Agriturismo La Petraia, a tavola con gli Elfi

Date aprile 12, 2012

Nella mia vita precedente, quando studiavo e lavoravo nel marketing e nella comunicazione, andava di moda la teoria delle 4 P per creare strategie di marketing di successo. Per vendere era necessario basarsi sulle 4 leve del marketing: Product, Price, Place, Promotion.

Poi, come spesso accade, questa teoria fu sviluppata e integrata con ulteriori varianti, tra cui la quinta P di People, persone. Le persone che lavorano per vendere un prodotto o un servizio devono essere a conoscenza di ogni aspetto di quello che stanno vendendo, della sua storia, dei vantaggi legati all’acquisto. Dovrebbero comunicare ai clienti emozioni, passione e fornire un’esperienza rilevante.

La Petraia il luogo, il place, è incantevole oltre ogni aspettativa, calmo e quasi mistico, il cibo ha un’anima ed è presentato in maniera fuori dal comune, l’idea dietro il progetto è rivoluzionaria… Ma io son stata convinta dalle persone. Non è il fatto che sapessero tutto su La Petraia e che fossero brillanti nel comunicarlo, è che tutti erano entusiasti del luogo dove lavoravano, si sentiva, questo non si può fingere. Ogni parola spesa per descrivere il progetto era vera e sentita.

La strada per arrivare a La Petraia toglie il fiato, sia per la vista sulle colline disegnate di vigneti che per la stretta stradina bianca in discesa che porta giù all’agriturismo.

Nonostante questo, appena vedi spuntare la Petraia in fondo alla discesa, circondata da campi di lavanda che daranno il loro meglio nella stagione della fioritura, a Giugno e Luglio, benedici ogni singola curva e discesa che hai affrontato per arrivare fin lì. Read the rest of this entry »

Zucchero alla fragola e un weekend in famiglia

Date aprile 10, 2012

Io e Chiara siamo amiche di penna da quando avevamo 14 anni, quindi a conti fatti sono 17 anni che ci scriviamo, prima lunghe lettere su carta colorata scritte a mano in una calligrafia rotonda, fitta fitta, con i pennarellini a punta fine rosa e verde, adesso messaggi veloci ed e-mail, per adeguarci ai ritmi familiari che cambiano. Siamo amiche di penna in un mondo che forse così romantico non è più!

Per la seconda volta in 17 anni di amicizia ci siamo viste per passare il weekend di Pasqua insieme, felici e stupite della reciproca compagnia, una Pasqua familiare con lei, suo marito e i suoi bambini, Sara e Davide.

Noi abbiamo chiacchierato fino a finire la voce, in macchina, a tavola, su un’altalena, al parco e sotto i portici per ripararci dalla pioggia, mentre i bambini hanno corso fino a perdere il fiato e crollare addormentati appena arrivava la sera.

Abbiamo fatto i turisti – macchina fotografica, bottiglia di acqua e cappellino – a Colle Val d’Elsa e a San Gimignano, dove abbiamo mangiato la schiacciata di Boboli, soffice e saporita, con piccoli buchini pieni di olio e sale, non ha cambiato sapore in trent’anni. Read the rest of this entry »

Una storia d’amore d’altri tempi: la schiacciata di Pasqua toscana

Date aprile 4, 2012

Si chiama schiacciata, ma è tutto tranne che sottile. E’ il dolce di Pasqua tipico delle mie zone, diffuso in buona parte della Toscana con nomi leggermente diversi, con piccoli cambiamenti che ad un occhio esperto permettono di attribuirla senza ombra di dubbio al senese, alla Valdelsa o all’empolese.

Io a dir la verità la chiamo sportellina, il nome con cui viene definita a San Gimignano, perché nonno Remigio ne era un gran goloso e appena si entrava nel periodo Pasquale cominciava a mandarci spicchi di questa schiacciata ben chiusi in buste di plastica, per conservarla fresca. Mamma solitamente li portava a casa per merenda, arrivava e metteva la sportellina in un piatto con un coltello, nel mezzo al tavolo già apparecchiato per il tè pomeridiano.

