skip to Main Content
Menù

La pomarola e il concetto di italianità

read this EN

Un piatto di pasta, sugo di pomodoro rosso intenso e sopra una generosa spolverata di parmigiano appena grattato. A guarnire una foglia di basilico profumata, un vezzo che regala qual tocco balsamico in più che renderà quel piatto di spaghetti indimenticabile per tanti stranieri di passaggio in Italia. Qualcuno si innamorerà del cibo assaggiato in una trattoria nascosta, qualcuno delle strade bianche di campagna, qualcun altro di occhi scuri sorridenti, qualcuno ancora della magnificenza dei resti di antiche civiltà, e deciderà di rimanere. Altri torneranno a casa e porteranno nel cuore una sensazione di benessere che legheranno il più delle volte a quello che hanno visto o, più spesso, mangiato e bevuto.

Cos’è che affascina così tanto della cultura gastronomica italiana, o meglio, del cibo italiano? Sì, andiamo sul concreto, non grandi teorie e sistemi, ma quello che materialmente si troveranno nel piatto davanti agli occhi, che emana quel profumo buono che suscita tanti ricordi, tutti diversi ma tutti ugualmente confortanti.

Mi hanno fatto questa domanda e me la sono fatta spesso anche io. La risposta me l’ha suggerita un signore di Los Angeles qualche settimana fa, durante un corso di cucina.

Il tema della lezione era la pasta fresca e io mi ero lasciata un po’ prendere la mano, tra ravioli con burro e salvia, malfatti di spinaci e un risotto di zucchine di rinforzo. Con la poca pasta avanzata avevamo fatto le tagliatelle fresche, condite con un sugo di pomodoro improvvisato sul momento: pochi pomodori dolci e succosi, aglio fresco e basilico.

Questo signore mi si è avvicinato e mi ha detto che le tagliatelle erano la cosa che preferiva della cena, che non aveva mai mangiato niente di così fresco, leggero, in cui si riconoscessero tutti i sapori. Lì ho avuto l’illuminazione.

Molto probabilmente quello che gli stranieri apprezzano tanto del cibo italiano è la freschezza e la genuinità degli ingredienti, un modo di cucinare che rispetta la materia prima e la rende non solo riconoscibile ma la esalta nella sua qualità. Ecco perché un piatto di spaghetti al pomodoro ha tanto appeal su di loro, e anche su noi italiani, a dir la verità.

Non voglio basarmi su stereotipi, e nemmeno glorificare in tutto e per tutto l’attuale panorama offerto dal cibo in Italia, ci sarebbe tanto da dire… ma questa è la risposta che mi sono data io, forse semplicistica, ma di certo legata alle espressioni di beatitudine dipinte sui volti di tanti turisti di fronte ad un piatto di spaghetti al pomodoro.

Voi come la pensate? Cos’è che secondo la vostra esperienza affascina tanto del cibo italiano? 

Ma ora, finalmente, la protagonista di tanta italianità, la pomarola, prima ricetta della settimana dedicata ai pomodori… perché avevo 10 kg di pomodori succosi e maturi, e non avevo certo paura di usarli!

5.0 from 5 reviews
La pomarola
Autore: 
Tipo di ricetta: Conserve
Tempo di preparazione: 
Tempo di cottura: 
Tempo totale: 
 
