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Pie di tacchino e pancetta

Ottobre nell’immaginario comune dovrebbe essere il mese nel quale riprendiamo le fila della vita ‘normale’, quando finalmente riusciamo ad incasellare di nuovo nel flusso delle giornate il corso in piscina, l’aperitivo con la migliore amica, l’oretta di calma sotto le coperte la sera con l’ultimo libro acquistato.

Eppure quest’anno io non ci sono ancora riuscita, sono ancora in cerca dell’equilibrio del rientro fatto di calzini caldi, sciarpe morbide e calendari organizzati. Nella speranza che novembre riporti il ritmo cadenzato dell’inverno, mi ritaglio quando posso qualche minuto di calma, in un rituale tutto mio che mi dà serenità.

La protagonista del mio rituale è la luce radente delle sei, la luce dei pomeriggi che si accorciano e del sole che tinge di bagliori caldi e dorati qualsiasi superficie accarezzi. Solitamente a quell’ora sono in macchina, di rientro dall’ufficio, e mentre ascolto la Pina e Diego mi immagino la risposta alla loro solita domanda Ciao, che fate? io sto danzando con i miei sogni nella luce del pomeriggio, persa nei suoi giochi tra i rami degli alberi.

A quell’ora mi rifugio in un angolino della mia mente, in un pub ideale dove posso chiacchierare con gli amici seduta a godere l’ultimo sole della giornata nel giardino dietro la cucina, vicino ad un piccolo torrente che scorre vivace qualche metro più sotto.

I tavolini sono di legno scuro, consumati dagli anni, dallo sfregare di mani, piatti, bicchieri e gomiti appoggiati per seguire con più attenzione un discorso. Le panche – anch’esse di legno – sono solide e sicure, poggiate in un cortile coperto di ghiaia chiara. Intorno ai tavoli sono seduti gruppi di amici che si sono dati appuntamento qui dopo il lavoro per ripensare, rivedere, sdrammatizzare e cancellare con una risata i malumori della giornata. Qualcuno siede da solo, un po’ in disparte, in compagnia di un libro o dei suoi pensieri.

Su tutti i tavoli sono sparsi bicchieri più o meno grandi, più o meno vuoti, nei quali il sole gioca facendo risplendere i suoi raggi in armonia con i colori ambrati e caldi delle birre.

Io lì ci sto benissimo, con la prima sciarpa della stagione e l’aria frizzantina che fa pizzicare il naso: un momento tutto mio, in cui pulisco la mente e rinfresco il karma.

Non sono una grande bevitrice di birra e tanto meno la conosco, ma le patate fritte con la buccia e le scaglie di sale che accompagnano la birra mi piacciono parecchio, così come quei pasticci di carne inglesi, le meat pie, che sono una cena perfetta in un tardo pomeriggio autunnale insieme ad un boccale di birra.

Quale birra ci starebbe bene? a voi la parola! Gli ingredienti della pie sono il tacchino, vestito a festa con le dolci e succose cipolle di Tropea e il pimentòn, la parika spagnola affumicata che rende appetitoso qualsiasi piatto vada a colorare!

Se ogni tanto verso le sei di sera, nell’ora dorata del pomeriggio, vi sembrerò assente non è che non vi sto ascoltando, è solo che mi sono rifugiata per un po’ lì, richiamata dal tintinnare dei bicchieri misto alle risate e dal profumo invitante e rustico di una pie di carne da mangiare con gli amici, accompagnata da un bel cucchiaio di senape vivace e piccante.

La ricetta della Pie di tacchino e pancetta affumicata, liberamente ispirata ad una pie trovata sul numero di Nov/Dic 2010 Jamie Magazine, la trovate sul sito Sapore al Cubo!

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This Post Has 25 Comments
  1. Beh, dal momento che di Inghilterra, volenti o nolenti, si parla, io direi una Ale, così rimaniamo sul classico britannico.. e poi non è una birra troppo corposa, che forse con una carne come quella di tacchino sarebbe troppo!
    Comunque questo pasticcio di carne in crosta mi ispira moltissimo, birra o no.. sono mesi che penso di fare una meat pie, che sia la volta buona?!

