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11 anni di blog, una domanda e un budino di limone

Lo scorso fine settimana abbiamo festeggiato 11 anni di blog e 1 anno del nostro podcast, Cooking with an Italian Accent. Lo stesso giorno, il 1 febbraio, sono anche 3 anni di Romula, la società che io e Tommaso abbiamo creato per lavorare ufficialmente insieme (e che ha anticipato di poco il nostro matrimonio!), il cui nome è ispirato a quella Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici che tanto ha fatto per diffondere la tradizione culinaria fiorentina e toscana all’estero.

Ne è nato un post di riflessione su cosa sia per me il cibo, per festeggiare come piace a noi. Alla fine ti racconto anche di una ricetta antica e moderna insieme, il budino di limone dell’Artusi, visto che siamo ancora a pieno nella stagione degli agrumi. Pronto?

Cos’è per me il cibo.

Comincio chiamandolo cibo, in italiano.

Il termine food writer è intraducibile, ce lo siamo già detto qui, perché racchiude un universo semantico e una professionalità che vanno oltre il riduttivo scrittore di cibo.

Ma quando si parla di cibo in generale, non mi piace definirlo food: mi pare di commercializzare un termine che fa parte del nostro tessuto sociale, culturale, storico e umano, trasformandolo in una moda. E il cibo non è una moda passeggera.

Ciambellone con farro e cioccolato

Il cibo è uno strumento di crescita personale.

Dopo 11 anni di blog, un amore nato impastando il ciambellone sullo sgabello in cucina con mamma, 5 libri, un podcast, progetti mai avviati o che si sono persi per strada, e sogni ancora custoditi tra le pagine di un quaderno, continuo a chiedermi cosa sia per me il cibo.

Non mi sono ancora stancata di scrivere ricette. Per un periodo mi sono chiesta se fosse sufficiente, se non stessi banalizzando un argomento più grande di me. Poi mi sono resa conto che il cibo basta a sé stesso e, nello stesso tempo, travalica i confini. Parli di cibo e vai a toccare la storia, la cultura, i ricordi personali e condivisi, l’alimentazione e la creatività, la sostenibilità e l’ecologia. Attraverso il cibo parli implicitamente delle tue scelte, dei tuoi valori, della tua vita.

Il cibo per me è stato uno strumento di crescita e affermazione personale, una lente attraverso la quale scoprire il mondo esterno e esplorare il mio mondo interiore, a volte tanto più complesso e sfaccettato.

Il cibo mi ha dato forza quando mi sembrava che le mie gambe non fossero abbastanza salde per entrare in una stanza piena di gente senza inciampare. Mandavo avanti una crostata, stringendola tra le mani, il profumo di burro e marmellata la mia arma contro la timidezza.

Parlando di cioccolato e Julia Roberts ho attaccato bottone nei corridoi della biblioteca con quella che è diventata la mia migliore amica dai tempi dell’università.

I blog di cucina, i libri di ricette, l’armadietto delle spezie che pian piano riempivo di ingredienti per me nuovi, mantecare un risotto al ritorno dall’ufficio per svuotare la mente e stendere la pasta fresca sulla tovaglia di mamma, quella di plastica a quadretti blu: tutto questo mi ha indicato una strada quando mi sentivo persa. Ha dato un senso nuovo alla mia laurea in comunicazione e alle parole di un professore che ci disse: se scegliete questa facoltà, avrete gli strumenti per inventarvi un nuovo lavoro.

Il cibo mi ha fatta riscoprire caparbia, ha trasformato le battute di arresto in momenti di riflessione e scoperta di quello che per me era davvero importante. Grazie al cibo ho trovato il mio posto nel mondo, un’identità e un briciolo di coraggio in più.

Pasta con le polpettine

Il cibo per me è tradizione.

Cucino secondo le stagioni, non passa Natale senza che prepari il panforte e i ricciarelli, a Carnevale è il tempo della schiacciata alla fiorentina e in estate si fa la conserva. Non c’è nessuno che mi impone di farlo, non è una richiesta familiare o di un cliente, non lo faccio per Instagram. È un imperativo interno, una necessità quasi fisica, un modo per segnare il passaggio del tempo e delle stagioni.

Ho capito meglio chi sono anche attraverso le ricette tradizionali, quelle toscane e quelle della Basilicata, che appartengono al ramo meridionale della mia famiglia: da una parte la pappa al pomodoro e le lasagne di nonna, dall’altra la pasta al forno con le polpettine e i calzoncelli. Da quando c’è anche Tommaso, poi, sto pian piano integrando le sue tradizioni nelle mie, per creare un modo nostro di festeggiare e di segnare il passare del tempo. Ogni anno a Pasqua aspetto l’agnello di pasta di mandorle che ci portano i suoi zii da Lecce, in estate i pomodori dell’orto li accompagno con le friselle d’orzo.

Crescendo, anche le tradizioni sono cresciute con me, dando un senso nuovo a chi sono, in questo preciso momento nel tempo.

Marmellata di agrumi

Il cibo per me è scoperta, è approfondimento.

Ci sono momenti in cui, seduta con un nuovo libro, sento un brivido, l’emozione di scoprire qualcosa di nuovo, che sia una nuova tecnica, la ricetta per la pasta frolla di Emanuela, un nuovo autore o una teoria sull’alimentazione. Libri come Salt, Fat, Acid, Heat, di Samin Nosrat, o The way we eat now, di Bee Wilson, o ancora The Third Plate, di Dan Barber, sono mondi nei quali mi perdo per ritrovarmi, per aggiungere tasselli alla mia filosofia della cucina e del cibo, per cambiare idea, felice di farlo, o per confermare qualcosa che sentivo solo di pancia.