La pomarola di mamma spiegata passo passo
Avrai bisogno di...
  • 2,5 kg di pomodori ben maturi, circa 2 kg di pomodori puliti
  • 1 cipolla rossa, tritata finemente
  • 4 carote, tritate finemente
  • 2 coste di sedano, tritate finemente
  • olio extravergine di oliva
  • circa 2 cucchiai abbondanti di sale grosso
  • 2 rametti di basilico fresco
Come si fa...
  1. Copri il fondo di una pentola con olio extravergine di oliva.
  2. Sbuccia la cipolla e tritala finemente con un coltello o con la mezzaluna, poi aggiungi la cipolla nella pentola e lasciala cuocere, mescolando spesso, per circa 5 minuti, in modo che si ammorbidisca ma non diventi troppo dorata o bruciata.
  3. Aggiungi le carote e il sedano tritati finemente e fai cuocere per altri 10 minuti, sempre a fuoco basso, mescolando spesso con un cucchiaio di legno.
  4. Nel frattempo, pulisci i pomodori togliendo le parti bianche nel centro e i semini. Dividili in quattro parti e aggiungili al battuto di cipolla, sedano e carote.
  5. Per finire, aggiungi anche il sale e il basilico e cuoci il tutto a fuoco medio per 20 - 25 minuti, mescolando spesso.
  6. Quando i pomodori sono morbidi e si disfanno bene con un cucchiaio di legno, spegni il fuoco e versa tutto in uno scolapasta, raccogliendo l'acqua di cottura rimasta in una ciotolina.
  7. Passa i pomodori con un passaverdura, usando il setaccio più fine, e raccogli la salsa in una pentola. Se a volte diventa difficoltoso girare il passaverdura, puoi aggiungere qualche cucchiaio dell'acqua di cottura messa da parte per aiutarti.
  8. Controlla la consistenza della pomarola: se è ancora un po' troppo liquida - dipende dai pomodori usati - puoi farla cuocere per circa 5 minuti a fuoco vivace.
  9. La pomarola è pronta adesso... buttate la pasta!
Note
Conservazione. Versa la pomarola in barattoli sterilizzati e chiudi bene. Metti i barattoli in una pentola larga e alta, copri con acqua e porta ad ebollizione. Lascia sobbollire per 20 minuti e poi spengi. Fai raffreddare i barattoli nella pentola, poi toglili. Si conservano per molti mesi in un luogo asciutto, fresco e buio.

Altre salse di pomodoro in giro per la rete o rimaste nel cuore:

  • quella della nonna Rina, la nonna della mia migliore amica, Laura: era buonissima, e aveva un ingrediente speciale che la rendeva unica… quando andavo a Livorno a trovarla era sempre una festa in tavola con quella salsa;
  • quella della mamma Gianna di Carolina, buona e semplice come solo le salse fatte in casa possono essere. Anche io uso il trucco del pezzettino di burro per rendere la pomarola speciale;
  • quella di Paula, Bella Alimento: 5 ingredienti base per un risultato eccezionale.

Sharing is caring:
This Post Has 54 Comments
  1. anche io l’altro giorno mi sono data alla pommarola, che delizia! ed è curioso che abbiamo usato poi gli stessi vasetti e fatto insieme la stessa scelta per i coprivasetti. gran stile. volevo mettere anche io due foto ma dopo aver visto le tue penso proprio che passerò 🙂 Buon inizio settimana Juls, e sempre, sempre, complimenti.

  2. Io sono convinta che il cibo italiano abbia due grandi doti: la ricerca per la qualità delle materie prime e la semplicità…. a volte mi sconforta di tanta cucina italiana all’estero la mancanza sì della prima, ma soprattutto della seconda, con un “ufficio complicazioni affari semplici” che è pazzesco… pizze con mille ingredienti, lasagne con un elenco di ingredienti lungo come lo Zingarelli, e invece l’incredibile bontà di uno spaghetto con 10 pachino e uno spicchio d’aglio.. Misteri!

  3. La prima parola che mi è venuta in mente guardano la prima foto è GENUINO. Credo sia questo, come dici tu, che colpisce della cucina italiana, perchè se il cibo è di qualità bastano ingredienti semplici per cucinare un buon piatto. Spaghetti, pomodoro, parmigiano e basilico…sarà che ricorda anche la bandiera italiana?! 😉 Ma quale altro piatto riesce ad evocare in modo migliore una giornata estiva di sole in Italia!!?!?
    Buonissima settimana!

    1. forse c’è anche la componente del colore, sì, che parla di italianità! e poi sicuramente la genuinità: dobbiamo stare attenti a non perderla, mi pare che a volte si sia sulla strada sbagliata, con tante cattive abitudini alimentari che prendono sempre più piede qui da noi!

  4. Io penso che a fare la differenza sia anche la quantità di ingredineti in ogni ricetta. La cucina tradizionale, quella delle nonne, prevede sempre pochi ingredienti facilmente riconoscibili al palato. le altre cucine non sono così… “leggibili”. A tutto questo aggiungerei la genuinità di cui parli tu, l’attenzione alla qualità dei prodotti che nella mia famiglia è sempre stata presente anche quando il cibo non era tantissimo…

    1. Hai completamente regione! la LEGGIBILITA’ di un piatto è una cosa importantissima, o per lo meno, per me è una caratteristica vincente. Leggibilità, genuinità e attenzione che giustamente veniva esercitata a prescindere, non solo in periodi di ‘vacche grasse’. Grazie!

