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Il latte alla portoghese di nonna per festeggiare un anno di Italian Table talk

Se c’è una cosa che gli Italiani sanno fare bene è festeggiare degnamente ogni occasione, che sia il santo del paese, il compleanno della bisnonna centenaria, un matrimonio con chicchi di riso e svolazzi di tulle, il battesimo dell’ultimo arrivato o semplicemente una domenica con parenti e amici che non vedevi da un po’.

Quelli che mi piacciono sono i festeggiamenti più veri, senza troppa formalità, quelli che si fanno all’interno di una sala da pranzo  o sotto una veranda con la famiglia e gli amici, con i rituali e le abitudini che si ripropongono di anno in anno. Oggi con la famiglia dell’Italian Table Talk festeggiamo un anno di racconti, di ricette e di scoperte e lo facciamo ognuna con quello che più rappresenta per noi l’idea di festeggiamento.

Emiko ha preparato uno dei miei dolci preferiti, il tiramisu, sempre presente ogni volta che c’è da festeggiare qualcosa, Jasmine ha ci racconta invece una ricetta che mi incuriosisce tantissimo, il pesce finto, immancabile ad ogni compleanno e il suo preferito da piccolina. Valeria ha invece scelto quello che per lei rappresenta il simbolo di ogni festeggiamento da adulta, di obiettivi raggiunti, successi ed esami superati, lo spritz. Io faccio di nuovo affidamento a nonna e vi racconto di quello che era il dolce delle occasioni, delle riunioni di famiglia o semplicemente dei pranzi in cui c’era da festeggiare lo stare insieme in allegria, il latte alla portoghese.

Prima di passare alla ricetta, però, volevo raccontarvi quanto è stato incredibile questo anno di lavoro con Emiko, Jasmine e Valeria. Sono stati dodici mesi in cui ho imparato tantissimo sulle tradizioni della mia regione, ho rispolverato ricordi di quando ero piccola che sembravano ormai archiviati nella soffitta ma che alla prima passata di straccio son tornati a risplendere. Devo tanto all’Italian Table Talk e alle tre talentuose blogger con cui ogni mese condivido una storia, ma soprattutto devo la capacità di guardare con occhi nuovi al quotidiano, la voglia di dare un senso a quello che altrimenti sarebbe dato per scontato, il piacere di raccontare e di raccontarsi.

Dovreste conoscere i retroscena dell’Italian Table Talk: ogni mese, appena pubblicato il nuovo argomento, iniziano subito numerosi scambi di mail in cui viene deciso il tema successivo e in cui ci assegnamo le ricette da coprire in base a tradizioni e ricordi, poi cerchiamo di individuare una data che vada bene a tutte, cosa non scontata quando considerate che viviamo una a Londra, una a Milano, una a Melbourne e una qui in campagna tra Siena e Firenze. Quando abbiamo tutto iniziamo a costruire storia e ricetta, anche in questo caso scambiandoci suggerimenti e condividendo scoperte che poi non vediamo l’ora di raccontare a voi. Quando arriva il giorno della pubblicazione siamo forse più curiose di voi e corriamo subito a leggere le ricette e le storie pubblicate dalle altre tre, perché alla fine quello che rimane è proprio il piacere della conversazione, quello che ha dato il nome al nostro progetto, le chiacchiere attorno ad un tavolo tra amiche.

Un anno di Italian Table Talk

  1. maggio ’12 – Il pane, ovvero quando la merenda si faceva con pane e…
  2. giugno ’12 – Street food, ovvero il panino al lampredotto di Firenze
  3. agosto ’12 – Conserve d’estate, ovvero i fagiolini sott’olio
  4. settembre ’12 – Tempo di vendemmia, ovvero la confettura d’uva settembrina
  5. ottobre ’12 –  Tra Ognissanti e Halloween, ovvero i Muffin co’ Santi
  6. novembre ’12 – L’olio nuovo, ovvero alberi d’olivo, olio e olive nere
  7. dicembre ’12 – Natale, ovvero il ceppo di Natale e lo sformato di cardi dei giorni di festa
  8. gennaio ’13 – I salumi, ovvero il buristo della Valdelsa con l’uovo al tegamino
  9. febbraio ’13 – Il carnevale, ovvero la schiacciata alla fiorentina
  10. marzo ’13 – Pasqua, ovvero l’agnello al forno e il pranzo di Pasqua
  11. aprile ’13 – Le erbe spontanee, ovvero l’acquacotta con le erbe di campo
  12. maggio ’13 – La colazione, ovvero i cornetti italiani e la colazione al bar

Riguardando indietro mi rendo conto di quanto mi sia divertita ogni volta, soprattutto quando sono andata in giro per Firenze con quadernino per gli appunti e macchina fotografica, sentendomi un po’ una reporter di un film, per poi raccontarvi dello street food fiorentino per eccellenza, il panino al lampredotto, o della schiacciata fiorentina del periodo di Carnevale.

