
Quella che vi presento oggi è il frutto dell’esperienza di due dei più grandi esperti di cucina che abbiamo in famiglia, uno del ramo materno e uno del ramo paterno. A novembre ho cominciato a vedere Pan co’ Santi su numerosissimi blog, quindi volevo anche io presentarvi la mia personalissima versione di questi tipico dolce autunnale, che a Siena e dintorni si comincia a mangiare attorno al giorno dei Santi e ci accompagna per mano lungo i sentieri autunnali fino a che il suo posto non viene preso dal panforte.
L’unico problema è che io ho sempre mangiato pan co’santi comprato o regalato, non mi ero mai provata a farlo, forse per la mia naturale anti-predisposizione a tutto ciò che è lievitato, come ben sapete.
È partito quindi il solito giro di telefonate per individuare in famiglia una traccia di tradizione.
Il primo che ho chiamato è stato Gelsomino, cugino di mamma. È stato cuoco di professione fino a qualche anno fa, adesso è in pensione e si diverte a cucinare per parenti ed amici. Ha imparato a spignattare da piccolino, perché sua mamma lavorava e quindi lui, essendo il più piccolo di famiglia, aveva il compito di badare ai tegami sui fornelli. Per poter quantificare quanto è bravo a cucinare e quanto lo faccia volentieri, vi basti sapere che qualche anno fa aveva sfornato un po’ di schiacciate pasquali per gli amici e i vicini… erano 47!
Insomma, da lui ho recuperato il modo di trattare gli ingredienti aggiuntivi che arricchiscono il pane: uvetta, noci, olio, zucchero.
La seconda esperta a cui ho telefonato è zia Teresa, che poi in realtà è la cugina di babbo, ma io la chiamo zia come chiamo zii tutti i cugini di babbo (e sono tanti!). Zia Teresa è un’aggregatrice eccezionale, i suoi pranzi natalizi e pasquali sono famosi per quanti riesca a farci mangiare tanto e bene e in un’atmosfera festosa e familiare. È il riferimento per tante ricette, soprattutto per quelle melfitane, visto che è originaria della Basilicata come tutto il ramo paterno della famiglia. Lei mi ha spiegato con dovizia di particolari come impastare il pan co’ santi e i tempi da rispettare.
Alla fine, unendo le due ricette e i due rami della famiglia, questo è il risultato! (trovate la ricetta anche su Made in Kitchen).

Ingredienti per 2 piccoli panetti:
- lievito di birra, 45 gr (circa 2 panetti)
- farina, 450 gr + quella che prende
- uvetta, 165 gr
- noci, 250 gr
- zucchero, 50 gr
- sale, 1 cucchiaini
- pepe, ½ cucchiaino
- condimento, 100 gr (olio, burro o strutto)
- vino rosso, 150 ml
- tuorlo d’uovo per lucidare
E’ necessario lavorare in due fasi.
La sera prima, o almeno 6 ore prima, sciogli metà lievito con dell’acqua tiepida (circa 150 ml), incorpora un po’ di farina con le mani e coprilo con la farina rimanente mettendo tutto in una ciotola ampia. Io questo procedimento l’ho fatto alle 4 di mattina di ritorno da un venerdì sera a Firenze.. ormai che ero a far tardi…
Attendi fino al giorno dopo o fino a quando la farina non è scoppiata. Cosa significa ‘scoppiata’? Fino a che non l’ho visto non riuscivo ad immaginarmelo: il lievito prende vita ed esce da sotto alla farina, creando dei cretti e di piccoli rivoletti di pasta lievitata.
Onde evitare sorprese, io avevo messo tutto dentro al forno… metti che poi scoppiava davvero, come gliela spiegavo a mamma il giorno dopo la farina su tutta la cucina?
Metti in ammollo l’uvetta in acqua tiepida. Scalda il condimento (io ho usato solo olio extravergine di oliva) in una padella ed aggiungi noci spezzettate, uvetta strizzata e zucchero. Lascia insaporire qualche minuto e togli dal fuoco. Fallo raffreddare.
Aggiungilo poi alla farina con il rimanente lievito sciolto in acqua tiepida (sempre circa 150 ml) e tutti gli altri ingredienti. Impasta per circa 10 minuti finché non è tutto ben incorporato e la pasta è liscia al tatto e si stacca bene dalle mani. Lascia lievitare per circa 2 ore, fino a che non raddoppia di volume. Quando si è raddoppiata, impastala nuovamente per circa 5 minuti e forma 2 panetti: incidili con un taglio a croce e falli lievitare ancora una volta fino a che non raddoppiano di nuovo. A questo punto spennellali con del tuorlo d’uovo e cuocili in forno caldo a 180°C per circa 40 minuti.
Lascia raffreddare bene. Sono molto meglio il giorno dopo!