  5. noi quest’anno…50kili di pomodori…e 1 giornata di lavoro!ormai è il compito di fine estate per me e la mia mamma che immancabilmente tutti i fine agosto dedica quasi una settimana alla preparazione: lava le bottiglie e i barattoli, sceglie i pomodori e il basilico, li lava, li passa, li imbottiglia e fa si che diventino parte fondamentale delle scorte per l’inverno per il sugo, pizza, spezzatino, pesce, zuppe…
    Per me la conserva è un momento pieno di ricordi…tutti concentrati, chi a lavare, chi ad affettare e chi a girare con il mestolo di legno del nonno…
    Ecco perchè per noi non si tratta mai di un “semplice piatto di pasta al sugo”…perchè sappiamo che dietro quella semplicità ci sono mille gesti e mille sensazioni…
    buona settimana!
    sere

    1. 50 kg?? mi sembravano tanti i miei 10 kg comprati dal mio fruttivendolo di fiducia! sono proprio cose di famiglia, quando sento di queste giornate mi vengono in mente tanti passi di Isabelle Allende, son cose di donne, in senso positivo! buona settimana a te

  6. L’altro giorno mi hanno chiesto: “se dovessi andare su un’isoladeserta, e ti potresti portare solo 3 alimenti, cosa ti saresti portata??? ” Io ho risposto che due dei tre sarebbero stati PASTA E POMODORO. Cosa c’è di meglio???? 🙂
    Mi piace tanto la pomarola di tua mamma….. 🙂

  7. Sono d’accordo con te e con quel signore californiano: se penso all’Italia penso ai pomodori, in ogni loro veste, in primis la “pomarola”, anche se io in genere abbrevio il rito e non la passo (mi piace sentire i pezzettoni), ma anche la panzanella, i pomodori ripieni, la pappa al pomodoro o una semplice insalata con i cipollotti e il peperoncino…

  8. Io non saprei proprio….nel senso, per noi è una cucina quotidiana, quasi di routine. Io adoro preparare gli spaghetti al pomodoro, il profumo di basilico mi racconta che è estate…L’esperienza più bella con uno straniero? In Svizzera, avevamo invitato degli amici a pranzo, avevo cucinato proprio gli spaghetti con il pomodoro e uno di loro, entrando, mi ha detto:-C’è profumo d’Italia! Non sto neanche a dire che l’affermazione mi ha riempito il cuore. La prossima volta che cucinerò per loro, gli porrò la domanda!

    Buon inizio settimana! <3

  9. Wow Juls, era proprio quello che mi chiedevo anch’io in questi giorni dopo aver visto più stranieri che italiani nei ristoranti del sud Italia!
    Hai ragione tu, è la semplicità il segreto. Un piatto cucinato con ingredienti buoni e non troppo elaborato che regala magia alla nostra cucina!

    1. davvero, ce n’erano tantissimi in questi giorni! spero sempre che i ristoratori mantengano l’onesta della cucina italiana, perché con gli stranieri non si scherza.. nonostante quel che a volte si dice, sono capacissimi di distinguere la qualità!

  10. Uh, ma che onore! Devo dirlo alla mamma Gianna sarà commossa! 🙂
    Quindi anche te la chiami “pomarola” come me? Bene, perché l’altra volta mi era persino sembrato di aver sbagliato, dato che pareva una cosa così strana!
    Brava Juls, evviva la pomarola!

  11. Ho letto da poco il libro di E. Gilbert, Mangia, prega, ama, la sua descrizione del piacere di mangiare durante il periodo che ha trascorso in Italia è bellissima. Penso che sia anche quello che sanno trasmettere gli Italiani ai stranieri che vengono in Italia, che il cibo è un piacere, e che bisogna saper goderselo, anche quando si tratta della cosa più semplice al mondo come un piatto di pasta al pomodoro, o una semplicissima fetta di pane buonissimo con un filo di olio d’oliva straordinario. Non c’è bisogno di complicare le cose per renderle buone, ma caso mai semplificarle.

    1. ci credi che ho pensato anche io a quel libro? e a dirl la verità cercavo l’immagine di Julia Roberts che mangia gli spaghetti dal film, per aggiungere una sfumatura in più al post!
      come dici giustamente, oltre al buon cibo c’è anche la capacità di goderselo, semplificando e spogliandolo delle cose in più e lasciando la qualità!

