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Il pesto di fave e 10 idee per ritrovare l’ispirazione

Ma dove è finito aprile? E, visto che ci siamo, anche marzo e febbraio mi sono scivolati via dalle mani, silenziosi, liquidi, impercettibili. E maggio? Pare che sia iniziato da pochi giorni, eppure è già scorso via per metà. Solo ieri speravo di poter trascorrere qualche ora accanto alla stufa a leggere, oggi mi ritrovo con una pila di libri che si sono accumulati sul comodino: ci sono memoir, saggi e romanzi, ognuno che attende in fila il proprio turno.
Fino a ieri preparavo quasi ogni sera un’insalata di finocchi e arance con le olive nere, o arrostivo la zucca per farci zuppe e risotti, e ora la mia cucina esplora tutte le sfumature del verde primaverile, dalle fave agli agretti, fino ai carciofi che ormai compro a multipli di dieci.

Sono un cliché ambulante, a chiedermi dove sia finito il tempo, sgranocchiando pistacchi salati mentre cerco di buttare giù i miei pensieri in parole. Ma faccio fatica, tanta. Pensavo che il ritorno della primavera potesse servire a sbloccare qualcosa, a sollevare quel macigno che fermava lo scorrere delle parole e delle idee, e invece niente.

Non è solo il tempo a essere sfuggito, anche le parole si sono fermate a mezza strada.

È come se tutte le idee che ho dentro – ma anche i mezzi progetti, le ricette che vorrei mettere in un libro, le intenzioni e i ricordi – al momento di uscire si accalcassero così tanto, disordinati e indisciplinati, da creare un ingorgo che impedisce anche al pensiero più semplice di manifestarsi in una frase di senso compiuto.

Ho dato la colpa alla stanchezza, alla stagione incerta, a questa primavera che mette voglia di spezzatino e di lana addosso, a una certa anzianità di servizio qui sul blog, ma alla fine mi sono resa conto che era soltanto una mancanza di concentrazione.

a camminare
E così, tra un giorno di pioggia e l’altro, sono uscita a camminare.

Quando cammino da sola è come se mettessi i miei problemi a sedere davanti a me e facessimo una chiacchierata. I problemi si trasformano in sentieri, in chilometri percorsi: più cammino e più prendo le misure con quello che non capisco di me, scendiamo a patti, e ci riconciliamo.

È venuto fuori che ho una grandissima voglia di tornare indietro di 10 anni, a quando tutto era più semplice, a quando tutto era racchiuso nelle pagine di un blog: i racconti, le ricette, ma anche le relazioni.

Nello stesso tempo, però, voglio vedere a cosa porteranno i podcast: mi piace questa sensazione di essere quasi una pioniera in Italia, di tracciare una rotta sconosciuta: sicuramente non saremo i primi a fare un podcast, ma siamo i primi italiani a parlare in inglese delle nostre tradizioni culinarie, dall’Italia. Quel senso di incognita e trepidazione che provo ogni volta che pubblichiamo un nuovo episodio è adrenalina, è motivazione e orgoglio.

In questa sensazione di equilibrio precario, mi sono resa conto che per rimettermi in carreggiata ho bisogno di penne e quaderni, tanti quanti sono i progetti in corso, di fare liste che hanno un senso, con date e scadenze, ma anche elenchi di pensieri e suggestioni all’apparenza del tutto slegati.

Come ho imparato al corso di scrittura del sé di Silvia Schiavo che ho seguito quest’inverno, quando ti senti bloccato e non riesci a scrivere, prova a buttare giù una lista. Ho scelto di scrivere di tutto quello che solitamente riesce a riaccendere l’ispirazione, di quello che in passato è stato fonte di motivazione e scoperta, di quello che mi aiuta a riattivare la creatività.

circondarmi di libri

1. Circondarmi di libri

Non potevo che iniziare da qui. Ho bisogno di circondarmi di libri, ancore alla realtà ma anche appigli per un sogno più grande, che prima o poi troverà lo spazio e il tempo per crescere. Tengo i libri sul comodino, sul tavolo in salotto che ho trasformato nella mia scrivania, tra trucioli di gomma e gusci di pistacchi, nella borsa del computer, sopra al telefono, un messaggio non troppo velato su quale vorrei che fosse la mia priorità.

