maggio 7, 2012
Happiness is baking a banana bread and having a think slice of it during the golden hour
Sono toscana fino al midollo, ma non mangio pappa al pomodoro tutti i giorni, anche se potrei facilmente sopravvivere una settimana solo con quella. Cerco di raccontare di ricette e ricordi legati soprattutto al cibo di tradizione toscana, perché è quello che conosco meglio, quello che mi ha resa quello che sono adesso, quello che mi ha dato una ragione per credere nei sogni. Ma se vuoi far colpo portami a cena in un sushi bar, oppure anche in un ristorante spagnolo potrebbe funzionare! Mangiamoci un hamburger gourmet con ketchup fatto in casa e un formaggio speciale prima di andare al concerto di Bruce Springsteen (manca solo un mese!) oppure sorprendimi con un take-away thailandese per togliermi il fiato.
Quindi scusatemi se oggi pubblico una ricetta per un banana bread, nessun ricordo d’infanzia legato a questo dolce umido e profumato, e no, non si trova nemmeno sui menu di carta macchiati di qualche trattoria di strada toscana. E’ stato il mio ultimo colpo di fulmine, e come tale si meritava un po’ di attenzione.

Pensavo che fossi un tipo da banana bread, mi ha detto Emiko quando le ho mandato un messaggio pieno di punti esclamativi per raccontarle che stavo per infornare il mio primo banana bread (sì, chattiamo parecchio!). E lo ero… Avevo anche comprato un pacchettino di costosissime e per nulla locali noci macadamia qualche giorno prima: sapevo che le avrei usate in un banana bread, ma non lo volevo ammettere, nemmeno con me stessa.
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maggio 5, 2012

Abbiamo responsabilità come food blogger? Da quando ho letto l’articolo di The Food Sage sulle responsabilità dei food writers sono sempre più convinta di sì. Scriviamo delle nostre abitudini alimentari, raccontiamo delle nostre convinzioni e della filosofia che sta alla base della nostra cucina. Se lo facciamo con criterio e consapevolezza possiamo essere influenti, anche senza rendercene conto.
Con influenti non voglio dire che veniamo invitati agli eventi mondani o ai talk show televisivi a raccontare la nostra personalissima visione del mondo e la nostra interpretazione dei misteri dell’universo. Vuol dire che sui nostri blog capitano mamme, studenti, semplici appassionati di cucina o persone alle prime armi in cerca di consigli: leggono, magari provano le nostre ricette, entrano a conoscenza delle nostre abitudini.
Qui siamo influenti, o possiamo esserlo. Possiamo mostrare con semplicità, senza discorsi roboanti, come si fa a mangiare bene, usando prodotti sani, di stagione, a km 0. Possiamo dimostrare che è fattibile, un giorno dopo l’altro. Pass it on.
Ecco perché amo Jamie Oliver. Perché è geniale, un grande uomo di marketing con una incredibile capacità comunicativa. Sua è l’idea del pass it on, della rivoluzione che parte dal basso per educare a mangiare bene, in modo consapevole. Il 19 maggio sarà il giorno del Food Revolution Day, un giorno in cui in tutto il mondo, in tutte le città, nelle mense, al parco, nelle case, si farà qualcosa per dimostrare che tutto questo è possibile.
Quindi oggi il mio post vuole soltanto essere cassa di risonanza delle attività di Milano, dove è stata organizzata una giornata speciale. Vi rimando al blog di Manuel e Jasmine, Labna, per tutte le informazioni in merito alla giornata di Milano, per un contest, un buffet ispirato dalle vostre ricette a altre attività!
Se avete notizie di altre attività realizzate in Italia, vi prego di segnalarle che provvederò ad integrare il post prima possibile! Ancora buon weekend a tutti!
Aggiornamenti
Anche a Torino il Food Revolution Day, tutte le info QUI!
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maggio 4, 2012

