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La garmugia. Finalmente primavera

Seduta al tavolo del soggiorno, ho ancora bisogno di una felpa quando scende la sera. Accanto a me c’è un bicchiere improvvisatosi vaso con un ramo ormai appassito di mimosa che arriva dal giardino di mio suocero. Non riesco a buttarla: nonostante abbia perso freschezza, profuma ancora. Quando inavvertitamente la tocco, accarezza i miei sogni di bella stagione, sprigionando il suo profumo inebriante, il primo segnale dell’arrivo della primavera.

Fuori la prima tanto attesa pioggia della stagione ha lavato via la patina dell’inverno: i campi scintillano di un verde timido, le nuvole si accendono di riflessi, tutta la campagna sembra sorridere di una gioia adolescenziale.

Io mi sento proprio così, scuoto via un torpore fatto di stanchezza e lentezza invernale, sento l’elettricità nell’aria e mi faccio attraversare da questa sensazione di rinascita.

L’inverno mi ha posato un macigno sul petto che ha reso faticoso fare grandi progetti: era come se mi mancasse l’aria, come se la linfa creativa e l’ispirazione che di solito arrivano dal passare delle stagioni e dalle pagine dei bei libri fossero state deviate. Al loro posto, il letto vuoto di un fiume. Nonostante ami e abbia accarezzato con affetto questa stagione più lenta, quest’anno ho sofferto la mancanza di quell’irrequietezza che anticipa progetti nuovi e coraggiosi. Mi è mancato lo scalpiccio dei pensieri e delle parole che si accalcano in testa, impazienti di uscire.

Io davo la colpa alla stanchezza, alla mancanza di stimoli di giornate passate in casa tra influenza, tosse e raffreddore. La verità è che avevo solo una gran paura di buttarmi anima e corpo in un’avventura che potesse essere più grande di me, troppo oltre le mie forze e le mie capacità. E così malcontento, insoddisfazione, il rimuginare su tutto quello che non ero riuscita a fare mi avevano bloccata.

Sono servite le chiacchiere con alcuni amici attorno a un tavolo per smuovere questo macigno.

Tanta ironia, il prendersi un po’ in giro, parole e idee spavalde, sogni e non statistiche. Sembrava di trovarsi nella scena di un film, o sul palco di un teatro, tanto efficaci erano alcune battute che sembravano buttate lì per caso, ma che in realtà hanno piantato semi di riflessione e di speranza.

primavera

Non credo che sia un caso che questo sia capitato proprio alle porte della primavera.

Tornando a casa con Tommaso siamo stati in silenzio, sopraffatti dall’energia di una serata del genere, ognuno assorbito nei suoi pensieri. Più tardi, quasi inavvertitamente, abbiamo ripreso il filo di una conversazione che era andata avanti per ore, senza parole. Eravamo arrivati alla stessa conclusione.

Abbiamo bisogno di rallentare per accelerare, di scegliere le nostre battaglie, di provare fino in fondo la verità e la bellezza di quello che facciamo. Abbiamo buttato giù un piano di battaglia – uno di quelli che includono anche fine settimana fuori e pomeriggi spesi a sfogliare riviste e a perfezionare la ricetta del pane – e ci siamo ripromessi di non aver paura a sognare in grande.

Mi sono sentita in uno di quei momenti in cui capisci che hai centrato il nocciolo del problema, che stai arrivando alla soluzione, anche se ancora non riesci a mettere a fuoco, o a buttare giù le parole, nero su bianco. È tutto ancora a livello inconscio, ma sento di poter afferrare il bandolo della matassa, sento che mi sto muovendo, anche se ancora non capisco in quale direzione. Avverto come un solletico al cuore, un fremito di eccitazione: chiudo gli occhi per assaporare questa sensazione, per non farmi distrarre, per abbracciare con ogni fibra del mio corpo il cambiamento.

È come quando ho scoperto per la prima volta la musica di Sting a 18 anni, o quella di Bruce Springsteen a 26 anni: era primavera entrambe le volte, e quelle ballate, quegli inni di lotta e di speranza, quegli ideali più grandi della vita stessa mi hanno dato l’energia necessaria a un cambiamento, mi hanno messa in contatto con una me più vera, aiutandomi a scegliere e perseguire una strada nuova.