Alcuni di questi libri li ho letti anni fa, ma mi piace riprenderli in mano, accarezzare le pagine segnate, se non altro per riprovare la stessa emozione, quel senso di scoperta e motivazione che mi avevano regalato la prima volta che li avevo incontrati. Ogni tanto sento il bisogno di rileggere Elizabeth David e Laurie Colwin, per ricordarmi cosa ho provato, perché è stato quel momento di rivelazione, quel fremito di riconoscimento, che mi ha spinta sulla strada giusta.

Non sono monogama quando si tratta di libri: accanto ai libri già letti, ci sono quelli che sto leggendo adesso per la prima volta. C’è un romanzo per vivere altre vite, permeato da un senso di realismo magico, e un saggio sul ruolo del tempo nel mondo del cibo, che mi sta regalando innumerevoli spunti di riflessione.

occupare le mani in qualcosa di pratico

2. Occupare le mani in qualcosa di pratico

Sabato mattina sono uscita e ho iniziato a sistemare le erbe aromatiche che avevo comprato qualche settimana fa e che, sorprendendo anche me stessa, ero riuscita a far sopravvivere in vaso, sistemate dietro l’angolo di casa, tra sole e ombra. Hanno riempito la nuova aiola che babbo mi ha preparato sotto al fico. Mi sono resa conto che devo ridimensionare le mie aspettative, che prima di imbarcarmi in un orto che potrebbe sfamare un villaggio è bene che misuri le mie forze con sfide più alla mia portata.

Lo scorso anno è stata la volta dell’aiola davanti a casa, dove sono riuscita a far sopravvivere al caldo torrido dell’estate e alle gelate invernali la salvia, la salvia ananas, due piante di lamponi, la menta e la cedrina. Quest’anno raddoppio la posta con un nuovo giardino di aromatiche, un caos armonico e contenuto, che mi serva da test e da sfida quotidiana. Piano piano alzerò l’asticella della sfida, ma lo farò solo quando potrò dare per assodato il livello precedente.

Quando sono nell’orto, o in giardino, mi sento a pieno nel mio elemento naturale, anche se non gli dedico mai tempo a sufficienza. Spesso, però, mi basta creare un rituale giornaliero, come quando la sera in estate faccio il giro delle mie erbe aromatiche trascinando un annaffiatoio pieno di acqua. Il sollievo che provano le mie piantine quando bevono con voracità l’acqua, rilasciando quell’odore di terra bagnata che mi ricorda lo stupore dell’arcobaleno dopo la pioggia, è lo stesso che provo io, occupando le mani e lasciando la testa libera di andare.

Così come il giardinaggio, funziona impastare il pane a mano, pulire i carciofini per farli sott’olio, mettere a posto la dispensa e le farine per non lasciare niente indietro.

Cucinare solo per il piacere di farlo

3. Cucinare solo per il piacere di farlo

Sembra strano da dirsi, ma è sempre più difficile avere il tempo di cucinare per il puro piacere di farlo, anche se è proprio da qui che tutto è iniziato.

Tra corsi di cucina, ricette cucinate e fotografate per riviste e clienti e prove per il blog, viviamo in uno stato perenne di riciclo degli avanzi. Qualcosa congeliamo, qualcosa lo condividiamo con gli amici o con i miei durante sempre più frequenti cene degli avanzi, ma nella nostra quotidianità la domanda che di solito faccio a Tommaso è: vuoi gli avanzi di oggi o ci mangiamo un’insalata col tonno?