Vengo dall’orto, o meglio, da quello che forse un giorno diventerò l’orto. Al momento è un pezzetto di terra che cerchiamo di strappare alla gramigna, ma è un lavoro duro e ingrato. Da quando sono a casa mi sono messa in testa che non è possibile vivere in campagna e non avere un orto, no assolutamente, specialmente in questi periodi. Si raccomanda tanto il km0, ecco, facciamolo questo km0!
Ovviamente nonna cerca di insegnarmi le regole base: la zappa si tiene così, si zappa dal davanti e pian piano ti avvicini, l’insalata va messa a questa distanza, i semini della rucola sono troppi tutti insieme… è un processo continuo. E’ riuscita ad insegnarmi a cucinare, è fallita con la maglia, l’uncinetto e il ricamo, vediamo se con l’orto ha più fortuna…
Stamani abbiamo trapiantato l’insalata, ieri ho messo in terra la mia prima pianta di rabarbaro, perché se Maometto non va alla montagna… a Londra mi sono innamorata del suo gusto acidulo, di pie di rabarbaro e fragole, rabarbaro stufato con la clotted cream: volevo provare a vedere se riusciva ad infestare anche il mio giardino. Il tempo ci dirà se è nella posizione giusta!
Ma oggi in realtà volevo parlarvi di un altro progetto in corso che mi sta occupando da due mesi e che ha finalmente dato un senso alla mia idea di trasformare una passione in un lavoro.

In questi giorni uscirà in edicola Dolci tentazioni, una nuova rivista edita da Zero Editore dedicata completamente ai dolci: torte della tradizione, cioccolato, ricette bio… Ogni mese 60 ricette dalla colazione alla merenda, fino alla piccola tentazione serale. Read the rest of this entry »
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maggio 2, 2012

Succede spesso che le ragazze, crescendo, assomiglino sempre di più alle loro mamme, e si ritrovino a dire o fare cose che fino a pochi anni prima non tolleravano. Io me ne sono resa conto quando, ancora ragazzina, portai per la prima volta mia sorella all’asilo, un pulcino biondo più piccolo di me di nove anni.
La frase che più mi irritava – soffiati il naso – che mia mamma mi diceva ogni momento (sempre sofferto di adenoidi e raffreddore, io, ecco a cosa devo questa vocetta un po’ nasale che sentite nelle videoricette) mi uscì di bocca senza rendermene conto mentre avvicinavo un fazzolettino a fiori al nasino di Claudia. La lasciai alle maestre sconcertata, e mentre andavo in autobus a scuola mi resi conto che quello era solo l’inizio…
Dalla mamma si assorbono inconsapevolmente atteggiamenti, frasi e sguardi, cose che lì per lì, quando le vivi da figlia, sono spesso incomprensibili. Poi cresci e senza rendertene conto ti ritrovi ad avere anche gli stessi gusti di tua mamma in fatto di dolci. Read the rest of this entry »
Posted in Dolci, Ricette di casa mia, Torte, Videoricetta
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aprile 26, 2012

Mayonnaise like hollandaise is a process of forcing egg yolks to absorb a fatty substance, oil in this case, and to hold it in thick and creamy suspension. - Julia Child, Mastering the Art of French Cooking – 1961
In casa la maionese si è sempre comprata per due sole ragioni: i crostini ai peperoni estivi e la salsa tonnata per servire la vitella. Abbiamo infatti superato indenni gli anni ’80: mai gamberetti in salsa rosa da servire in foglie di insalata un po’ avvizzita alle cene tra amici dei miei genitori, niente pane in cassetta ricoperto di sottaceti, uovo sodo e gelatina o piccoli sandwiches con maionese e wurstel a rondelline da portare a scuola per la merenda. Io infatti ero quella strana che tirava fuori dalla cartella pane e prosciutto, crostata con la marmellata e mele rosse.
Poi così dal niente mi è venuta la voglia di fare le uova ripiene con tonno e maionese, in preda ad un revival vintage che è partito con la biancheria intima da pin up anni ’50, il rossetto rosso fuoco e i grembiuli da cucina a quadrettini. Volevo sentirmi una Marion Cunningham moderna, o meglio, una protagonista di Mad Men: niente di meglio per sentirsi più femminili e attraenti! Leggete la recensione della mia amica Benedetta, poi non ne vorrete perdere una puntata.. io devo cominciare a vederlo, voglio rimanerne ammaliata!

Che uova ripiene quindi siano, ma in chiave contemporanea, con una vera maionese fatta in casa, del tonno buono e un mazzetto di erbe aromatiche fresche appena colte in giardino. Per rimanere in tema vintage, chi meglio di Julia Child può insegnarci a fare una maionese perfetta? Read the rest of this entry »
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