Quali sono stati i vostri temi preferiti? avete scoperto qualcosa di comune con le vostre tradizioni familiari o regionali o vi abbiamo stuzzicato un po’ l’appetito? Saremmo anche curiose di sapere se ci sono temi che potrebbero interessarvi, sui quali saremmo felici di poter lavorare nei prossimi mesi. Sì, perché l’Italian Table Talk non si ferma qua, abbiamo già pronto il tema di luglio che sarà perfettamente in tema con le lunghe sere d’estate e non vediamo l’ora di scoprire nuove ricette di stagione in stagione.

Ma adesso, andiamo ai festeggiamenti con il latte alla portoghese.

Il latte alla portoghese è il dolce con cui da piccolina si festeggiavano le occasioni da ricordare. Dalla cucina, dove solitamente facevamo pranzo a casa di nonna, si passava al salotto, più grande, con una tavola lunghissima di legno scuro – la stessa che ancora uso per i corsi di cucina – si toglievano le tovaglie buone dall’armadio, quelle di lino ricamate con le cifre sugli angoli.

Servivano due persone per distendere la tovaglia e le linee precise della stiratura andavano subito a formare una scacchiera che poi veniva riempita con i piatti di porcellana, alcuni magari un po’ sbeccati ma ancora bellissimi, i bicchieri di cristallo – quelli con il gambo, come lo chiamavo da piccina – e le posate pesanti, accantonando per un giorno quelle con il manico in plastica.

Ovviamente il dolce è sempre il protagonista del festeggiamento, tanto che qualche volta ruba la scena al festeggiato stesso, che passa in secondo piano. Il latte alla portoghese non ha però un carattere entrante, è un dessert più dimesso, d’altri tempi. Lascia il festeggiato al centro dell’attenzione ma si insinua morbidamente, con un accento di limone e caffè che imprevedibilmente sembrano nati per stare insieme.

Le sue origini sono incerte come ogni classico che si rispetti. Il nome con cui è solitamente conosciuto – crème caramel – denoterebbe un’origine francese, mentre il nome con cui si conosce qui nelle mie zone, latte alla portoghese, parrebbe attribuirgli un’origine, appunto, portoghese. È conosciuto anche con un altro nome a mio parere simpaticissimo, latte in piedi, che ben descrive la sua semplicità. Solo latte tenuto su da qualche uovo, quei pochi ingredienti che in campagna non mancavano mai.

Nonna mi ha raccontato l’occasione in cui ha imparato la ricetta, forse quarant’anni fa, tutto vivido come fosse ieri. Zia Antonietta e Vivetta, sua cugina, avevano deciso di trovarsi per pranzo. Son sempre state donne moderne che anticipavano i tempi, e avevano quindi pensato che ognuna avrebbe portato qualcosa per non passare la mattina in cucina e godersi invece la reciproca compagnia e le chiacchiere. Si erano accordate così: Vivetta avrebbe portato la pasta al forno, nonna avrebbe fatto il pollo arrosto e zia Antonietta invece avrebbe preparato il latte alla portoghese.

Ecco come nonna ha imparato la ricetta, di una semplicità unica, con pochissimi ingredienti: un litro di latte, sette uova fresche e altrettanti cucchiai di zucchero, la scorza di un limone e una tazzina di caffè ristretto. Per finire un odore di vaniglia, che nonna otteneva aggiungendo una foglia di pesco al tegamino del latte che si stava scaldando.

Così in un pomeriggio di giugno per festeggiare un anno del nostro progetto ho fatto per la prima volta il latte alla portoghese con la ricetta di nonna e l’ho finalmente assaggiato di nuovo dopo tanto tempo. C’era ancora tutto quello che mi ricordavo: la crema morbidissima, leggermente tremolante sul cucchiaino, il caramello che si apre in un laghetto sotto al budino, verso cui torni ancora e ancora per mangiarne un altro cucchiaio, solo uno. È un po’ come il tiramisu, non datemi mai un intero latte alla portoghese perché sono capace di mangiarlo tutto, cucchiaino dopo cucchiaino, senza nemmeno rendermene conto. E per finire lecco anche il piattino con il caramello.

