Riso Arrosto alla Genovese. Perché noi Toscani non sappiamo usare il riso avanzato?

aprile 24, 2014

Riso Arrosto alla Genovese

Alla fine di un pranzo ti alzi da tavola soddisfatta e cominci a sparecchiare. Ti giri intorno e passi alle pentole e padelle che hai abbandonato sul fuoco per controllare gli avanzi. Alcuni sono programmati, lasciati lì per la cena o per il pranzo del giorno successivo. Spesso migliorano con il tempo, come le lasagne o gli stufati di carne. Altri sono invece avanzi che dovrai reinventare in qualche modo per renderli appetibili, sfide culinarie che ti divertono.

Il risotto per me fino a poco tempo fa era un vero spreco. Appena fatto è un comfort food per eccellenza, cremoso e invitante. Ma passato poco tempo, quando ormai freddo rimane sul fondo della pentola, perdeva qualsiasi attrattiva. Colpa della tradizione toscana, questa volta possiamo dirlo, che si ingegna per trovare modi di usare fino all’ultima briciola di pane raffermo, ma tralascia modi inventivi per usare il risotto.

Poi è arrivato Curtiriso e il suo menu tutto a base di riso, e mi son ritrovata a fare la seconda ricetta che nasce per l’utilizzo di un risotto avanzato. Da Il talismano della felicità di Ada Boni ho scelto il riso arrosto alla genovese come seconda ricetta per il menù della tradizione, un primo che mi incuriosiva per la gratinatura croccante del riso.

All’origine di questo tipico piatto genovese c’è una cucina gestita all’insegna dell’economia. Prima di assumere una fisionomia tutta sua ed assai elaborata, il riso arrosto non consisteva infatti che nel risotto residuato del pranzo, messo semplicemente e direttamente in teglia e “strinato” in forno. (“Codice della Cucina Ligure” edizioni SEP-Il Secolo XIX) Read the rest of this entry »

La torta pasqualina di mamma. Come tornare a casa.

aprile 22, 2014

Torta Pasqualina

Quando devi andare a fare un corso di cucina la tua mente si concentrata sull’obiettivo, ripassi le ricette, pensi al trucco, ai vestiti, ai capelli che si stanno finendo di asciugare sotto alle mollette messe per tenere la piega. Speri di aver preso tutti gli ingredienti necessari e soprattutto di non aver dimenticato nessun strumento indispensabile. Tipo, avete mai fatto un’arista alla fiorentina senza lo spago per legarla? No, ecco, non provateci.

Quando devi andare da qualche parte sei concentrata sulla strada, speri di non incontrare intoppi, non puoi e non vuoi perderti. Ogni ostacolo, un trattore in campagna, un passaggio a livello, una svolta sbagliata, ti allontana dal raggiungere la meta. Hai orari da rispettare e impegni già fissati.

Tornare a casa è diverso, spesso puoi permetterti di guardare intorno a te, puoi goderti il panorama. C’è un momento particolare che mi incanta ogni volta, quello poco prima che faccia buio, quando il cielo si scolora verso l’azzurro della sera. Sei solo con i tuoi pensieri, sei in macchina, accendi la radio e cerchi di stazione in stazione le canzoni che ti riportino a casa, da cantare a voce alta anche se sei stonata. Guardi le silhouette degli alberi che si stagliano sul cielo pallido, pensi alla giornata, ti pregusti il momento in cui tornerai a casa.

Di solito sono presa da una strana calma, la calma di aver già fatto quello che dovevo fare. Questo è il tempo per me, il tempo del ritorno a casa.

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Arancine di riso con asparagi, uovo e taleggio. Una vita fa, il sapore dell’estate.

aprile 17, 2014

Arancine di riso con asparagi e taleggioChe sapore ha l’estate? Me ne vengono in mente diversi, mutevoli come le onde del mare. Ultimamente direi pasta con le melanzane, il ricordo più vivido dell’estate passata in una casa sulla spiaggia in Maremma. Da piccola avrei detto cocomero, schiacciatina con il rosmarino o bomboloni alla crema. Durante il periodo dell’università l’estate ha avuto per un breve periodo il sapore delle arancine di riso siciliane, il profumo dei gelsomini e i colori sbiancati dal sole di una vacanza in agosto a Pachino, la punta più meridionale della Sicilia.

Quante volte negli anni successivi ho sognato quei piccoli momenti perfetti di una vacanza con gli amici. Passavamo le ore più calde in spiaggia, come si addice a quattro giovani che non avevano capito nulla della tempistica della giornata, sempre immersi in acqua, per poi risalire a Pachino nel tardo pomeriggio. Prima di cena ci fermavamo sempre al bar Ciclope, proprio nella piazza centrale del paese. Aveva tanti tavolini sistemati sotto agli alberi che ci davano un po’ di fresco con la loro ombra. Era il momento della merenda, con i capelli ancora appiccosi di sale, la pelle ancora profumata di mare e quella spossatezza rilassata che solo una giornata passata in acqua può darti.

Al solito ordinavamo un’arancina, una granita e spesso anche un cannolo. E passavamo l’ora più divertente dell’intera giornata lì, a fare quella che passava da merenda a aperitivo, per poi correre a casa della nonna di Laura dove ci aspettava anche la cena. Come dire di no. Read the rest of this entry »