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Il polpettone della cucina povera Toscana

Vorrei avere parole sufficienti per ringraziarvi dei commenti, delle e-mail e di quanto mi avete fatta commuovere o sorridere nell’ultimo post. Sapevo che avrei trovato tanto sostegno e amicizia, ma davvero non mi aspettavo questa risposta! Forse la crisi e la voglia di riscatto sono un tema che tocca tanti, oppure ognuno di noi, in qualche modo, anche se non lo vuole ammettere, crede che i sogni si possano realizzare.

La volta scorsa ho citato il pensiero sulla crisi di uno dei più grandi geni del secolo scorso, Einstein, questa volta voglio invece usare le parole messe in melodia di una delle eroine romantiche della mia infanzia, Cenerentola. E’ proprio lei che dice: I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor, (…) non disperare nel presente ma credi fermamente e il sogno realtà diverrà!

Ma siccome qui siamo anche donne concrete, sappiamo benissimo che le situazioni vanno create e il destino va un po’ aiutato. La mia impronta da liceo classico mi dice che il modo migliore è studiare, e quindi mi son fatta una bibliografia di libri sulla cucina toscana che diventerà la base delle mie giornate.

Uno di questi libri è Cucina Povera – Tuscan peasant cooking, di Pamela Sheldon Johns, insegnante di corsi di cucina e workshop in tutta Italia, autore di sedici libri, molti dei quali dedicati proprio alla cucina italiana. Queste poche parole risultano però riduttive nel descrivere quella che è una delle più importanti conoscitrici e divulgatrici della cultura gastronomica italiana all’estero.

Il libro è coinvolgente fin dalla copertina e dal tipo di carta e rilegatura usato, visto che ricorda i libri di una volta.  Si parla di cucina povera, di quella cucina esperta nell’arte dell’arrangiarsi, di quando non si buttava via nulla ma si riusciva lo stesso a cucinare piatti sostanziosi e saporiti, che sostenevano i contadini nei lavori dei campi. Le ricette appartengono ai tempi in cui il km zero non era una moda, ma una realtà e un’esigenza, a quando si cucinava con quello che c’era in casa in un determinato periodo dell’anno.

Tra tutte quelle interessanti che c’erano nel libro – piccione, carabaccia, necci, ribollita – ho scelto una di quelle che solitamente portano impresso il marchio della famiglia nella quale si mangia, il polpettone. Volevo assaggiare il sapore della cucina di casa di un’altra famiglia, un sapore che mi ha fatto affiorare ricordi e memorie condivise, immergendomi in una realtà che non ho vissuto in prima persona, ma della quale ho sentito tanto parlare dai nonni o dai ricordi di mamma bambina.

5.0 from 1 reviews
Il polpettone della cucina povera Toscana
Autore: 
Tipo di ricetta: Carne, secondo
Tempo di preparazione: 
Tempo di cottura: 
Tempo totale: 
Porzioni: 8
 
Avrai bisogno di...
  • 115 ml di olio extravergine di oliva
  • 80 g di cipolla tritata finemente
  • 40 g di carota tritata finemente
  • 35 g di sedano tritato finemente
  • 700 g carne mista macinata (manzo, vitello, maiale)
  • 3 salsicce fresche, senza pelle
  • 2 uova grandi, sbattute
  • 55 g di pangrattato
  • 3 cucchiai di prezzemolo tritato
  • 2 cucchiaini di sale
  • farina
  • 230 ml di vino rosso secco
  • circa 500 ml di brodo di carne, caldo
  • 4 patate, pelate e a cubetti
  • pepe nero macinato fresco
Come si fa...
  1. Scalda il forno a 190°C. In una padella media, scalda la metà dell'olio d'oliva a fuoco medio e fai rosolare la cipolla, la carota e il sedano per 5 o 6 minuti, o fino a quando la cipolla non è ben dorata. Metti da parte a raffreddare.
  2. In una ciotola grande, mescola insieme le carni tritate, la salsiccia, le uova, il pangrattato, 2 cucchiai di prezzemolo e 2 cucchiaini di sale. Aggiungi le verdure saltate in padella e mescola bene. Modella l'impasto del polpettone in una pagnotta oblunga, compattalo con le mani e cospargilo di farina.
  3. In una grande casseruola da forno o in una pentola di ghisa abbastanza grande da contenere il polpettone scalda l'olio d'oliva rimanente.
  4. Trasferisci con attenzione il polpettone di carne nella pentola e fallo rosolare su tutti i lati, girandolo delicatamente, per circa 2 minuti su ogni lato.
  5. Aggiungi il vino, mescolare per staccare dal fondo della pentola tutti i briciolini rosolati e cuoci per ridurre leggermente il liquido. A questo punto aggiungi al liquido nella pentola il brodo, le patate tagliate a cubetti e il prezzemolo tritato rimasto.
  6. Copri e cuoci in forno per 25 - 30 minuti (io ho dovuto cuocerlo per una ventina di minuti in più, perché la salsa era ancora troppo liquida, ma controllate voi, dipende anche dal forno e dal tipo di patate usate).
  7. Condisci la salsa con sale e pepe a piacere. Lascialo riposare per 10 minuti prima di affettarlo. Taglialo a fette e servilo con qualche cucchiaio di salsa sopra la carne e le patate come contorno.