Da allora la primavera per me è tutto questo: non solo agretti e pisellini, ore di luce e pioggia sottile, non solo il profumo di fiori nell’aria e una giacca più leggera. La primavera è la stagione in cui riprendo in mano i miei sogni, li alimento di fantasie impavide, di energia giovane, come il verde nei campi.

pisellini

Cambia tutto all’unisono: le ricette in cucina, la musica che ascolto, i progetti che scarabocchio su un quaderno e il mio umore, il paesaggio quando guido verso casa, le parole e i racconti. Riprendo in mano i libri che ho amato di più, come se ritrovassi vecchi amici che hanno avuto un impatto durevole sulla mia vita.

Questa stessa energia fluisce in cucina e anima le nuove ricette.

Saluto la zucca e il torpore malinconico, vibro con gli alberi che sbocciano e metto mano ai sogni, che passano dal cassetto al tavolo del soggiorno, tra un vaso di mimosa appassita, un tè ormai tiepido e il profumo di pioggia nell’aria.

Non so dove mi porterà questa rinnovata energia, non so nemmeno quanto durerà, ma ho la certezza di poterla sempre ritrovare nelle confidenze di un’amica, nei nuovi progetti con Tommaso, nella luce che si spande la sera dalla porta della terrazza, annunciando l’arrivo della bella stagione.

Gli ingredienti della Garmugia

La garmugia di Lucca

Tutta questa nuova energia è sfociata anche in cucina, dove ho preparato quello che per me è l’inno alla primavera, la garmugia lucchese (si pronuncia garmugìa).

A differenza di tante ricette della cucina popolare toscana, questa zuppa, anzi, un piatto unico a ben guardare gli ingredienti, appartiene alla cucina signorile: nella garmugia ci sono le primizie della stagione, ma anche pancetta e macinato di manzo.

Pare che la garmugia sia nata come zuppa ricostituente dopo i malanni invernali, consigliata anche a chi era convalescente, o alle puerpere. Dopo l’inverno che ho passato questa è sicuramente il piatto più adatto a festeggiare l’ingresso della nuova stagione.

Si parla tanto di microstagionalità, di ingredienti che appaiono – o che dovrebbero apparire – sui banchi del mercato solo per pochissimi giorni, facendosi attendere poi, di nuovo, per un anno intero. Parlo, ad esempio, degli agretti, delle fave, dei pisellini freschi.

La garmugia, che assomiglia tanto alla vignarola romana, è una di quelle ricette che si può fare in un solo periodo dell’anno, quando si incontrano fave, piselli, asparagi e carciofi. È una zuppa che racconta nei suoi colori tenui la primavera. È bene farla tanto e spesso quando questi ingredienti sono in stagione, perché poi dovremo attendere un altro anno per poterla gustare di nuovo.

Garmugia

5 da 1 voto
Garmugia
La garmugia
Preparazione
20 min
Cottura
40 min
Tempo totale
1 h 10 min
 