  2. Ti rispondo subito. Sicuramente una trappista. Non un’irlandese scura e densa, non una Weiss o bionda leggera dalla Germania, ma una birra aromatica, magari rossa, intensa come quelle dei monasteri del Belgio, perchè la tua Pie non è poi così delicata come può sembrare, ma ha toni profumati dalla cipolla e dal pimenton quindi può sostenere anche un doppio malto trappista. Concordo con te sulla meraviglia delle ore che chiudono il giorno in questo periodo. Ti abbraccio tesoro. Pat

  3. Io direi una classica inglese tipo IPA or Speckeld Hen che sono amarognole ma non troppo e secche, ottime per un piatto leggermente grasso e asciutto. E quendo vieni a Londra ti porto io in uno dei migliori pubs per una pie e una pinta! ;D

  4. Io mi rifugio tra me e me la sera dopo il lavoro, mentro passeggio nel parco. La luce è la stessa, calda e un po’ magica. I pensieri volano veloci, verso altre mete, altri orizzonti, altri sogni. Se non avessi quell’ora di fantasticherie sarei un’altra persona. Un piccolo lusso che si deve concedersi.
    Bellissime foto Juls. Belle belle.

  5. Una Guinness, che pero’ forse sarebbe piu’ adatta a un pasticcio di rognone. Quindi reset, come se non avessi commentato.
    Il pub mentale e’ un’idea fantastica 🙂

  6. Bellissima descrizione di atmosfere d’autunno che adoro. E questa pie di tacchino ci rientra alla perfezione. Colori e profumi sembrano oltrepassare lo schermo, mi sembra di sentire l’arietta fresca che mi pizzica il naso…..Brava!!

  7. Ecco, per la birra anch’io non ne bevo molta…quindi meglio non lanciarmi in ipotesi comicamente fuori luogo!! Per la pie,però, ti posso dire che ne assaggerei volentieri una fetta questa sera, con i gomiti appoggiati al tavolaccio in un pub a fare due chiacchiere con i sorrisi amici!! grazie per la ricetta e per il racconto come sempre splendido…un abbraccio Lys =)

  8. Tu non dovresti farmi vedere certe cose durante la pausa pranzo seduta alla scrivania della redazione con in mano un grappolo d’uva Italia. Non dovresti. Amica snaturata!
    Santocielo che foto…

  9. Che bell’aspetto rustico ha il tuo pie. E che bel mood ha questo post. Mi sembra di capire che non sono l’unica ad essere in perfetta sintonia con l’autunno. In questo periodo dell’anno non riesco a non essere felice! Mi aggiungo alla lista di quelli che vengono con te a bere una birretta, se posso!

  10. Senti, ma posso venire anch’io nel tuo rifugio delle sei? Perchè non c’è miglior posto dove vorrei essere ogni giorno a quell’ora..riesci a dare voce alle sensazioni più belle e a luoghi in cui anch’io vorrei vivere, in un modo che io non saprei fare.
    Sei bravissima.
    ps. Anch’io ascolto in macchina Diego e La Pina, un posticino virtuale in comune c’è! 😉

  11. Le tue parole mi hanno accarezzata lungo tutto il post Giulia, che brava che sei! Per non parlare delle foto! Quella luce di Toscana è magica.

    PS: ehm, di birra so pochissimoooo! Meglio non dirti quindi! 😛

  12. bevo birra da non intenditore, azzardo una guinness.. Aggiungo però, soprattutto, che questo post è davvero suggestivo. E dire che a me l’autunno non piace..

  13. Amo l’autunno…per i colori giallo,arancione, rosso che prevalgono sul verde..perchè adoro le zucche, le castagne… Perchè come dici tu si è alla ricerca di quel tepore che fa tanto casa. Il tuo post è bellissimo e questa pie rustica mi disarma perchè non so se riuscirei a rifarla, deve essere buonissima. Per la birra sarei un disastro però nei pub ho sempre amato una rossa alla spina.. Baci grandi!

  14. che post bellissimo, potrebbe essere l’inizio di un meraviglioso romanzo! sei bravissima nel descrivere le ricette ma anche nel presentarle in una location favolosa! che poi del resto è proprio il mondo che ti circonda!

  15. Adoro il tuo blog, il modo in cui scrivi, la sensibilità che ne traspare e, cosa non secondaria, le ricette sono di qualità (non le solite sciocchezzuole – iper-osannate in stile “Cotto&…” – che trovo spesso in giro) e le foto creative oltre che molto ben realizzate. Ti seguo sempre, anche se non scrivo granché. Queste preparazioni “rustiche”, poi, mi fanno letteralmente impazzire. Una domanda: cosa potrei usare in alternativa alla pancetta che (purtroppo) qui in casa proprio non trova riscontro? 🙁 Non vorrei sbilanciare completamente il gusto d’insieme.

    Grazie. Un abbraccio. 🙂

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