5 da 2 voti
Il latte alla portoghese di nonna per festeggiare un anno di Italian Table talk
Preparazione
5 min
Cottura
1 h 10 min
Tempo totale
1 h 15 min
 
Piatto: Dolce
Cucina: Toscana
Porzioni: 8
Chef: Giulia
Ingredienti
  • 1 litro di latte intero
  • 1 baccello di vaniglia
  • Scorza di 1 limone non trattato
  • 7 uova
  • 7 cucchiai di zucchero
  • 1 tazzina di caffè espresso
Per il caramello
  • 5 cucchiai di zucchero
Istruzioni
  1. Fai bollire il latte con il baccello di vaniglia aperto e la scorza del limone fino a che non prende il bollore, poi toglilo dal fuoco e metti da parte.
  2. Mescola le uova con lo zucchero fino a che non sono perfettamente amalgamati, ma non mescolare più del necessario per non incorporare troppo aria.
  3. Filtra il latte e aggiungilo alle uova insieme al caffè, mescolando fino ad ottenere una crema molto liquida e uniforme.
  4. Versa 5 cucchiai di zucchero sul fondo di uno stampo da budino e fallo sciogliere sul fuoco fino a che non ottieni un caramello dorato.
  5. A questo punto versa il composto di latte e uova sul caramello, adagia delicatamente lo stampo all'interno di uno stampo più ampio riempito con qualche centimetro di acqua e inforna in forno caldo a 160°C per 1 ora e 10 minuti, finché non si assoda.
  6. Toglilo dal forno, fallo raffreddare e mettilo in frigo per qualche ora.
  7. Prima di servirlo capovolgilo su un piatto da portata e ricoprilo con il caramello che sarà rimasto sul fondo dello stampo.

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This Post Has 14 Comments

  1. Cara Juls, è stato un anno bellissimo per voi, ma lo è stato anche per noi. Dal mio punto di vista, siete state sempre un piacevole appuntamento. Ogni volta che arrivava una nuova “puntata” di Italian Table Talk non vedevo l’ora di leggere i post.
    Mi piace moltissimo il latte alla portoghese, o in piedi. Magari ci scappa che lo rifaccio, me ne hai fatta venire voglia 🙂

    A.

    1. Grazie Agnese! Davvero mi fa piacere che l’appuntamento con l’Italian Table talk sia apprezzato, soprattutto da food blogger italiane e non solo straniere… È bello anche per noi riscoprire qualcosa in più sulle nostre tradizioni!

  2. Ciao Juls
    Ho una domanda,se usassi uno stampo in silicone sarebbe un problema?
    Fammi sapere,per favore,mi piacerebbe cimentarmi nella ricetta questo weekend
    Grazie!

    1. Ciao Marta, con lo stampo in silicone non ho mai provato, non posso garantire la riuscita… perché non provi mini porzioni in caso? se provi con le mini porzioni in caso diminuisci i tempi di cottura, facendoli cuocere fino a che non si sono rassodati!

  3. Ahhh, delizia delle delizie. Allora non è esattamente il caso che mi ha portata qui da te un anno fa. Perchè, sorriderai a leggerlo, ma questa è anche la mia ricetta d’infanzia. Noi in Romania lo chiamiamo letteralmente ‘crema di zucchero bruciato’…ma la ricetta è la stessa, caffè a parte e anche vaniglia, perchè vedere baccelli di vaniglia ai tempi non era rarità, era allucinazione 🙂
    Adesso mi hai fatto venir voglia di infornare la ricetta di mia nonna…ma con questo caldo gna’ fo.
    Un bacio Donna immensa!

    1. Ahahah un bacio a te donna immensa!
      La vaniglia a dirlo tutta è una mia aggiunta perché nonna metteva la foglia di pesco, che non so come alla fine dà al latte un aroma dolce, moto vicino alla vaniglia!

  4. Wooow… proprio ‘qualche uova’: ben sette!
    sai che non sapevo ci volesse il caffè?
    Bella ricetta, grazie Giulia!

  5. al profumo del latte non so proprio resistere! ecco perchè mi piace tanto il latte alla portoghese, cugino non troppo lontano dei miei adorati pudding britannici 🙂

    1. anche per me il profumo del latte è estremamente evocativo, mi ricorda la crema, il riso al latte, le frittelle, questo latte alla portoghese… impossibile resistere!

I commenti sono chiusi.

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