si aggirava per il villaggio, al limitare del bosco e nella radura di faggi. Incontrò una paesana, una povera vedova che viveva di stenti nella sua capanna vicino al fiume, e le chiese un po’ di benevolenza e di carità, una minestra calda e un posto per la notte.

La povera donna accolse il vagabondo con un po’ di riluttanza, ma lo avvertì subito che di mangiare non c’era verso, la dispensa era vuota e anche lei non aveva niente di cui sfamarsi. Il vagabondo le disse che lui conosceva una ricetta magica, la minestra di sassi, per cui serviva solo un po’ d’acqua di pozzo e un sasso lucido preso dal greto del fiume. Metti una bella pentola d’acqua sul fuoco, nonnina, io penserò alla minestra.

E così il vagabondo camminando su e giù lungo l’argine del fiume scelse un bel sasso grigio con le venature rosse, lo sciacquò e lo portò in cucina, dove un pentolone annerito dagli anni stava già sobbollendo sopra al fuoco del camino. Il vagabondò gettò il sasso in pentola e si sedette ad aspettare, sotto lo sguardo incredulo della vecchina, che con indifferenza si era messa a fare la calza accanto al camino.

Nel silenzio interrotto solo dal crepitare del fuoco, il vagabondo disse, come tra sé e sé: Certo, che se avessi un po’ di sale la minestra verrebbe ancora meglio… E la vecchina, trascinandosi alla credenza, scovò un pizzicotto di sale grosso in fondo ad un vecchio barattolo.

Il vagabondo aggiunse: certo che se avessi una patata, anche vecchia, la minestra verrebbe ancora più buona. La vecchina alla luce della fiaccola andò nell’orto dietro la casa e tornò con una vecchia patata tutta raggrinzita ed una foglia di cavolo bruciata dal gelo dell’inverno.

Non contento, il vagabondo, mentre rimestava la minestra di sassi, disse alla vecchina: e adesso, se solo avessi un vecchio osso di prosciutto, ti farei sentire che minestra buona verrebbe! La vecchina si ricordò del vecchio osso senza più polpa che teneva in dispensa e lo dette al vagabondo, che lo aggiunse alla minestra di sassi che, a dirla tutta, cominciava ad avere proprio un buon profumo. E adesso, nonnina, la minestra è pronta! se solo avessi un cantuccino di pane secco, ti farei…

Ho capito, ho capito… lo interruppe la vecchina. Si alzò di nuovo dal suo sgabello di paglia, frugò in fondo alla madia e trovò un tozzettino di pane secco, dal quale tagliò due fettine fini fini, che mise in fondo al suo piatto e a quello del vagabondo.

Il vagabondo versò un’abbondante porzione di minestra in ogni piatto, e si sedette a tavola con la vecchina per una cena saporita e calda. Alla fine, prima di andare a dormire nel fienile, si avvicinò al pentolone, raccolse il sasso magico, lo lavò, lo avvolse in uno straccio e lo mise nella credenza della vecchina: adesso, nonnina, ogni volta che avrai voglia di una buona minestra di sassi, non devi far altro che mettere a bollire il pentolone sul fuoco ed aggiungere il sasso magico! Buonanotte e grazie per la tua cortese ospitalità!

Questa è una storia che è conosciuta in più versioni, a volte il viandante è un mendicante, a volte uno scaltro monaco… ma il succo della storia è sempre lo stesso: con poco poco si può davvero far qualcosa di buono, e si può intendere sia alla lettera, che fuor di metafora, visto che in questi giorni siamo a sognare in grande! Read the rest of this entry »

Il polpettone della cucina povera Toscana

Date gennaio 11, 2012

Vorrei avere parole sufficienti per ringraziarvi dei commenti, delle e-mail e di quanto mi avete fatta commuovere o sorridere nell’ultimo post. Sapevo che avrei trovato tanto sostegno e amicizia, ma davvero non mi aspettavo questa risposta! Forse la crisi e la voglia di riscatto sono un tema che tocca tanti, oppure ognuno di noi, in qualche modo, anche se non lo vuole ammettere, crede che i sogni si possano realizzare.

La volta scorsa ho citato il pensiero sulla crisi di uno dei più grandi geni del secolo scorso, Einstein, questa volta voglio invece usare le parole messe in melodia di una delle eroine romantiche della mia infanzia, Cenerentola. E’ proprio lei che dice: I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor, (…) non disperare nel presente ma credi fermamente e il sogno realtà diverrà!

Ma siccome qui siamo anche donne concrete, sappiamo benissimo che le situazioni vanno create e il destino va un po’ aiutato. La mia impronta da liceo classico mi dice che il modo migliore è studiare, e quindi mi son fatta una bibliografia di libri sulla cucina toscana che diventerà la base delle mie giornate.

Uno di questi libri è Cucina Povera – Tuscan peasant cooking, di Pamela Sheldon Johns, insegnante di corsi di cucina e workshop in tutta Italia, autore di sedici libri, molti dei quali dedicati proprio alla cucina italiana. Queste poche parole risultano però riduttive nel descrivere quella che è una delle più importanti conoscitrici e divulgatrici della cultura gastronomica italiana all’estero.

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