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La mozzarella in carrozza e l’aperitivo dell’Italian Table Talk

La prima volta che ho bevuto un caffè al bar l’ho fatto per non essere da meno con le altre amiche dell’università, che la mattina si incontravano prima di andare a lezione a prendere un macchiato o un ristretto, una scusa per fare due chiacchiere in piedi prima di riempire quaderni e quaderni di appunti durante comunicazione pubblica o semiotica. Il caffè non mi piaceva nemmeno troppo, ma non volevo perdermi quel momento di condivisione, quel rito sociale così affascinante ai miei occhi di giovane studentessa.

Partii col macchiato per mascherare il sapore del caffè, e per mesi non sapevo nemmeno come berlo – lasciavo il cucchiaino dentro alla tazzina e ogni volta mi sporcavo il naso di schiuma – fino a che Laura, che non a caso è diventata la mia migliore amica, mi disse: ma il cucchiaino lo puoi appoggiare sul piattino, sai?!

Da lì è stata tutta discesa, son passata all’espresso senza zucchero dopo qualche mese e mi sono innamorata del gusto del caffè. Il rito sociale si è trasformato in un momento di piacere personale, a casa o al bar, purché il caffè sia buono.

Per quanto riguarda l’aperitivo con le amiche, ahime, sono ancora al livello del rito sociale. Ed è proprio questo – l’aperitivo, il rito sociale e tutto quello che vi ruota intorno – il tema dell’Italian Table Talk di luglio. Abbiamo infatti voluto approfittare di questo clima vacanziero, leggero ed estivo, per immaginarci in fondo alla giornata con la pelle abbronzata dal sole in un bar sul lungomare a fare un aperitivo che ci riconcilia con il mondo. Emiko ha preparato una guida all’aperitivo, un vademecum su come affrontare nel modo corretto questo rito sociale. Valeria ci racconta dell’aperitivo a Padova e nel nord est, con qualche buon consiglio su dove godersi uno spritz come si deve, mentre Jasmine ci offre qualche consiglio sull’aperitivo a Milano corredata da una ricetta per un perfetto negroni sbagliato.

Già sapete che ho un rapporto del tutto particolare con l’alcool, che non bevo vino, mi avventuro di rado sulla strada dei cocktail e ho imparato ad apprezzare la birra solo da qualche mese. Capite bene quindi che per me l’aperitivo è essenzialmente rito sociale, una scusa per incontrarsi con gli amici di fronte ad un bicchiere di qualcosa, alcolico o meno, e di speluzzicare cibo più o meno di qualità da un piattino riempito grazie ad anni di esperienza accumulati giocando a tetris.

Fortunatamente esistono aperitivi analcolici – crodino, sanbitter, spuma… – ma anche in questo caso non è che ne vada pazza. Sì, per mangiare sono la persona più aperta del mondo, provo senza remore di tutto e apprezzo quasi tutto, ma per bere ho qualche problema in più… Quello che più mi piace è ordinare un cocktail analcolico alla frutta – di solito aspro, non dolce – e farmi stupire dal barista che gioca con la frutta di stagione. Anche in questo caso bisogna aver fortuna e trovarsi nel bar giusto. Fortunatamente Emiko mi ha fatto scoprire il Golden View Bar di Firenze, proprio accanto a Ponte vecchio. Non solo è in una location perfetta, centrale ed estremamente romantica, con gli Uffizi di fronte che si riflettono sull’Arno, ma lì si possono trovare anche ottimi cocktail analcolici che non vi faranno sfigurare rispetto agli ordini più interessanti degli amici.

Per non fare la solita noiosa a volte provo anche ad ordinare un cocktail alcolico – uno spritz negli ultimi mesi, un bellini o un mimosa all’inizio, o rarissime volte un mojito se proprio voglio esagerare – e qui nasce il problema. Ho bisogno di mangiare per non essere annebbiata dai pochi sorsi di alcool, che non mi rendono loquace o più simpatica, no, mi riducono in uno stato catatonico e mi stampano un sorrisino incerto sulle labbra.

Trovai la soluzione ai primi aperitivi ai tempi dell’università: qualcosa di fritto. Che fossero olive all’ascolana, verdure, mozzarelline o pasta di pane, i coccoli, l’importante era che fosse fritto. In quel modo riuscivo a mantenermi brillante e a rispondere a tono, rispettando quello che è il vero diktat dell’aperitivo italiano: divertirsi con un buon drink, spiluzzicare qualche assaggino e cercare di rimanere lucidi almeno fino alla cena!