Allora ho ripreso a cucinare solo per me, almeno due o tre volte a settimana, per il solo piacere di sedermi a tavola davanti a un pasto studiato e preparato apposta per quel momento. Per quanto sia una grande sostenitrice degli avanzi e creda nel recupero creativo, quel semplice piatto di uova al pomodoro, con il tuorlo così perfetto da avere la consistenza del miele, mi sono sembrate un pasto da re.

Con il freddo di questi giorni ho fatto di nuovo lo spezzatino, lasciandolo cuocere a lungo sul fuoco mentre accanto lavoravo a nuove ricette. Ho impastato più e più volte la schiacciata, cercando di arrivare a quel punto di morbidezza e untuosità che la rende irresistibile.

Il rischio più grosso di chi ha trasformato la sua passione più grande nel suo lavoro quotidiano è quello di perdere di vista quella gioia primitiva che ha dato il via a tutto. Se chiudo gli occhi e annuso l’odore dell’aglio che soffrigge nell’olio caldo, oppure quando sfrego tra le mani il timo fresco prima di aggiungerlo alle patate, mi sento di nuovo come quando, più di dieci anni fa, riconobbi in quegli odori la strada di casa.

E poi, in ordine sparso, ho aggiunto alla lista:

  • studiare: che sia il food writing, la scrittura autobiografica, il lievito madre o le erbe spontanee, quando prendo penna e quaderno per imparare qualcosa di nuovo mi sento sempre emozionata, come la prima volta che lessi Will write for food di Dianne Jacob;
  • prendermi cura di me: per esempio una maschera per le mani, che quando si arriva a questo periodo dell’anno mostrano impietosamente i segni del tempo, degli innumerevoli piatti lavati, delle bruciature del forno e degli impasti a mano;
  • camminare: a detta di tutti gli esperti l’esercizio fisico è uno degli elementi fondamentali per stare bene. Per me funziona camminare, possibilmente in campagna, possibilmente verso sera, con Noa, a passi veloci, quasi marziali;
  • le riviste francesi di cucina, che capisco solo in parte ma che come sempre sono d’ispirazione quanto il profumo di burro sulle mani;
  • cambiare aria per un po’: certo, potessi fare una settimana a Londra o a Parigi come cura partirei immediatamente, ma funziona anche spostarsi per un’ora di macchina, a trovare un’amica in Val d’Orcia o in una casa senza connessione alle porte del Mugello, per riscoprirsi diversi e ascoltarsi con più attenzione;
  • aprire tutte le finestre in casa per far entrare l’odore di campagna: i fiori d’acacia, finché durano, poi quello secco dell’erba bruciata dal sole, o quello meraviglioso della pioggia estiva;
  • trovare il tempo di leggere di nuovo i blog, o di ascoltare podcast, per scoprire nuove tendenze, nuove prospettive, o ritrovare il conforto di una ricetta ben scritta.

glicine

Sono passati dieci anni da quando ho aperto questo blog

Di fatto, è la relazione più lunga che abbia mai avuto. Momenti di pausa, di difficoltà o fatica ce ne sono stati e sicuramente ci saranno. Quello che mi auguro, però, è di riuscire a trovare la motivazione per andare avanti, di mantenere quell’entusiasmo dei primi mesi, che sentivo ogni volta che scoprivo un ingrediente nuovo, almeno per me: la prima volta che sgranai dei piselli freschi, la prima volta che comprai una piantina di timo e lo strusciai tra le mani, o quella volta che feci il pesto di pomodori secchi. Oggi possono sembrare banalità, ma in questi dieci anni mi hanno aiutata a capire meglio me stessa e quello che volevo, e mi hanno insegnato il significato di impegno e dedizione.

Come tutte le relazioni, anche quella con il blog ha bisogno di impegno, di fiducia, di spazio, di momenti di riflessione e confronto. Dopo una crisi, ci si riscopre innamorati, non come il primo giorno, ma più adulti, più maturi e consapevoli. E si riparte.

Val d'Orcia

E quindi che ho fatto in questo ultimo mese che è volato via come un soffio?