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This Post Has 17 Comments
  1. Hai proprio ragione Giulia, il polpettone è un cosa caratteristica di ogni famiglia….anche io quando lo faccio, ricordo insieme ai profumi e al calore di casa, le coccole della mia mamma e tutte le cose che lei mi ha sempre raccontato delle tradizioni culinarie di mia nonna e della vita contadina. Mio nonno commerciava in legname e mia nonna aveva quella che una volta si chiamava un’osteria….faceva i piatti tradizionali lombardi e i contadini a mezzogiorno compravano d lei la scodella di trippa e si sedevano fuori accoccolati per terra contro il muro a mangiarla…..Guarda quanti ricordi ha già evocati il tuo post!! un bacio Giulia…

  2. Che bello mettersi a studiare la propria cucina. Non credo che però sia solo un’impronta da liceo classico, ma più un tratto della personalità. Te lo dice una ragioniera che spesso adotta il tuo stesso metodo credendo che sia una deformazione professionale, lavorando nella ricerca.
    Io sto impegnandomi nell’arte di arrangiarmi in cucina e i polpettini sono il prossimo capitolo del mio piano di studi 🙂
    Sempre stupenda Juls!

  3. Ben tornata!Sapessi quanto ho aspettato una tua ricetta dall’ultimo post!Il polpettone mi sembra l’immagine più adatta a ‘rimescolare’ carte o, nella fattispecie, gli ingredienti e poi il polpettone è uno dei miei piatti che amo particolarmente mangiare ma a cui non ho mai avuto il coraggio di dare forma!Su tuo suggerimento ci proverò!

  4. Questo post evoca il profumo di casa…la tua ricetta è ricca e saporita, diversa da quella che di solito utiliziamo in famiglia, la proverò sicuramente!
    buona giornata e buono studio!

  5. Hai ragione, il polpettone sa di casa e quello che è buffo è che anche le ricette tradizionali di famiglie che non sono la nostra danno comunque vita a un piatto comfort: il polpettone di mia suocera è molto diverso da quello della mia mamma, ma mi fa tornare ugualmente bambina…

  6. Credimi Giulina ognuno di noi, anche se non lo vuole ammettere, crede che i sogni si possano realizzare. Nessuno escluso. È umano e, soprattutto, giusto.
    Il polpettone a quest’ora a lavoro è un semplice attentato!
    :*

  7. complimenti a te Juls, che fai da stimolo ai miei sogni 😉 Mi fai credere che “prima o poi ce la farò!!!”… cosa dire di questo polpettone? Anche qui da noi si usa tanto, in fondo siamo in campagna e la carne (ma il maiale soprattutto) fanno da padroni alla cucina casereccia, quella delle nonne, quella delle cascine! Io lo adoro da matti il polpettone, e ad avercelo qui sotto mano potrei finirlo in men che non si dica! 😉 Un abbraccio grande!!

  8. Juls!Buonanno e..complimentoni per la svolta!Sono certa ceh sarà solo l’inizio di un brillantissimo futuro 😀
    Beh, proprio povero non mi pare sto polpettone, è bello ricco non trovi?
    Un bacioneee

  9. non cidermi perché ma il polpettone alla toscana è un classico della cucina di mia madre, donna del sud, e piace a tutti, nipoti compresi! è ottimo 😛
    annnoto volentieri il titolo del libro, grazie

  10. Cara Giulia, non andare dietro alla palla, guarda sempre in meta. Questo è il mio consiglio. Tu hai chiaro nella testa quello che sei e che vuoi fare, quindi non ci sono problemi, il goal è vicinissimo! Io ne sono super certa. Circa il polpettone, non c’è da dire molto, se non che è una sorta di DNA familiare, che uno si porta dietro da generazioni e che magari personalizza a sua volta come hanno fatto le mamme prima di te. Non ci sono dosi, non ci sono pesi, solo la saggezza domestica di salvare lo spreco trasformandolo in sapore e affetto da mangiare. Ti mando un bacione e ti invito passare da me domani, piccola festa, tanto gioco e niente cibo! Pat

  11. Coraggio e soprattutto in bocca al lupo. Sono fermamente convinta che le crisi ci regalino delle opportunità e che sia solo necessario guardare le cose da un’altra prospettiva. mi piacciono molto i contrasti cromatici della foto..quel tocco di celeste sulla salvietta è perfetto.
    😉

  12. In questi giorni sto vivendo momenti particolari perchè la mia azienda ci ha dato spunti motivazionali per la vita lavorativa ma anche personale per fare il carico di energie ed andare. Il sogno, proprio come tu hai citato, è stato il fulcro di ogni motivazione. Anche Nelson Mandela, per citare un GRANDE UOMO, ha detto: ” UN VINCITORE E’ SOLO UN SOGNATORE CHE NON SI E’ ARRESO”. E questo lo dico a te, a me stessa ed a chiunque nella vita non si accontenta ma punta più su. Per il polpettone seguirò i tuoi consigli perchè non so farlo un granchè. Un abbraccio

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