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La merenda e la zuppa inglese

A che ore vi mettete il pigiama? Le persone normali, in teoria, attorno alle nove o dieci di sera, dopo cena e dopo la doccia, poco prima di infilarsi a letto, quando la giornata può dirsi conclusa. Ai tempi della scuola io mi mettevo il pigiama attorno alle tre del pomeriggio, dopo pranzo, prima di cominciare a fare i compiti.

Appena finivano le vacanze estive entravo nella mia fase letargica, lenta. Godevo dei pomeriggi passati con calma a fare i compiti, in pigiama, con la radio in sottofondo, enormi ciabatte di peluche colorate ai piedi, nonna nella stanza accanto o a leggere vicino a me sul divano. Stendevo i libri sul tavolo di marmo del salotto, aprivo astuccio e quaderni, e piano piano lasciavo scorrere le ore. Ve l’ho mai detto che ero una secchiona a scuola? Spero però di essere stata almeno simpatica…

zuppa inglese

Il mio momento preferito di ogni pomeriggio era la merenda. Ogni pomeriggio che ho passato in casa a studiare, dalle elementari fino alla fine del liceo, ogni pomeriggio alle cinque si faceva il tè. Non importava se per il giorno dopo avevo pochi compiti o magari dovevo fare un tema, un riassunto, disegnare una cartina fisica della Russia a colori o negli ultimi anni tradurre Seneca o studiare fisica (ahia! il mio tallone d’Achille). Alle cinque mi concedevo mezzora di pausa per la merenda. È un diritto sacrosanto di ogni bambino in età scolare!

Oggi con le ragazze dell’Italian Table Talk parliamo proprio di merendaEmiko ci racconta un classico, e forse uno dei miei modi preferiti di fare merenda, il pane e pomodoroValeria invece ha preparato dei biscotti che sarebbero perfetti con una tazza di tè, la sua versione dei grancereale. Jasmine infine va sul dolce e sostanzioso, lo zabaione.

zuppa inglese

È iniziato l’autunno, si sono riaperte le scuole e il mio primo pensiero a metà pomeriggio è ancora quello di metter su una tazza di tè, fermarmi cinque minuti e mangiucchiare qualcosa di buono. Anche a livello familiare per noi la merenda è un momento di incontro. Quando i miei genitori tornano da lavoro, se non è troppo tardi, ci beviamo un tè, magari con qualche biscotto secco, e chiacchieriamo di come è andata la giornata.

Ma i biscotti secchi con il tè sono solo l’ultimo di tanti possibili abbinamenti che crescendo hanno allietato il pomeriggio. Solitamente era pane e… olio, pomodoro, marmellata, prosciutto, cioccolata (solo in rarissimi casi). Qualche volta un toast caldo, con prosciutto cotto e formaggio, specialmente se fuori era freddo e avevo bisogno di scaldare le mani che si erano intorpidite a stringere una penna o a sfogliare il vocabolario di Greco.

Con l’arrivo di Claudia le cose cambiarono, e in meglio. Io dovevo sempre limitare i dolci, per questa strana tendenza a diventare cicciottella, mentre lei era secchina e non mangiava nulla, quindi nel pomeriggio vennero introdotte dolcezze che la sostenessero un po’ nella crescita. Il rotolino, le frittelle di mele e anche una semplicissima tazzina di crema pasticciera, spolverata con un po’ di cacao.

zuppa inglese

La crema è stata uno dei primi dolci che ho imparato a fare, supervisionata da nonna, una sintesi di calore familiare, regole precise e superstizioni. La crema si fa solo con il mestolo di legno, con il fuoco al minimo. La crema non si può fare in quei giorni, e questo stendeva un velo di mistero sui cambiamenti del corpo femminile che poi, appena più grande, mi facevano dire con un misto di orgoglio ed imbarazzo: no, oggi proprio non la posso fare… La crema si fa con attenzione, senza guardare la tv, perché poi ti distrai e impazzisce. La sentite mia nonna che lo dice con tono fermo e sicuro, vero? io ho ancora un timore reverenziale nei confronti della crema.