Abbiamo lavorato tanto, ci sono stati diversi corsi di cucina, abbiamo festeggiato Pasqua con la famiglia, ho fatto tanto pane, qualche chilo di pizza nel forno a legna e tante schiacciate, ho camminato quando la pioggia me lo ha permesso. Ho letto prima di dormire e a volte mi sono addormentata senza nemmeno rendermene conto. Ho buttato giù per l’ennesima volta l’idea del prossimo libro, e forse sono riuscita a trovare la quadra, ho scritto per Dievole e per The Epoch Times, ho fatto foto e ricette per Ci Piace Cucinare e per Casa in Fiore. Abbiamo provato a programmare i prossimi mesi, e già abbiamo dovuto raddrizzare la rotta.

Durante il ponte del Primo Maggio siamo andati in giro per la Toscana: siamo stati sul Monte Amiata e in Val d’Orcia, a trovare Luisa, siamo stati a Paugnano per il formaggio e poi a Siena. A proposito, lo sai che io e Tommaso abbiamo scritto una guida su Siena per Travel With Gusto? È in eBook, e puoi acquistarla su Amazon e sulle altre librerie on line.

Qui sul blog tutto era calmo e silenzioso, anche sui social abbiamo latitato un po’, la programmazione del podcast è rimasta indietro di qualche episodio, la newsletter manca da un bel po’ dalla tua casella di posta, ma ora piano piano riprenderemo il filo di tutto. Devo solo ricordarmi più spesso di cosa mi serve per sentirmi ispirata, di cosa ho bisogno per nutrire la mia creatività.

E, ovviamente, si ricomincia proprio da dove tutto è iniziato, qui sul blog. E si comincia con una ricetta primaverile, il pesto di fave.

Pesto di fave

Pasta al pesto di fave e erbe aromatiche

Quante volte compro buste intere di fave al mercato, con l’idea di mangiarle con il pecorino, e poi me le dimentico da una parte? Più di quelle che vorrei ammettere. In questi casi ci faccio il pesto: un po’ di erbe aromatiche, olio e alla fine il pecorino, rende primaverili anche quelle mezze maniche che il giorno prima avevo mangiato con il sugo avanzato dallo spezzatino. Prima richiede un po’ di pazienza e meditazione nello sgusciare le fave, ma che poi si prepara nel tempo in cui cuoce la pasta, ricorda tutto il profumo e il gusto di un picnic di stagione, anche quando fuori piove.

Pasta al pesto di fave

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5 da 1 voto

Pasta al pesto di fave

Un pesto primaverile, con fave e pecorino, per condire un piatto di pasta e avere tutto il sapore di un picnic di stagione.
Portata Condimento per la pasta, pasta
Cucina Italiana
Keyword fave, pasta, pesto
Preparazione 10 minuti
Cottura 10 minuti
Tempo totale 20 minuti
Porzioni 4 persone

Ingredienti

  • 1,5 kg di fave da sgusciare,, circa 300 g una volta sgusciate
  • una decina di foglie di basilico fresco
  • una decina di foglie di menta fresca
  • qualche rametto di timo fresco
  • 60 ml di olio extra vergine di oliva
  • 100 g di pecorino toscano stagionato
  • qualche giro di pepe nero
  • 400 g di pasta corta,, nel mio caso mezze maniche integrali