Leggi anche:
- La Cucina di Nonna Menna: la schiacciata coll’uva
- La cucina di Nonna Menna: il castagnaccio
- La cucina di Nonna Menna: i cavallucci
- La cucina di Nonna Menna: la torta di riso
- La cucina di Nonna Menna: la frittata di zucca




























Che bel post!!
Quanto mi piacciono le ricette famigliari!!!
[...] 18 La cucina di Nonna Menna: il pan co’ santi I migliori blog di [...]
juls…io vorrei cavallucci me li fai ?
@ Alem: questa è bifamiliare, come una villetta!
@ Genny: ubbidisco! li faccio nex week! =)
Deve essere proprio buono! e poi queste ricette tradizionali mi piacciono molto!
Ciao! allora..ce ne incarti e ce ne spedisci uno?? noi lo adoriamo, ma non lo abbiamo mai fato! è un dolce rustico e casereccio..e ricchissimo!
un bacione
Non l’ho mai mangiato sai? Un po’ come la metà delle ricette che ci proponi, ed è proprio per quello che mi intrigano! Ma com’è? Cioè…morbido o duro?
E complimenti al cugino Gelsomino, è geniale già solo il nome!
Ciao Juls!
Ecco una specialità toscana della quale ho sempre sentito parlare, ma che non ho mai avuto il piacere di assaggiare. Mi piace molto questa cosa di intervistare i parenti prima di fare una ricetta, è anche un ottimo modo per sentirli più spesso e mantenere ben salde le tradizioni familiari! Prendo nota della ricetta, un bacio Ju
Ciao Giulia,
ho appena postato delle ricette rinascimentali (adattate), tra le quali una toscanissima: il Pancristiano.
(e’ un po’ pesante, pero’…..)
PS – Buonissimo il tuo pan co’ Santi. L’ho mangiato una volta, nel Senese, e me lo ricordo ancora. Loro lo chimavano Panbriaco.
BRAVA
@ Gloria: grazie! dovresti assaggiarlo!
@ Manu e Silvia: ecco, avete ragione, ricco lo descrive bene come aggettivo, c’è quasi un rapporto di 1 a 1 tra farina e ingredienti che danno sapore!
@ Fiordilatte: allora, com’è.. non è mornido come il pane, è un po’ più duro e compatto e consistente, poi dipende dalla cottura e da quanto sei brava (o NON brava) a farlo lievitare.. quello di mia zia è più soffice, il mio èiù compatto, tende a sbriciolarsi, ma non come un biscotto! Mitico Gelsomino, si chiama proprio così!
@ Camo: devi venirmi a trovare, che ti faccio assaggiare questa e tante altre cose!!!
@ CorradoT: corro a vedere!! pan briaco perché c’ho messo anche il vino, sì!
Come ti ho detto il lato paterno della mia famiglia è toscano, quindi conosco questo dolce anche io l’ho sempre assaggiato comprato (ti dico la verità non i fa impazzire) nonostante tutto la versione fatta in casa dalla tue mani non me la lascerei di certo sfuggire… Ha proprio un bell’aspetto ti è venuto benissimo!
Bellissimo questo pan dei santi e come profuma di tradizioni!!!!
Sai Juls non credo di averlo mai assaggiato.
Buona giornata!!!
Scopro solo ora il tuo blog. Complimenti, è molto carino!
ciao
Enrico
@ Elisa: grazie Elisa! anche per me non è uno dei miei dolci preferiti, però mi son divertita a farlo! =)
@ Stafania: ma come?? una fiorentina che non ha mai assaggiato il pan co’ santi? allora è proprio senese senese!!
@ Lefrancbuveur: ciao, grazie per la visita, vengo a restituirtela! =)
Ciao Juls! ti ho scoperta da poco…complimenti per le tue ricette!!
A presto
Patricia