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La trippa alla fiorentina

Abbiamo già avuto modo di vedere come in Toscana ci sia una grande passione per interiora, frattaglie e parti meno nobili – ma non per questo meno gustose – degli animali: crostini di fegatini di pollo o di coniglio, crostini di milza, fegatelli cotti con la rete, il buristo, il paracore, il lampredotto di Firenze e la trippa!

La trippa è un termine comune per indicare tre tipi di interiora di vitello, tutti appartenenti allo stomaco dell’animale (il bovino ha infatti quattro stomaci): il rumine, il reticolo ed il foiolo, che per me non differiscono di sapore ma soltanto di apparenza, in quanto sono più o meno frastagliati in superficie.

Trippa alla fiorentina

La trippa è un alimento tradizionale di molte parti d’Italia, questo è il modo in cui viene cucinata a casa mia, nel modo detto ‘alla fiorentina’.

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Trippa alla fiorentina

Portata Carne, Secondo
Cucina Toscana
Preparazione 10 minuti
Cottura 50 minuti
Tempo totale 1 ora
Porzioni 4
Chef Giulia

Ingredienti

  • 800 g di trippa, precotta
  • 500 g di pomodori maturi, o 500 ml di passata di pomodoro
  • 1 carota
  • 1 cipolla rossa
  • 1 gambo di sedano
  • 1 ciuffetto di prezzemolo
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe nero macinato fresco
  • Parmigiano Reggiano grattato

Istruzioni

  • Lava la trippa in abbondante acqua corrente, poi scolala e tagliala a striscioline sottili.
  • Fai un battuto finissimo con carota, sedano, cipolla e prezzemolo e fallo soffriggere lentamente in un tegame ampio con abbondante olio extravergine di oliva.
  • Quando il soffritto si è colorato ed ammorbidito, aggiungi la trippa e lasciala insaporire girandola bene per una decina di minuti.
  • Nel frattempo sbuccia i pomodori e tagliali a cubetti, poi passali con il passatutto o frullali con il mixer per avere una salsa liscia e omogenea. Allungala con una tazza d’acqua e versala sulla trippa, sala e pepa e lascia cuocere con un coperchio a fuoco dolce per circa 40 minuti, prestando attenzione a che non si asciughi troppo.
  • Ovviamente la quantità di liquido dipenderà dal tipo di pomodoro, quindi se ti pare che la trippa non sia ancora cotta ma abbai finito il liquido, aggiungi un po’ d’acqua, mentre se è quasi giunta a cottura ma è ancora troppo brodosa, lasciala cuocere a fuoco vivace senza coperchio per qualche minuto.
  • Alla fine la trippa non dovrà risultare liquida ma nemmeno asciutta: deve esservi abbastanza sugo per fare la scarpetta. Servila con un po' di Parmigiano grattato
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Alla fine la trippa non dovrà risultare liquida ma nemmeno asciutta, perché non potete privarvi dell’esperienza di mangiarci qualche (solo qualche?) bella fetta di pane toscano inzuppato nel sughetto.

Queste quantità sono per 4 persone, ma sabato io e mamma l’abbiamo finita, visto che siamo le uniche in famiglia ad amare la trippa! Fortunatamente la trippa è un alimento ipocalorico (strano ma vero!) visto che contiene solo il 5% di grassi.

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This Post Has 19 Comments
  1. Pura tradizione questa, meno male che nonna Menna ci permette di seguirne il filo.
    Non vado matta per la trippa ma è vero che in Toscana le interiora le sanno proprio fare (bella anche la foto). Buona giornata!

  2. non amo la trippa anzi… ma mio marito ne va matto quindi qualche volta mi capita di cucinarla, la prossima volta proverò questa tua ricetta mi sembra niente male, io magari mi cucinerò altro 😀
    baci cara.

  3. questo è uno di quei piatti della sana tradizione italiana a tutto gusto e anche se nn è tra i miei piatti preferiti al tua la mangerei molto volentieri !!bacioni imma

  4. Ciao Juls! Non vado matta per la trippa anche nel lazio si cucina in maniera simile ma la adoro la tua rubrica di cucina tradizionale è davvero interessante!
    Baciooo

  5. Ho gia’ commentato di la’. Bene, naturalmente.

    Qui ti volevo dire che non sapevo che la trippa avesse cosi’ pochi grassi. Mi sembra strano, anche perche’ i trippai dicono che in cottura va sgrassata spesso e che tanti anni fa, quando davano la trippa per chi ci voleva cenare a casa, aggiungevano un po’ di grasso alla pentolina del compratore, giusto per aggiungere sapore.

    Comunque sia, e a proposito di grassi: sto per inaugurare, in collaborazione con un’altra foodblogger, una sezione speciale intitolata “Ricette a quasi-zero-grassi”. Semmai ne parliamo Mercoledi prossimo. Intanto oggi hopubblicato una ricetta a totalmente-zero-grassi. Buona, dacci un’occhiata.

  6. @ Dada: in effetti grazie a nonna sto ricontruendo il mio background familiare e soprattutto alimentare!
    @ Betty: in effetti… o si ama o si odia… eh eh! un abbraccio
    @ Imma: carissima! certo, è difficile rientri tra i preferiti… ma è buonaaaa!
    @ Micaela: buona e leggera, cosa che non guasta!
    @ Elisa: grazie Elisa! avevo letto, infatti, che è anche tipica del Lazio!
    @ Valli: no, questa no, non te la faccio sabato! per te tanto maiale e dolci al cioccolato, eh?
    @ CorradoT: ha solo il 5% di grassi, così ho letto… e anche mamma mi ha detto che è leggera.. ora tra leggera e digeribile amgari ci corre, però nonostante ne avessi mangiata, ahem, 4 etti… stavo bene!
    vengo a vedere in attesa di mercoledì!

  7. Quando ero piccola ne mangiavo delle pentole intere e chiedevo sempre a mia nonna di prepararmela. Ora da adulta non la mengio più, ma lo quanto è buona!

  8. eh no…. la trippa proprio no…. sei tanto brava e carina cara la mia twin, ma la trippa proprio non ne la far vedere 🙂
    ma ti voglio bene comunque!!!!!!

  9. @ Elga: allora anche per te è un sapore dell’infanzia! altro che formaggini, kinder o patatine.. la trippa! siamo proprio state tirate su bene! =P
    @ Babs: menomale mi vuoi bene comunque! quando vieni a trovamri non te la faccio troavare, allora!
    @ Chiara: sono stata di là… CONGRATULAZIONI! TANTI AUGURI!!!

  10. Juls grazie infinite, sei dolcissima!!!!!!!
    e si era da un pò che rimandavo, ma solitamente fin quando nn faccio una cosa nn ne parlo, sai nn si sa mai le sorprese che riservano la vita, ma qst volta nn ho potuto resistere:)!!!
    ancora grazie!!!
    bacioni!!!

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