Istruzioni

  • Sgusciate le fave e raccoglietele nel bicchiere di un frullatore. Aggiungete le erbe aromatiche e l’olio.
  • Frullate per pochi secondi per volta, per non surriscaldare l’olio, fino a che non otterrete una crema abbastanza liscia e omogenea. A me piace lasciare un po’ di consistenza al pesto, quindi mi fermo prima che diventi una crema, quando è ancora piuttosto rustico.
  • Trasferite il pesto in una ciotola e aggiungete il formaggio grattato. Mescolate bene, aggiungete ancora un po’ d’olio se vi pare necessario, e regolate di sale e pepe.
  • Mettete il pesto in un barattolo e copritelo di olio, lo potrete conservare in frigo per qualche giorno.
  • Quando volete usare il pesto, cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata. Scolatela al dente e tenete da parte mezzo bicchiere di acqua per allungare il pesto.
  • Versate il pesto in una ciotola e aggiungete qualche cucchiaio di acqua calda, poi mescolate bene per ammorbidire il pesto. Versate la pasta, mescolatela bene per distribuire il pesto e servitela con una spolverata di pecorino grattato.
Hai provato questa ricetta?Ci piace vedere tutte le tue creazioni su Instagram, Facebook & Twitter! Scatta una foto e condividila taggando @julskitchen e usando l’hashtag #myseasonaltable!

Pasta al pesto di fave

Altri piatti da fare con le fave

Se come me ti dimentichi spesso di aver comprato le fave, e poi ne compri altre, queste ricette potrebbero tornarti utili.

  • Orzotto alle fave e limone: confortante, proprio per questa primavera che mette ancora voglia di piatti caldi e cremosi
  • Bruschette con fave, ricotta e pecorino: tosta il pane, spalmalo di ricotta condita con pecorino e scorza di limone, poi aggiungi anche le fave, sgusciate e senza pellicina, profumate di menta. Non essere precisi, sii generoso.
  • Tartellette di fave e pecorino: come fave e pecorino mangiate a un picnic, ma più chic.
  • Muffin con fave, pecorino e salame: un classico, una delle ricette più apprezzate e rifatte. Se solo il tempo migliorasse un po’, questa sarebbe da rifare per un picnic.
  • Fave con chorizo e pimentón: sono passati 8 anni, ma questo piatto me lo ricordo ancora come se fosse ieri, per il suo sapore e per tutta la storia, il viaggio a Barcellona e l’emozione da cui era nato.

Link Love

  • Il libro che sto leggendo e che è permeato da un senso di realismo magico è The Strawberry Thief, di Joanne Harris.
  • Il libro sul tempo nel mondo del cibo è The Missing Ingredient: The Curious Role of Time in Food and Flavour, di Jenny Linford. Insegna il ruolo del tempo, della pazienza, dell’attenzione al dettaglio, dell’impegno. Ogni capitolo è come un piccolo saggio, o una storia, dedicato a uno dei tanti ingredienti, preparazioni, elementi o tradizioni che sono influenzati dal tempo: dal cioccolato al caffè, dal pane con lievito madre al brodo, dall’aceto balsamico al wasabi. 
  • In Praise of Food Dad, Nigel Slater, di Ruby Tandoh. Un bellissimo articolo nel quale rivedo tutta la mia ammirazione, e amore, per Nigel Slater e il suo modo di cucinare e descrivere il cibo. 
  • Eat Food. All the Time. Mostly Junk. Un articolo di Laura Shapiro che analizza i due aspetti speculari e contrapposti della food revolution, citando anche due dei prossimi libri che voglio leggere.

la luce di casa

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This Post Has 23 Comments
  1. Giulia, non troverai l’ispirazione ma sei così brava….!!!
    Per molte di noi SEI TU la nostra ispirazione. Anzi…forse anche un pò il contrario: anche io sto lavorando all’idea di scrivere un blog, ma quando vedo il tuo mi scoraggio troppo…
    Buon lavoro.
    Martina

    1. noooo! guarda, volevo che questo essere onesta facesse capire che il mondo dei blog non è tutto rose e fiori, che si sono momenti alti e momenti bassi.
      Ognuno ha una sua peculiarità, qualcosa di unico da dire, e c’è posto per tutti, ma proprio tutti tutti! Quindi non posso che farti in bocca al lupo e augurarti un viaggio entusiasmante e di crescita come è stato, e continua ad essere, il mio!