La mozzarella in carrozza è uno dei piatti che per me simboleggiano gli anni ’80 e la mia infanzia, la cena premio che una volta al mese mamma ci regalava, croccante, con la mozzarella filante, da mangiare così caldo che bruciava le mani e la bocca… era impossibile aspettare che freddasse, andava gustato subito, tenendolo con un pezzetto di carta da cucina che cercava di assorbire in qualche modo l’olio in eccesso, ma che alla fine buttavo via con impazienza, l’ultimo ostacolo tra me e il morso perfetto.

La ricetta è semplicissima, e pertanto richiede la massima cura nella scelta degli ingredienti: un pane cotto a legna con la mollica ben compatta, uova fresche e una mozzarella come Dio comanda: che sia fiordilatte o mozzarella di bufala, non pensate che l’essere racchiusa tra due fette di pane ben fritto vi permetta di scegliere una di quelle che sanno di plastica. La mozzarella deve cantare e filare, è una principessa in carrozza.

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5 da 1 voto

La mozzarella in carrozza

Portata Antipasto, Aperitivo
Cucina Italiana
Preparazione 10 minuti
Cottura 5 minuti
Tempo totale 15 minuti
Porzioni 6
Chef Giulia

Ingredienti

  • 1 mozzarella di bufala da 300 g
  • 12 fette di pane cotto a legna
  • 2 uova
  • Farina
  • Sale
  • Olio per friggere

Istruzioni

  • Tieni la mozzarella a temperatura ambiente per una decina di minuti e cerca di sgocciolare l'acqua in eccesso.
  • Affetta il pane in fette di 1 cm e con un bicchiere ricava 12 cerchi nella mollica, cercando di farli tutti uguali. Taglia anche la mozzarella in fette alte 1 cm e sistemale al centro di due cerchi di pane. Ferma il tutto con uno stuzzicadenti
  • Passa il pane nella farina, poi nell'uovo sbattuto e infine friggi la mozzarella in carrozza nell'olio bollente per pochi minuti, finché non è dorato da entrambi i lati.
  • Togli il pane dall'olio, appoggialo in un piatto con carta da cucina per assorbire l'olio in eccesso, sala e servi subito.
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Per approfondire la ricetta, vi consiglio questo post della Cuochina Sopraffina, che dibatte anche sulle origini della ricetta, campane o laziali?

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… e un grazie alle mie amiche di aperitivo! 🙂

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This Post Has 10 Comments
  1. Che bel post, belle parole e bellissime foto! Bello tutto 😀 Bravissima!
    …ma sai che non le ho mai assaggiate le mozzarelle in carrozza?! Vorrei rimediare 😛

  2. Mamma mia, mi hai messo una voglia pazzesca di mozzarella in carrozza, che non mangio da un secolo!
    Io per l’aperitivo prediligo una bella birra ghiacciata, un bicchiere di prosecco oppure ho scoperto l’Hugo, cocktail trentino a base di prosecco, sciroppo di sambuco e menta fresca.. una delizia rinfrescante in estate!

  3. Che voglia di mozzarella in carrozza mi hai fatto venire! Meno male che tra pochi giorni vado in vacanza e la mamma me la farà di sicuro 🙂

  4. Io adoro l’aperitivo, la trovo un’invenzione geniale per risolvere la cena in modo pratico, divertente e anche gourmet (se certo viene fatto nei posti giusti).
    Anche io non amo particolarmente i super-acolici, lo spritz è il bicchiere perfetto, ma per anni mi sono distinta per una scelta controtendenza: il succo di pomodoro!
    Inizialmente era una scelta di dieta, poi mi sono accorta che era proprio buono….e ancora spesso me lo prendo. Prova, te lo consiglio, a me piace davvero tanto: solo sale e ghiaccio, prova e poi fammi sapere!
    ciao

  5. Io il caffé continuo a non prenderlo, al massimo il cappuccino. Però l’odore mi piace. I cocktail, invece, mi piacciono: fruttati, non troppo alcolici. La sangria, poi… Però la mozzarella in carrozza vince su tutto: su alcool, caffé, e riti sociali.

  6. Post bellissimo… ma l’ultima foto mi piace così tanto: la luce.. i sorrisi…. Siete talmente belle che sembrate finte…
    E non credo di aver mai mangiato una mozzarella in carrozza fatta come si deve!


  7. Lo sai perche’ il fritto funziona?
    Perche’ fodera le pareti dello stomaco di grasso e ritarda l’assorbimento dell’alcool rendendolo graduale. Segreto di un amico sommelier che ha lavorato per anni in Russia, dove le trattative si concludono a giri di Vodka 🙂

    Bellissimo post, come sempre atmosfera magica e sognante, trovo che da quando hai scritto l’ultimo libro hai veramente messo a fuoco la tua blogging identity e questo posto e’ una fresca e piacevole emanazione di te, davvero piena di grazia. Brava brava brava, era un sacco che volevo dirtelo.

    xxx
    Chiara

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