La crema era anche la base della zuppa inglese, che si faceva quando c’era del pan di Spagna avanzato o qualche savoiardo, la merenda più attesa e acclamata, per i giorni in cui serviva una carica di energia in più, o una coccola extra, da aggiungere alla copertina di pile sul divano e alle carezze della nonna.

    

La zuppa inglese pare essere nata in contemporanea in Italia attorno al 1.500 sia in Emilia Romagna che in Toscana, ispirata dall’inglese trifle e italianizzata sostituendo la pasta lievitata con il pan di Spagna e la panna con la crema pasticciera. Un’altra spiegazione la vede nascere in Toscana, tra le colline di Fiesole, a metà Ottocento, quando una donna di servizio di una ricca famiglia inglese mise insieme l’avanzo di biscotti, budino al cioccolato e crema per riciclare gli avanzi del pranzo e creare una sostanziosa merenda. Non me ne vogliate, ma a me piace tantissimo quest’ultima spiegazione!

Lontana da ogni canone o tradizione, questa è la zuppa inglese di casa mia, la mia merenda dei giorni fortunati.

Zuppa inglese
Autore: 
Tipo di ricetta: Dolce
Cucina: Italiana
Tempo di preparazione: 
Tempo di cottura: 
Tempo totale: 
Porzioni: 8
 
Avrai bisogno di...
  • 1 l di latte fresco intero
  • 1 bacca di vaniglia
  • 4 uova
  • 8 cucchiai di zucchero
  • 4 cucchiai di amido di mais
  • 100 g di cioccolato fondente + quello per decorare
  • Alchermes
  • Savoiardi
Come si fa...
  1. Metti il latte in un pentolino a scaldare con un baccello di vaniglia aperto e toglilo dal fuoco appena raggiunge il primo bollore.
  2. In un altro pentolino mescola le uova con lo zucchero e l'amido: usa una frusta e cerca di eliminare ogni grumo. Versa a filo il latte caldo sulle uova mescolando continuamente con la frusta per evitare che si cuociano.
  3. Rimetti il pentolino sul fuoco, al minimo, e mescola continuamente con la frusta fino a che non accenna il primo bollore e la crema comincia ad addensarsi. A questo punto togli la crema dal fuoco e dividila in due contenitori. Unisci 100 g di cioccolato fondente spezzettato a metà della crema e mescola con la frusta per farlo sciogliere ed amalgamare.
  4. Prepara la zuppa inglese facendo strati di crema, savoiardi inzuppati brevemente in una bagna composta da metà acqua e metà alchermes, crema al cioccolato e di nuovo savoiardi, fino a terminare con la crema.
  5. Cospargi la superficie di cioccolato fondente tritato e lascia riposare in frigo per qualche ora. Toglila una decina di minuti prima di mangiarla e affonda il cucchiaino per cercare di prendere crema, cioccolato e savoiardi in un colpo solo!

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This Post Has 24 Comments
  1. io tornata da scuola invece mangiavo e poi appena la tavola era sparecchiata mi sistemavo comodamente in cucina, con la nonna che cuciva, a fare i compiti 🙂 anche perchè così mi ritrovavo già in “zona merenda”!
    quello che dici è vero, le merende sono cambiate nel tempo, dalla fetta di pane e olio, a pane e pomodoro, al ciambellone con la marmellata, all’ avanzo di rotolo dolce del giorno prima (solitamente ci si festeggia-va- qualcosa).. e poi la nascita di mio fratello (non solo ecchetto, ma un maschio!! hai idea di quanto mangi un maschio adolescente?!?)così è stato sempre un crescendo..
    e quando cambia tutto, tutto cambia.
    La tua zuppa inglese è una merenda speciale, di quelle che si fanno con una coppa e due cucchiaini 🙂

  2. la qualità di un pomeriggio in pigiama a fare i compiti con la nonna che alle cinque ti fa la merenda, che meraviglia… Personalmente quando non ero incastrata tra le varie attività pomeridiane ero sola in casa, quindi quei pomeriggi erano una merenda continua, greco, telefonate, carote sgranocchiate, tè, pane con qualcosa su… c’è da dire però che non tenevamo molto da mangiare in casa quindi erano merende piuttosto sobrie. Finché c’era la nonna invece, ma ero piccina piccina, ricordo che la merenda si faceva davvero, era un uovo alla coque, una tazzina di crema calda, un frullato con la mela… Ricordo che ero una bambina magrissima e sempre affamata e quella merenda piccina piena di cura mi rendeva felice.