Si chiama schiacciata (o stiacciata) perché per farla venivano schiacciate tantissime uova: siamo a primavera e le galline cominciano una produzione a ritmi sostenuti di uova. Ci fai una frittata, ci fai l’uovo al tegamino, ci fai anche il lesso rifatto, ma poi devi trovare un modo per usarle… e allora le donne facevano la schiacciata di Pasqua, ma non una o due, ne impastavano  in grande quantità con quelle braccia abituate ai lavori nei campi, per regalarle ai vicini, ai parenti, al dottore, al farmacista, a tutti i notabili del tempo.

Il cugino di mamma, Gelsomino, nonché proprietario morale di questa ricetta che dopo anni mi ha sbloccata dall’ansia da prestazione dei lievitati, ancora oggi ne prepara una cinquantina ogni Pasqua.. che ci vuoi fare, conosco tanta gente… Read the rest of this entry »

Ravioli alla Maremmana – La videoricetta

Date aprile 2, 2012


Il fatto è che proprio non riesco a sentire la mia voce registrata. Tutti mi dicono che ho la stessa voce di mamma, e infatti al telefono ci scambiano continuamente. La voce di mamma però mi piace, è dolce, è la voce della mia mamma, come può non piacermi!

Poi sento la mia voce, e mi vorrei nascondere, mi sembra quella di Topolino e mi rendo conto che le C proprio non me le hanno date di serie, l’accento toscano c’è e non si riesce a nascondere.

Quando i ragazzi di TVedo.tv mi hanno proposto di fare una serie di videoricette in cui raccontare piatti di ispirazione toscana con ingredienti semplici e di stagione ho vacillato una frazione di secondo, pensando alla mia voce, poi mi son detta che era un’occasione troppo divertente per lasciarsela scappare.

Pace per la voce, pace per l’accento e le C mancanti, pace per la versione inglese, in cui per l’emozione ho inanellato una serie di errori che nemmeno al primo anno di liceo, pace per le ripetizioni…

Sì, le ripetizioni. Se ascoltate bene ho usato gli aggettivi semplice e rustico come Omero usava gli epiteti epici: ogni volta che mi trovavo di impaccio e mi mancavano le parole bloccata dall’occhio della telecamera che mi squadrava buttavo li un semplicissimo che mi dava il tempo di pensare a cos’altro dire…  Read the rest of this entry »

Una mattina all’antica… frittata di erbe di campo

Date marzo 29, 2012

Sedute a tavola con nonna mangiamo una frittata di erbe di campo e parliamo di oggi e dei tempi che furono, dei miei progetti sul futuro e dei suoi ricordi di ragazza.

Per fare le cose di campagna serve tempo, ecco perché si è smesso di farle. Le erbe vanno raccolte, lavate bene più di una volta, cotte il tempo giusto, tritate e poi solo alla fine si fa la frittata. Te lo immagini ora? Si apre il frigo, si butta una cosa in padella ed è pronta. 

Queste poche parole di nonna mi hanno fatto riconoscere il lusso di una mattina passata all’aria aperta. Se non avessero appeso quel foglio al cancello qualche giorno fa, in cui ci informavano che avrebbero interrotto la fornitura di energia elettrica per lavori di manutenzione, mai mi sarei regalata così tante ore lontano dal pc.

Ieri mattina alle nove, come da comunicazione, scende un silenzio inaspettato in casa, nessuna vibrazione di frigoriferi o pc, rimane solo il ticchettio dell’orologio, uno dei pochi orologi con le lancette vere che è rimasto in casa.

Il preavviso mi aveva fatto organizzare per tempo: vernice, carta vetrata e tavole grezze per fare finalmente qualche sfondo per le foto, progetto che rimandavo da più di un anno, e poi libro sulle piante spontanee alla mano siamo andate con nonna a cercare il pranzo.

Abbiamo raccolto erbe prese lontano dalla strada, nel nostro piccolo campo, dove non usiamo diserbanti e concimi, le abbiamo lavate fuori nel pozzino, e poi nonna le ha cotte quel poco che bastava per renderle tenere per la frittata.

Quella che era la quotidianità del sostentamento nelle campagne di una volta oggi è diventato un lusso e si basa su due risorse sempre più rare: il tempo e la conoscenza.  Read the rest of this entry »