      1. Crepi il lupo Giulia!
        Se realizzerò il mio progetto te lo farò vedere così, magari, mi dai qualche consiglio!
        Anche io spero che ci sia posto per tutti ma, da utente, so riconoscere chi fa questo lavoro con serietà e chi cavalca un pò la “moda”.
        La tua forza è la tua autenticità. Sono venuta da te due volte per fare dei corsi di cucina; stare dentro al tuo studio circondata da te e dalle tue cose o dentro le pagine del tuo blog è esattamente la stessa cosa: c’è la stessa atmosfera.
        Questo è difficile da realizzare.
        Buon lavoro e spero a presto!!
        Martina

  2. E allora, per rinnovare e rivitalizzare il tuo impegno verso il blog, vorrei riscoprire con te il piacere di lasciare e di trovare un commento sul post stesso, cosa che ormai abbiamo fortemente superato a furia di commenti sui social, così appaganti ma anche così sfuggevoli ed effimeri.
    Sai che sei sempre la mia ispirazione n.1 ma è giusto che tu ogni tanto respiri e ti prendi una pausa da questo matrimonio con la scrittura: tanto poi torni sempre, il primo amore non si scorda mai.
    Buona giornata amica mia.
    Lidia

    1. Hai proprio ragione, Lidia, un commento sul blog ha un sapore tutto suo, ineguagliabile.
      Allora ho restituito volentieri la bella sensazione, e speriamo di rivederli sempre più spesso!
      Buona giornata a te!


  3. Buongiorno Giulia, ottimo questo pesto di fave, per cortesia lo posso invasare e pastorizzare? Hai mai provato? Posso avere una buona quantità di fave ma non ho posto in freezer e quindi non posso congelare.
    Grazie di farmi sapere, ciao
    Adriana

    1. Ciao Adriana, buongiorno! purtroppo non ne avrei idea, l’ho sempre fatto sul momento, al massimo tenuto in frigo due giorni e congelato. Non ne sarei sicura!

  4. Anche io faccio sentire la mia voce per ringraziarti … leggerti è sempre un piacere, come condividere un buon caffè con un’amica condividendo ricette e consigli e tanta umanità. Anche io sono da sempre interessata alla creatività, a cosa l’accende e cosa invece la spegne… l’ispirazione si nutre di ciò che nutre la nostra anima … ‘tornare a casa’ o ‘ perdersi’ in un bosco per un po’…fare silenzio o ascoltare le voci di chi si muove accanto a noi…mettere le mani in un cespuglio di fiori o nell’impasto del pane..soprattutto concedersi il tempo per farlo! Buona primavera Giulia, che sia prodiga di tempo e di leggerezza e di nuove illuminanti ispirazioni!

    1. Grazie Roberta! il tema della creatività affascina tanto anche me. Non è molto che ho finalmente riconosciuto di avere un lavoro creativo: questo cambiato del tutto il mio approccio alle giornate lavorative, agli impegni. Mi ha aiutata a rispettare i miei tempi e i miei spazi, l’ho sentito come un passo avanti nella comprensione di me e di quello che faccio!

  5. Mi pare di aver già letto altre volte di momenti come questi in cui hai bisogno di ritrovare l’ispirazione e nuove idee purtoppo ma la cosa che apprezzo è proprio la tua sincerità! È ciò che ti rende speciale rispetto alle altre perché sei una di noi. Per la ricetta del pesto, proverò anche questa ma le fave proprio non riescono a piacermi nonostante la mia toscanità e me ne rammarico perché adoro tutte le verdure. Vedremo.

    1. Ciao Katia, per le fave forse, se il gusto proprio non ti piace, puoi provare a sbirciare, togliendo anche la seconda pellicina. Diventano più delicate e otterrai un pesto più morbido, in cui sarà prevalente il sapore delle erbe aromatiche e del formaggio!

  6. Che bel post Giulia! Buone liste, letture e passeggiate. Sono felice che i suggerimenti del corso ti siano utili.
    Per quanto mi riguarda questo pesto di fave è una tentazione, temo mi provocherà la stessa dipendenza del tuo paté di carciofi e olive… Un abbraccio!