È una zuppa che racconta nei suoi colori tenui la primavera. È bene farla tanto e spesso quando questi ingredienti sono in stagione, perché poi dovremo attendere un altro anno per poterla gustare di nuovo.
Piatto: Zuppa
Cucina: Toscana
Keyword: primavera, verdure, zuppa
Porzioni: 4 persone
Ingredienti
  • 2 cipolline fresche
  • Olio extra vergine di oliva
  • 50 g di pancetta
  • 150 g di macinato di manzo
  • 120 g di fave già sgusciate
  • 100 g di pisellini già sgusciati
  • 100 g di asparagi
  • 4 carciofi
  • 1 litro di brodo vegetale
  • 4 fette di pane raffermo
  • Sale
  • Pepe nero appena macinato
Istruzioni
  1. Iniziate la preparazione di questa zuppa dalle verdure, in modo da averle già pronte per quando dovranno essere aggiunte in cottura.
  2. Sgusciate fave e pisellini e tagliate gli asparagi a rondelle, lasciando intere le punte. Pulite i carciofi e affettateli sottilmente, bagnandoli con un po’ di limone per evitare che anneriscano.
  3. Affettate le cipolline sottilmente, inclusa la parte verde. Mettetele in un tegame capiente con qualche cucchiaio di olio e con la pancetta tagliata a striscioline. Fate appassire le cipolle poi aggiungete la carne macinata, mescolando bene con un cucchiaio in modo che cuocia uniformemente. Quando la carne comincia a sfrigolare, aggiungete tutte le verdure, date una mescolata per farle insaporire e copritele con il brodo tiepido.
  4. Insaporite con sale e pepe, senza esagerare, e fate cuocere coperto a fuoco medio basso per circa mezz’ora, finché le verdure non saranno tenere, ma non disfatte.
  5. Nel frattempo tagliate a cubetti il pane raffermo e tostatelo in padella con qualche cucchiaio di olio. Servite la garmugia con i crostini di pane tostato, finendo con un giro d’olio crudo.

Servi la garmugia con…

Oggi il menù l’ho scelto ripercorrendo il blog a ritroso, alla ricerca di quei post e di quelle ricette che mi facevano sentire il tepore della primavera sulla pelle e l’emozione dei giorni nuovi: accanto alla garmugia, un’insalata di verdure primaverili con un pecorino grigliato, magari un marzolino, una torta salata con i carciofi, dal delicato profumo di limone, e per finire una torta di mele e crema che non vedrei male all’ora del tè, ma nemmeno alla fine del pranzo della domenica. 

  • Insalata tiepida primaverile con pecorino grigliato. Complice la primavera che bussava alla porta e la voglia di semplicità, è diventata un’insalata tiepida della nuova stagione con del pecorino toscano fresco grigliato, condita con una citronette di olio d’oliva e limone. Elizabeth David, son convinta che questa ti sarebbe piaciuta.
  • Torta salata ai carciofi. Usatela come antipasto, tiepida ed affettata sottile, o come secondo con dell’insalata di campo verde e qualche rondella di carota se programmate un menu moderno e leggero. Oppure cuocetela sotto forma di piccole tartelette e avvolgetele in tovaglioli di carta colorati per il picnic di Pasquetta.
  • Torta di mele e crema. Ecco una torta che per me fa subito primavera, meglio di uno stormo di rondini o di un prato di margherite e camomilla. Una fetta di questa torta di mele e vi sentirete immediatamente immersi in un tranquillo e sonnecchioso pomeriggio toscano di primavera!

Garmugia

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This Post Has 2 Comments

  1. A me capita esattamente l’inverso. La quiete e i silenzi invernali mi riempiono l’anima e la testa di buoni propositi, di progetti, di idee che hanno il tempo di maturare insieme al letargo delle foglie. La primavera poi segna una grande battuta d’arresto: troppa luce tutto d’un botto, troppe energie e risvegli e la pigrizia che dopo le fatiche invernali mi assale. Solo l’estate, con la sua luce, i suoi colori e il rumore del mare mi fa tornare a sognare e a realizzare i pensieri che sono stati un tempo innevati.
    Ti auguro di cuore di portare a termine ogni tuo desiderio o progetto con lo stesso slancio ed entusiasmo che ci trasmetti attraverso le tue ricette.
    Un abbraccio
    Deb

  2. Trovai questa ricetta qualche anno fa in un libro di piatti della Versilia e della lucchesia, non la conoscevo nonostante le mie origini ma iniziai a farla perché a mio marito piacque molto, quella ricetta prevedeva fagioli cannellini al posto delle fave(che non amo particolarmente) ma era molto confortante e benché primaverile ricordava le zuppe calde dell’inverno, a proposito, ieri sera spettacolare nevicata sulle Alpi apuane alle spalle del litorale viareggino e brrr che freddo! Pare tornato l’inverno! Cmq non sapevo si pronunciasse garmugìa io la chiamavo garmùgia😂 grazie!

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