  12. Anche secondo me non c’è proprio niente di meglio di un piatto di spaghetti con il pomodoro fresco, per me è davvero speciale e ogni volta che preparo un sugo di pomodoro fresco per me diventa un momento quasi magico in cui ogni cosa deve essere fatta nel giusto modo, con calma.
    Anche io ho parlato di questo sul mio blog…. semplicemente pomodori da salsa, sbollentati e passati con il passaverdure manuale (non altri modi!), cotti con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Appena prima di spegnere tanto basilico e poi… spaghetti! 🙂
    uhmmmm mi sta venendo l’acquolina! hahahaha
    un bacione e buona giornata!

  13. Che meraviglia quel sugo … anche se non sono particolarmente amante della pasta, sopratutto non da mangiare tutti i giorni, il sugo di pomodoro credo sia proprio il profumo di casa un po’ per tutti noi!! Condivido in pieno la tua opinione e lettura del perchè gli stranieri amino tanto la nostra cucina. Se si parla poi di un “piatto di mamma” come questo, nel prepararlo, probabilmente, anche per palati estranei, c’è anche l’amore che le mamme negli anni hanno messo per perfezionare la ricetta … la stessa che magari utilizza poi il cuoco nella propria ristorazione. Ultimo ma non ultimo, il clima del nostro paese che per ortaggi e frutta permette e ragala molti sapori particolarmente intensi… grazie per quest’articolo così romantico…un salutino Lys=)

  14. Da parte di italiani: la convinzione che la nostra cucina e’ la migliore del mondo (a noi la cucina francese ci fa una pippa…)

    Da parte di stranieri: scoprire che il risultato e’ ottimo e che varrebbe la pena di cucinare (e non usare solo il microonde, oppure buttare tutto insieme in pentola e accendere il fuoco).

    Certo che siamo avvantaggiati dall’avere cosi’ tanti ingredienti buoni 🙂

  15. Cara Julsina, mi tocchi sul vivo. Io che mi trovo quasi quotidianamente a preparare programmi, tour, scegliere menu, per quelli che chiamo “i miei americani” e che spesso condivido con loro visite e pasti, mi rendo conto che davvero quello che è in grado di accendere i loro occhi di fronte ad un piatto è proprio la sua semplicità, i suoi colori e non per ultimo la sua freschezza. Non è il fatto che sia fancy, come dicono loro (anzi rifuggono questo aspetto), ma il fatto che sia fresco, fatto in casa da mani amorevoli. Cosa che non è sempre immediata in un ristorante od una trattoria e che proprio per questo io sono così severa e attenta nel consigliare. E non è vero che i nostri amici stranieri non capiscono nulla di cucina e possiamo rifilargli tutto quello che si vuole, tanto è italiano e non se ne accorgono. Non c’è cosa più sbagliata. Molti ristoratori dovrebbero farsi un esame di coscienza, specialmente nelle grandi città dove ho visto cose….Un post perfetto. Come sempre. Ti abbraccio, Pat

    1. la penso come te, uguale uguale, ma uguale! ci vuole innanzi tutto rispetto, e poi apertura, perché secondo me proprio attraverso i loro occhi e le loro scoperte entusiaste noi possiamo imparare qualcosa di più su di noi, il nostro cibo e la nostra cultura!

  16. Che stile che hai Juls!
    Riesci a postare il piatto di pasta più semplice della nostra cucina e raccontarlo in maniera speciale e renderlo così prezioso… Perchè questo è in fondo, la cucina del nostro paese. Troppo spesso la perdiamo di vista per inseguire chissà cosa…
    Bel post che sia di monito per tutti (soprattutto per me!).

    ps. E’ bello tornare dalle vacanze e rileggerti mi sei mancata!

    1. anche per me è bello rileggerti!! tradizione sì, sempre e rispettata, ma ogni tanto ci vuole anche l’innovazione, la scoperta del nuovo e diverso, se no sa tutto di muffa, non credi?! baci!

