Occhi di bue, biscotti così grandi che si tengono con due mani.

dicembre 15, 2014

Occhi di bue

Tenevo gli occhi di bue con due mani, avvolti in un tovagliolino di carta, come se fossero una brioche o un panino.

Erano i biscotti più grossi della vetrina della pasticceria, perfetti nella loro rotondità, ammiccanti con il cuore di marmellata o di cioccolato. Quando andavamo a San Gimignano a trovare nonno, mamma si fermava spesso nella nostra pasticceria preferita per un cappuccino e qualche chiacchiera con la gente del posto. In questa occasione potevo scegliere qualcosa dal banco della pasticceria, qualcosa di dolce tutto per me. Che fossero i risottini fragranti e spesso ancora tiepidi o gli occhi di bue, la frolla era sempre protagonista.

Gli occhi di bue sono una costante rassicurante dei banconi della pasticceria, dei bar o del forno locali, sempre presenti da quando ero piccola. Quando andavo a scuola la mattina mi fermavo al forno a prendere una schiacciatina per la merenda e loro erano lì, in un vassoio di carta, ordinati, rotondi. Read the rest of this entry »

Tiramisù di Natale al tè. Al tiramisù non posso resistere…

dicembre 9, 2014

Tea tiramisu

Al tiramisù non posso resistere. Durante i primi anni dei corsi di cucina mettevo sempre il tiramisù come scelta tra i dolci da fare a fine pasto. All’inizio del corso mi accomodavo in cucina, all’ormai famoso tavolo di marmo, e elencavo le opzioni del menù che avremmo dovuto creare insieme nelle tre ore seguenti. Pasta fresca, gnocchi, lasagne, arista, tacchino, contorni… e poi arrivavo ai dolci. Partivo speranzosa con il castagnaccio, proseguivo con cantucci e zuppa inglese, e poi finivo con il colpo di scena. Se no, ci sarebbe il tiramisù.

I miei clienti si scambiavano qualche sguardo complice e poi rispondevano immancabilmente in coro: il tiramisù. Come sbagliarsi. Mettevo da parte per un po’ pasta e arrosti e si cominciava con la preparazione passo passo del tiramisù. Tutti partivano con l’idea di qualcosa di molto complesso, di lunga preparazione e pesante. Alla prova dei fatti si stupivano poi per quanto fosse semplice e, oserei dire, leggero.

A differenza della maggior parte dei tiramisù che avevano provato nei ristoranti, infatti, nella versione familiare si usano chiare montate a neve al posto della panna, che alleggeriscono molto il risultato finale, rendendo a mio parere il tiramisù un dolce più gestibile, un fine pasto a cui difficilmente qualcuno sa dire di no. Basta superare l’ansia per le uova crude… Read the rest of this entry »

Cibo di casa. Zuppa di patate, porcini e castagne

dicembre 4, 2014

Zuppa di patate, porcini e castagne

Vi ho parlato spesso di Elizabeth David, una food writer inglese che negli anni ’60 ha fatto riscoprire all’Inghilterra la buona cucina e che ancora oggi è uno degli esempi più alti di come scrivere bene di cibo. La sua scrittura è calda e sensuale, elegante.

Elizabeth David ha avuto una vita avventurosa, ha girato il mondo, dal Mediterraneo all’India, riportando in Inghilterra la cucina di altri paesi.  Aveva anche un bel caratterino, era una donna di polso, a volte un po’ snob. Questi suoi tratti spesso emergono nei suoi libri con un guizzo di vivacità, provocazione e humor. Tante volte ho pensato che avrei voluto assomigliarle, scrivere come lei, avere la sua stessa sensibilità, eleganza e fascino.

Poi ho letto Home Cooking: A Writer in the Kitchen di Laurie Colwin. Ho scoperto una donna che ammiro, che mi fa sentire normale nel mio modo di vivere la cucina e di essere. E credetemi, questo a volte è difficile.

Laurie Colwin è una scrittrice americana nata a Manhattan che dagli anni ’70 ha pubblicato molte storie brevi e ha scritto per Gourmet Magazine. La sua passione per il food writing era seconda solo al piacere di condividere quel cibo con gli amici. Ecco che pubblica quindi due raccolte di saggi, ricette e ricordi, Home cooking e More home cooking. Read the rest of this entry »