In questi 11 anni ho fatto corsi di food writing e fotografia, qui a casa e a Londra, corsi di cucina, di panificazione, con lievito di birra e con lievito madre, corsi dedicati alla chimica in cucina, allo sviluppo fotografico, al racconto del se, corsi sull’uso di Instagram e di Mailchimp. Ognuno di questi mi ha arricchita, mi ha messo addosso voglia di approfondire, di scoprire, di migliorarmi.

Il lavoro del cibo è un mestiere da artigiano, in cui si progredisce con piccoli passi in avanti, con perseveranza, con l’attenzione al bello e ai dettagli, sporcandosi le mani, ma anche il grembiule, e i vestiti sotto, per quel che mi riguarda.

Per te cos’è il cibo? Ha un significato particolare, un valore, una progettualità? È uno sfogo, una via d’uscita, o un’affermazione? O entrambe, come nel mio caso?

Budino di limone

Il budino di limone dell’Artusi

Questo è il cibo che piace a me. Quello che sbagli e rifai, ma comunque mangi lo stesso, antico e moderno, quello che ti stimola e ti spinge a porti delle domande, quello che attiva connessioni e accende la curiosità, quello che ti fa pulire il piatto, raccogliendo fino all’ultima briciola con il dito.

Le ricette dell’Artusi mi piacciono perché sono sempre sorprendentemente moderne, come nel caso di questi budini di limone, fatti con farina di mandorle – per lui lo stesso quantitativo di mandorle pestate finissime –, zucchero, uova e un limone intero. Una ricetta nata già senza glutine e senza latticini, sostanziosa e proteica, che abbiamo preparato per la colazione della settimana.

Lui lo chiama budino, ma è più una torta dalla consistenza umida, densa, con un intenso profumo di limone.

Questo budino di limone dell’Artusi ricorda anche la torta sefardita di arance e mandorle, resa famosa da Claudia Roden negli anni ’60 con il suo libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa. Nel caso della torta sefardita, dobbiamo usare due arance, ma il procedimento è identico, così come il rapporto tra gli ingredienti. Questi rimandi tra libri, grandi autori e culture gastronomiche mi affascinano, e hanno reso questi budini di limone ancora più speciali.

Artusi nella ricetta ovviamente non indica né misura della teglia né gradi del forno. Quando l’ho detto a nonna ha commentato: vedrai, ma che ti aspettavi, prima si usava il fornetto con il fuoco sopra e sotto. Quindi ho fatto qualche tentativo, uno piuttosto fallimentare, per arrivare a stabilire temperatura e dimensione dello stampo: la soluzione è stata cuocere il budino a una temperatura più bassa, all’interno di 8 stampini, che devono essere riempiti quasi fino al bordo.

Budino di limone
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Budino di limone dell’Artusi

L'Artusi lo chiama budino di limone, ma è più una torta dalla consistenza umida, densa, con un intenso profumo di limone.
Portata Dolce
Cucina Italian
Keyword Budino, limone, mandorle, senza glutine
Preparazione 10 minuti
Cottura 2 ore 35 minuti
Tempo totale 2 ore 45 minuti
Porzioni 8 tortini

Ingredienti

  • 1 limone non trattato
  • 170 g zucchero
  • 170 g farina di mandorle
  • 6 uova
  • 1 cucchiaio di rhum

Istruzioni

  • Scaldate il forno a 160°C.
  • Iniziate cuocendo il limone in un pentolino d’acqua. Coprite il limone completamente d’acqua, portate a ebollizione e poi fare cuocere il limone, su fuoco basso, coperto, per circa due ore. Fate attenzione a che il limone non consumi tutta l’acqua.
  • Una volta cotto, scolatelo bene, apritelo per togliere i semi e poi frullatelo finché non otterrete una polpa omogenea.
  • Mescolate bene la polpa del limone con lo zucchero, la farina di mandorle, i sei rossi delle uova e un cucchiaio di rhum. Separatamente montate gli albumi e incorporateli delicatamente, mescolando dal basso verso l’alto.
  • Imburrate e infarinate 8 stampini e riempiteli con l’impasto. Lasciate almeno mezzo centimetro dal bordo per dar modo al budino di crescere.
  • Cuocete i budini in forno caldo per circa 35 minuti, o finché non sono dorati. All’interno resteranno comunque un po’ umidi.
  • Potete servirli tiepidi o freddi. Se preferite potete lasciarli anche all’interno dello stampo, mangiandolo poi con un cucchiaino.
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This Post Has 5 Comments

  1. Bellissimo post e bl racconto su te stessa e auuguri per gli 11 anni io li farò quest’anno dicembre. Non sono una foodblogger e diciamo che la cucina mi interessa come un milione di altre cose. Da giovane non avevo tempo di cucinare e quindi il pasto fatto rappresentava…senza mangiare non si vive. Pasticciare ovvere cucinare qualcosa di diverso per la famiglia e amici si solo al sabato domenica era giornata di relax. Mi piace la cucina, so cucinare, m’interesso della cucina italiana ma anche quella del mondo e replicare qualcosa trovando gli ingredienti a Trieste non sempre facile lo faccio volentieri. Ho il libro dell’Artusi mi sembra di aver letto di questa ricetta ma ovviamente quello che usa lui oggi alle volte non è possibile. Non posso dolci ma questa me la segno. Buon proseguimento per tutto quale attività, vita, famiglia e blog con la punta massima in cucina. Buona serata un abbraccio.


  2. Anch’io ho in casa il libro del’Artusi e tempo fa mi era venuto in mente di fare come nel film Julia&Julie e provare a rifare tutte le.ricette postandole in un blog, ma è rimasta solo un idea perché non ho affatto voglia di aprire un blog….di provare tutte le ricette però si!!

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