    1. I suggerimenti non sono utili, sono utilissimi! e propio per questo aspetto con emozione il corso avanzato! un caro abbraccio a te!

  7. Cara Giulia,
    Mentre leggevo il tuo post ho sentito una fitta al cuore di nostalgia, esattamente come hai scritto tu anche se per motivi diversi, per quando dieci anni fa pensare al blog settimana dopo settimana era un impegno piacevole e fondamentale. Adesso il mio è fermo da anni, e ogni volta che ci penso mi domando con estremo dispiacere perché io non riesca a conciliarlo con tutto il resto. Poi, in ordine sparso, mi sono messa la crema alle mani, ho pensato che anche io voglio studiare di più, voglio staccare di più anche se per mezza giornata, voglio seguire di nuovo i blog che mi appassionavano (quelli che ancora resistono!) … e infine ho pensato che ogni volta che faccio il pesto di fave le sbollento e tolgo la pellicola interna, invece come lo fai tu è molto più rapido e veloce quindi lo proverò a breve. Tutto questo per dire che: tu sei di grande ispirazione, quindi vedrai che non ti sarà difficile ritrovarla! Buon weekend e grazie

    1. Ciao Benedetta, credo che il blog sia solo una delle espressioni della creatività, quindi ci sta la nostalgia per il tuo, fermo da un po’, ma c’è anche la voglia di non fermarsi, di studiare, semplicemente di essere curiosi: è quello l’importante!
      Quanto al pesto, sì, l’ho fatto espresso con pellicine e tutto, ma ad aver tempo (e voglia) è davvero buono senza! 🙂


  8. sai che sei bellissima (ovviamente non in senso di concupiscenza.. tranquilla!!)? io ogni tanto atterro qui sul tuo blog dove sono finita per caso anni anni e anni fa!!! ti ho letta quando hai fatto il Grande Salto lasciando una strada certa per una strada ancora moooolto incerta .. scelta che ti ha premiato .. bene!sappi che visitare il tuo blog, al di là delle ricette. mi apre uno spiraglio su una vita di quelle belle, che profumano di cose buone .. GRAZIE PER CONDIVIDERE LE TUE PAURE, LE TUE ANSIE, LE TUE GIOIE.. perchè queste fanno di questo blog un COMFORT BLOG!

    1. Ciao Francesca, che bello sapere che ti ricordi ancora di quel post, uno dei più significativi per me!
      Non avevo mai pensato a Juls’ Kitchen come a un comfort blog, ma ora mi tengo stretta questa definizione che mi piace TANTISSIMO! grazie ancora! ti mando un abbraccio!

  9. Ciao Giulia, leggerti è stato un piccolo sollievo. Ti seguo e ammiro da tanto, sei per me -come per tante persone- fonte d’ispirazione. Mi fa sorridere e m’incoraggia leggere che anche tu, a volte, senti fatica e stanchezza e ti sei chiesta se, pur amando e rispettando gli avanzi, sia giusto fare sempre mangiare alla famiglia quello che era destinato, in primis, al blog. E si, 10 anni sono tanti. Ma apprezzo la coerenza del tuo percorso e l’impegno e la ricerca che continui a mettere nel blog nonostante impegni e nuovi progetti (come è giusto che sia). Infine, appena ho un momento li sentirò tutti, per il momento posso solo dire che sono molto orgogliosa del vostro progetto di podcast in lingua inglese. Certo che siete pionieri! Buon proseguimento, di blog, podcast, vita e tutto. xo, Monica

    1. grazie Monica! 🙂 è inutile fingere che tutto sia facile, lineare, che non ci siano mai momenti di difficoltà! però l’attaccamento a questo spazio rimane fortissimo, forse è questo che mi permette di andare avanti, di rinnovare l’entusiasmo! un caro abbraccio

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