  17. Sono d’accordo con te Giulia, la freschezza prima di tutto! E poi la semplicità di preparazione…perchè la pomarola è davvero semplice.
    Ho ancora impresso il ricordo del mio soggiorno a Londra alla London School of Economics, ero in cucina e la sera avevo proprio voglia di pasta; così prendo la padella e faccio soffriggere l’aglio nell’olio per poi aggiungerci i pomodori a pezzi (niente di sconvolgente per me). A un certo punto mi giro e vedo la gente affacciarsi in cucina e spiarmi fino a quando una donna non entra e mi guarda con fare sorpreso, poi esclama “wow, what a good smell”! io rimango più sorpesa di lei perchè penso “neanche un soffrittino sanno fare? Probabilmente lo brucerebbero!”.
    Giulia, siamo troppo avanti qui in Italia, per quanti cuochi bravi possano esserci al mondo, gli italiani lo fanno con più disinvoltura perchè è qualcosa radicato nella tradizione, fin da piccola tra nonna e mamma ho vissuto mangiando cose fatte in casa e non penserei mai minimamente di comprarmi qualcosa di già pronto al supermercato!
    Beh, una precisazione va fatta: ho scoperto come le persone che vivono in città siano culinariamente abituate male rispetto a me che abito in provincia; ho paura che via via che si andrà avanti le generazioni perderanno la passione per la buoan tavola, vedo fin troppi giovani stazionare da mc donalds, comprarsi 4 salti in padella o prendere “roba” fritta alla risticceria cinese sotto casa. Più volentieri andrei io a cucinare per loro!
    Si può essere tanto irritati da questa cosa? Forse esagero, ma i miei figli mangeranno sano!
    Buona giornata!

    1. hai colto un aspetto fondamentale, secondo me. Avevo provato a tratteggiarlo tra le righe, ma giustamente l’hai evidenziato. Nel fare l’elogio della nostra cucina bisogna ricordarci che non si può vivere di rendita, che sì è vero che le tradizioni sono tramandate quasi naturalmente, ma non più come una volta. Serve secondo me una sforzo costante a spiegare – sopratutto alle nuove generazioni – com’è che si mangia bene e sano, con poco. Quello che sta facendo Jamie Oliver in Inghilterra e in America sembra che non ci tocchi, ma secondo me un po’ più di consapevolezza e coscienza di quella che è la nostra cultura gastronomica non guasterebbe! Almeno per poter scegliere consapevolmente, no?
      grazie davvero per il tuo feedback! un bacione e buona giornata!

      1. Eh sì, Jamie è un grande esempio…sopratutto perchè ci stiamo (anche se mooooolto lentamente) americanizzando. I fast food aumentano (anche perchè i turisti lo reclamano, ecco qual’è il problema! A Firenze due inglesi si sono lamentati perchè c’erano solo 2 mc donalds). Nei supermercati quando vedo qualche prodotto strano, dalla cottura superveloce che promette di essere uguale a quello della nonna, ho i brividi!
        Però, dai, non ci lamentiamo, da quando ho il blog sono moooolto rincuorata! Alla prossima!

  18. è proprio così: gli stranieri sono molto colpiti da quelli che per noi sono piatti “ovvi” e che non ci impressionano affatto. io credo che in gran parte sia per via degli ingredienti che abbiamo la fortuna di trovare freschi: prova a far crescere i pomodori in scozia e poi dimmi che sapore hanno 🙂
    i nostri hanno il sapore della terra buona, ma soprattutto del sole (non a caso i pomodori Siciliani sono strepitosi) e quando gli ingredienti sono buoni bastano pochi passaggi semplici per trasformarli in piatti buonissimi.

    1. già, gli ingredienti sono ‘l’ingrediente fondamentale’ della nostra cucina! mi sono appena mangiata un piattone di pomodorini dolcissimi, ora come ora sono proprio di parte!

  19. Ciao cara Juls, ho scoperto il tuo blog grazie al link a una tua ricetta, e mi sono persa a navigare felice nei tuoi racconti di vita e d’infanzia in Toscana. Mi ci ritrovo un sacco, anche se il mio riferimento è la provincia di Pisa, ed io ci andavo solo d’estate, dai nonni. Anche lì, comunque, provincia assai agricola (anche se la ciccia non la disdegnano certo!), e sapori forti e caratterizzati. Quando poi ho letto il tuo post sulla pasta ho fatto una ola…penso che all’estero, oltre alla genuinità, manchi un po’ il concetto anche della sublime semplicità di un piatto…vedi tutti quei piatti con decine di ingredienti da cui non emerge nessun sapore caratteristico. Il discorso sarebbe lungo, ma penso tu abbia afferrato quel che intendo! Un saluto grande PS la mia madeleine toscana è il ragù di carne all’aroma di rosmarino (from Pisa, of course)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dai un voto a questa ricetta:  

Back To Top
Cerca