I miei libri preferiti di cucina toscana e Florentine

Florentine

Nonna tiene i suoi libri di cucina su una mensola vicino al camino. Sono poco meno di una decina di libri, gli stessi da quando mi ricordo. Il libro di Pellegrino Artusi è il più usurato, è il suo libro di riferimento per tutto ciò che vuole cucinare, dalle frittelle di carnevale al cinghiale in dolce forte. In casa mia non c’erano libri di cucina quando ero piccola, solo una vecchia enciclopedia culinaria che mamma aveva comprato a fascicoli in edicola, settimana dopo settimana, quando era una sposina che stava iniziando il suo percorso tra pentole e padelle. Da adolescente ho cominciato poi a raccogliere articoli e ricette prese dalle riviste di cucina in un quaderno di scuola, mantenendo una traccia delle mie torte e delle mie paste preferite.

Ho imparato a cucinare guardando mamma fare il ciambellone la domenica mattina, seduta su uno sgabello alto con un grembiule così grande che sembrava una camicia da notte. Ho imparato molte ricette toscane mentre facevo i compiti al tavolo di cucina di nonna, crescendo nell’odore generoso e senza pretese di ragù, minestroni e cotolette fritte.

Ho imparato a apprezzare la cucina e le tradizioni della Toscana anche attraverso i libri di cucina. Ho comprato il mio primo libro di ricette dopo l’università, quando ho iniziato a lavorare, con quel piccolo ma estremamente apprezzato stipendio mensile che spendevo equamente in profumeria e in libreria.

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