    Grazie per il bel post!

  3. Quello che racconti sui pomeriggi in pigiama, le merende, i tempi lunghi , la CREMA, mi fa tornare veramente indietro ….ma si vede che tu sei molto più giovane di me: mi ritrovo in tutto tranne che nella copertina di pile! Ai miei tempi c’era semmai il plaid scozzese…
    Posso chiederti un favore? La ricetta dei biscotti di Valeria (grancereale) posso averla in italiano? Se non ti disturbo troppo, è che a vedere la foto viene l’acquolina in bocca.
    Ti ringrazio per i bei momenti che mi fai passare quando ti leggo.
    Un abbraccio

    1. Marcella, mettero la traduzione – a grande richiesta, stasera stessa, ma nel frattempo, se vai al post dei grancereale, vedi che sotto il titolo della ricetta, in piccolo piccolo, c’è il link al blog di Martina, da cui ho preso le dosi per i biscotti (in Italiano). Un abbraccio

  4. Voglio pensare che la zuppa inglese sia Toscana proprio come me, io l’ adoro e quando la mangio non posso che pensare a Benigni e al suo “Piccolo Diavolo” !!! Sai come si chiama la ma primo genita? Giuditta!!!!!

  5. I pomeriggi a fare i compiti…Un ricordo così vicino, eppur così lontano. Era faticoso, e palloso, ma se si potesse tornare indietro lo farei in un battito di ciglia, fosse solo per il rito della merenda, che anche a me piaceva tanto. Certo, come te, era spesso pane e marmellata o biscotti, ma ci fosse stata una robetta così sarebbe stato il massimo – ora che mi ci fai pensare, la mia nonna materna, prima di diventare smemorina, si dice facesse una zuppa inglese da paura, con la crema al marsala niente di meno…Purtroppo la ricetta si è persa nel buco nero della sua memoria, e io non sono mai riuscita ad assaggiarla. Proverò la tua :)) xx

  6. Proprio ieri di ritorno da lavoro gliel’ho fatta a mia figlia per merenda, messa in un bicchierino mono porzione..uno spettacolo da vedere e gustare.Brava Giulia ti seguo da poco ma é sempre un piacere leggerti. Nel tuo post sembra di vedere mia figlia, impiglamata da quando ritorna da scuola fino al mattino successivo. Un abbraccio.

  7. Quando tornavo a casa da scuola, all’ora di pranzo, mia nonna mi rimpinzava così tanto di cose da mangiare che non ricordo nemmeno se poi facevo merenda o no! Ero talmente piena! L’usanza del tè (alle 4 e mezza però!) l’ho presa da grande, e adesso non posso più farne a meno, soprattutto se accompagnato da una zuppa inglese come questa! Ho anche la tua stessa tazza da tè!

  8. come mi riporta indietro col tempo questo tuo post… la mia nonna cuciva una nuova gonna per me, nonno mi aiutava coi compiti e poi… Pane e nutella. Ero secca secca allora, bei tempi.

  9. La zuppa inglese era il cavallo di battaglia della mia nonnina! Anch’io ti seguo e sposo la versione che vede l’origine del dolce nell’abilità della donna di servizio di Fiesole che ne riciclò gli ingredienti. E pensa che la mia nonna la faceva per le occasioni speciali :-)Grazie sempre per i bei racconti. Simo

  10. […]   Zuppa inglese, pesche, pan di Spagna farcito e anche zuccotto. Tutti dolci della tradizione toscana e familiare, dolci che le nonne avrebbero potuto preparare per le occasioni speciali. Basta l’assaggio di un dolce inzuppato di bagna di alchermes e torni a visitare la nonna in una domenica pomeriggio, rivedi la sua cucina ordinata, i piattini conservati con cura e la doppia porzione di dolce, mangia che devi crescere. […]

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